1. Luigi Carron
Testo e video dell'intervista

Classe 1926, a 17 anni Luigi Carron si unisce ai partigiani. È agile e ha voglia di muoversi, e gli viene affidato il ruolo di staffetta, ovvero di colui che porta ordini e comunicazioni da un luogo all'altro. Ascoltare le parole di Luigi significa sentire la storia di una formazione civile, politica e personale, tra le mille tremende difficoltà di quegli anni di guerra.
''Pensate voi di partire a quell'età lì, con il coprifuoco, con fucilazioni in tutta l'Italia eccetera, partire da sopra Gemona e venire attraverso le montagne, attraverso i rastrellamenti, attraverso... ''



2. Virginia Gattegno
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Virginia Gattegno, cittadina italiana, ha quindici anni e vive nella comunità ebraica di Rodi all'avvento delle leggi razziali. Pochi anni dopo, la deportazione ad Auschwitz. Tutti sappiamo cos'è stato l'Olocausto, ma probabilmente pochi hanno avuto l'occasione di sentirlo raccontare in modo così vivido e "vicino". Ciò che le parole di Virginia ci restituiscono, a distanza di tanti anni, sono lo sguardo, l'ingenuità, l'amara presa di coscienza della ragazza di allora, ma anche la forza e l'insopprimibile spirito della donna di oggi, della sopravvissuta.
"Forse l'unica forma di preghiera che ho espresso è il desiderio di non morire lì, in quel fango, in quel buio, in quell'orrore, ma fuori! ..."



3. Ivo Fantato
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Ivo Fantato si è arruolato a 17 anni nell'esercito italiano, e durante la guerra ha partecipato a numerose azioni di guerra pilotando un aereo da bombardamento. I racconti dei suoi voli sull'Africa settentrionale e sul Mediterraneo sono avventurosi e trasmettono in pieno il senso di pericolo e di fragilità provato in quelle missioni, ma anche la tremenda violenza della guerra aerea.
"Perché i rischi erano il giorno e la notte in aria e per terra, e non ci si faceva più caso, insomma era roba di ordinaria amministrazione. Ho detto all'equipaggio "andiamo" ...."



4. Vittoria Dornig
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Vittoria Dornig, classe 1920, è studentessa di farmacia durante gli anni della Guerra. Fra Trieste, Milano, Pavia e il Trentino, il suo racconto è fatto di faticosi viaggi per raggiungere l'Università, bombardamenti, traversie familiari, e ricordi di una vita studentesca che riusciva a essere, nonostante gli eventi, piena di speranza.
"E poi la caduta del fascismo. Quella guardi, ero a Milano allora, la gente che piangeva, che si abbracciava, una cosa anche quella da non dimenticare, sembrava che tutti fossero nati, tutti per la strada, tutti ad abbracciarsi, gente che bacia... che si baciava senza neanche conoscersi, anche quello è successo, poi dopo vedere chi martellava, chi buttava giù le statue del duce, ecco, anche quella veramente una giornata di... gioia direi, ecco, di liberazione, proprio di sentirsi levare un peso…"



5. Emilio Ingaramo
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Emilio Ingaramo è stato sul fronte russo. Dal suo racconto emergono gli episodi, gli stalli, la fame, le contraddizioni talvolta comiche di quell'avventura bellica. Tornato in Italia, Emilio fu arruolato nella guardia personale di Mussolini e prestò servizio a Salò. Era il 1943. L'Italia era spaccata in due e ognuno, in qualche modo, cercava di salvare la propria quotidianità…
"E poi più che combattere non si faceva, e si cercava di tirare avanti meglio che si poteva, poi anche per mangiare perché mangiare non era regolare, un po' arrivava in tempo un po' no, allora ce lo procuravamo, dato che è un paese pieno di lumache, raccoglievamo dei secchi di lumache, le facevamo pulire e via. E mamma, quante rane che ho mangiato! Oh oh, le rane erano un mangiare ghiotto!"



6. Walter Stefani
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Walter Stefani, di Vicenza, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale è a Roma, a studiare come allievo radiotelegrafista. E proprio a Roma assiste al 25 luglio, e ascolta il messaggio di Badoglio sulla deposizione del "Cavalier Benito Mussolini". In seguito torna a Vicenza, dove sfugge ai rastrellamenti e vive il clima da guerra civile della Repubblica di Salò.
"E mi ricordo il 15-16 di settembre, ci radunano nel cortile, chi era rimasto perché molti erano già scappati, chi andava via... e il colonnello piangendo ci dà il congedo illimitato, ci danno anche i soldi, mi ricordo ancora 500 e tante lire, e poi dice "quelli che andranno al sud ritorneranno certamente a casa, io auguro a quelli che risaliranno il nord di arrivarci", lui sapeva che c'erano tutti questi, diciamo... questi rastrellamenti dei tedeschi. E allora noi ci mettiamo, facciamo il fagotto e usciamo. Io mi ricordo ero ancora con la tuta, diciamo, la tuta di volo e tutti levano e buttano via l'insegna lì, le stellette. Io, anch'io li seguo; e poi fatto tre passi dico "ma perché devo buttar via le stellette?", sono ritornato e me le sono messe…"





7. Vincenzo Piovan
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Vincenzo Piovan, veneziano, a vent'anni si imbarca su un sottomarino della flotta italiana. La sua esperienza di guerra è difficile ma, per una volta, non così drammatica, e ascoltare i suoi ricordi è come vivere una lunga avventura. Tra vita di bordo e immersioni, arriva l'8 settembre '43 e il cambio di fronte. A fianco della marina inglese, il sommergibile di Vincenzo opera per due anni presso le coste della Palestina, dove Vincenzo assiste alle prime ondate di immigrazione ebraica.
"Da Bastia ho preso un treno che andava a Portovecchio, al sud della Corsica, era un treno militare che si fermava in continuazione, non so perché, e lì ho fatto la prima esperienza con i fichi d'India, perché avevamo fame sempre, sete tanta, e di conseguenza ho visto che anche altri soldati scendevano a prendere fichi, e sono andato anch'io a raccogliere i fichi, solo che pungevano e ho usato il fazzoletto per toglierli e poi anche per sbucciarlo, quando ho finito di mangiare mi sono pulito la bocca e mi sono riempito di spini e questa è stata la mia prima disavventura di guerra."






8. Rosanna Gasperi e Angelo Simonini
Testo e video dell'intervista

Rosanna Gasperi e Angelo Simonini hanno entrambi all'incirca otto anni quando scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Attraverso il loro racconto, gli scenari tristemente noti della guerra - i bombardamenti, le file per il fornaio, lo sfollamento in campagna - aquistano la luce sospesa dei ricordi d'infanzia. Le loro sono due storie separate che si uniscono più tardi, verso la fine degli anni Cinquanta, quando Rosanna e Angelo si conoscono e si sposano.

"Poi un'altra volta, succede che siamo in mezzo al paese, un branco di ragazzi, viene giù un aereoplano dalle parti di Piumazzo, chissà credendo lui che fosse, non so, della truppa o un raggruppamento di gente... Cominciò a dare delle cannonate e sganciare degli spezzoni, e io e un mio amico ci salvammo perché andammo dietro un pozzo artesiano che era alto un metro e mezzo da terra, ci nascondemmo dietro, però la lamiera di sopra che copriva il pozzo artesiano... c'erano dei buchi grandi così. Per dirvene una."



9. Marson Angelo
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Angelo Marson, dopo il 25 luglio, si unisce ventunenne ai Partigiani. Il nome "Ten" lo sceglie dopo aver sentito la parola da un interprete inglese. La storia di Marson è una storia di azioni drammatiche, di momenti difficili, e ci avvicina alla complessa vicenda storia della Resistenza. "...allora c'era paura anche che venissero a prenderci per le case, perché, vero, gli elenchi di quelli che erano giovani che dovevano tornare sotto la Repubblica... Senonché, cosa facevamo? Con una coperta alla notte, la sera, col buio, si andava a dormire dove c'erano famiglie... famiglie che non avevano ragazzi coscritti, eravamo più sicuri; in più, in più, sulla zona, dopo il 25 luglio, erano cominciati ad essere liberati gli antifascisti che erano all'estero in prigione o in confine e là, subito più esperti, preparati in politica, di quello che era il loro avvenire, cominciavano a contattare noi giovani, che ci si riuniva sulle stalle tra noi…"



10. Domenico Bisatti
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Domenico Bisatti, classe 1916, è sottoufficiale dell'esercito quando nel '43 cade Mussolini. L'illusione che la guerra sia finita dura lo spazio di una giornata: l'esercito italiano, allo sbando, cade sotto il controllo dei comandi tedeschi. Domenico, come migliaia di altri giovani militari italiani, si ritrova in uno stato di semi-prigionia. Il racconto della sua fuga dalla caserma occupata dai tedeschi, e del successivo periodo in cui dovrà evitare l'arruolamento nelle truppe della Repubblica di Salò, è uno spaccato intenso di quel confuso periodo.
"E io ho immaginato, dico "Beh insomma, me ne vado a casa anch'io allora, se la guerra è finita vado a casa". Vado a casa, mi metto in borghese, cammino per la strada, per la strada trovo un capitano, in borghese, che era in pensione però, e mi dice: "Come mai sei andato via fuori?" "Eh, la gue..." "Macché guerra finita! La guerra... non è finito niente, la guerra continua altroché!" "La guerra continua? Allora io sono scappato via, io così?" "E no, adesso ritorna in caserma e vergogna!", dice, "tornare in caserma subito immediatamente! La guerra non è finita! Lo sanno tutti che la guerra non è finita!"



11. Padre Giulio Cittadini
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Partigiano cattolico della 76a brigata Garibaldi
Padre Giulio Cittadini, classe 1924, si unisce alla Resistenza e partecipa ad azioni come la liberazione di Ivrea. Il suo è il punto di vista di un giovane cattolico che, di lì a un paio d'anni, prenderà i voti.
"Questo è il basco che ho portato da un certo punto in avanti e quindi ha più di 55 anni di vita… Eh sì... 55. Con questa medaglietta che... c'è scritto "FSP, Fede Senza Patria", Associazione Universitari... Cattolici Italiani insomma, e c'è questo piccolo tricolore e stava al posto ripeto di questa... qui c'era... doveva esserci una stella non rossa... bianca rosso verde, era una brigata abbastanza tollerante, mi ha lasciato... per me aveva molto valore perché indicava che io avevo fatto quella scelta e combattevo in nome di una scelta cristiana (…) Questi sono i gradi "vice commissario di guerra del distaccamento", però non si portavano qui, si portavano sulla giubba, ma la giubba l'ho buttata via, allora ha levato via i gradi e li ho messi qui. E questa è la croce di guerra, merito... croce al merito di guerra, che han dato a tutti i partigiani."



11. Pompeo Meneghin
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Staffetta partigiana
L'appassionante racconto di Pompeo Meneghin ci parla di Resistenza. Cresciuto in una famiglia di antifascisti, Pompeo si ritrova, ancora ragazzino, al centro delle attività partigiane dell'Alto Vicentino. Tra gli episodi che Pompeo ricorda c'è quello drammatico dei Quattro Martiri di Marostica; ma anche altri come i rastrellamenti, gli arresti, le violenze delle Brigate Nere… Fino a quel certo senso di delusione provato da molti partigiani, dopo la fine della guerra, per le mancate promesse di rinnovamento.
"Insomma piantano questo palo e dopo portano sotto il portico i quattro partigiani, vengono a chiamare il prete per confessarli… il plotone di esecuzione si mette lungo il porticato, e dopo averli confessati inizia la fucilazione, la fucilazione è qualcosa di tragico per la città, perché vengono fucilati uno ogni quarto d'ora. In sostanza l'esecuzione avviene in un'ora, vi immaginate cosa vuol dire ogni quarto d'ora sentire una scarica che ammazza uno?"




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