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regia: Anamaria Del Grande
cameraman: Maurizio Pasetti
fonico: Mara Favero
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Da militare ci fu... avventure anche da militare, ma anche da borghese ne ho passate abbastanza. Dunque... allora si può cominciare?
Sì.
Sì. Ma io comincerei da quando venni a Padova nella primavera del ‘43, dopo mesi credo, maggio giugno quando ci fu la caduta... la prima caduta del fascismo, la caserma del 58 Fanteria dove io prestavo servizio, venne subito rinforzata con armi leggere ma furono postate sui ba... sulle finestre, sul davanzale delle finestre delle mitragliatrici leggere, dei fucili mitragliatori e una mitragliatrice antiaerea da venti millimetri, grossa, pesante, con la canna però non in alto, ma con la canna orizzontale rivolta verso l’entrata principale della caserma. E... noi non eravamo più i soldati imperiali, eravamo i soldati monarchici, tanto è vero che avevamo in caserma in qualità diciamo di prigionieri per modo di dire la... molti della milizia della Difesa Nazionale, milizia volontaria della Difesa Nazionale, la quale prestava servizio insieme con noi levando via dalle mostrine i fasci e mettendo le stellette a loro. Però qualche differenza c’era di trattamento, perché io ebbi l’ordine di dare per esempio, un esempio così, di dare due pani ai soldati per la merenda e un pane ai fascisti cioè a quelli della milizia volontaria. Ma questa milizia volontaria poveri diavoli erano tanto più anziani di noi perché qualcuno faceva il post-militare, perché a quel tempo c’era il pre-militare il militare e il post-militare, tanti facevano il post-militare perché magari padri di famiglia non avevano da guadagnare, andavano e si iscrivevano alla milizia e lì guadagnavano. Allora ho detto: "No, dico io, dò due pani sia al soldato sia al milite, siamo tutti quanti uguali, abbiamo le stellette adesso tutti quanti uguali, non c’è nessuna differenza". E questo atto che io ho fatto me lo guadagnai più tardi.
Alla mattina dall’8 settembre mi svegliai e andai a fare esercitazioni con la squadra antincend... no con la squadra antincendio, con la squadra... perché per un mese noi dovevamo stare in caserma, tutto il mese di agosto siamo stati in caserma, non si poteva uscire. Dunque i soldati erano molto stanchi ma io uscivo lo stesso, perché come sottouffuciale potevo uscire... potevo insomma... non sarei potuto uscire ma sono uscito perché la mia casa era a tre chilometri di distanza, perché ebbi l’avvicinamento alla madre cieca e questo fu considerato... mia madre cieca... era cieca e fu considerato dal gover... dai sold... dal distretto insomma fu considerato. E alla mattina mi alzai e andai insieme con i soldati, adesso non ricordo cosa c’era... c’era da istruirli mi pare sul fucile mitragliatore, come si monta, come si smonta eccetera, e vidi che le mitragliatrici non c’erano più sul davanzale delle finestre, che la mitragliera contraerea con la canna puntata verso il centro era sparita, non c’era più niente. I soldati non sono stupidi, hanno capito. "Qui cos’è questa faccenda? Se prima avevano messo le armi contro chi? Sarà stato contro i tedeschi", si immaginava, anzi qualcuno era certo, "Adesso hanno levato via e allora? Allora se siamo senza armi che cosa facciamo noi? Non abbiamo altro che il fucile e basta...", neanche... neanche cartucce avevamo. E allora tutto su un momento sento dire "La guerra è finita! La guerra è finita!". "La guerra è finita?!" "La guerra è finita!". C’era "radio scarpa", noi le chiamiamo... chiamavamo "radio scarpa", "Guerra finita!" Tutti... tutta 'sta gente... tutti questi militari via, fuori dalla caserma, si sfonda... apre le porte carraie e tutti via, gli ufficiali con la pistola in pugno: "Chi si muove lo ammazzo! Lo ammazzo chi si muove!". Macché, non ci badavano neanche per idea, "La guerra è finita, la guerra è finita!" E via tutti quanti, la caserma senza nessuno.
Ci sarà stato forse qualche ufficiale, ufficiali superiori non ne ho mai visti in quei momenti là, ho visto gli ufficiali inferiori, sì, quelli sì, i capitani di compagnia c’erano. E io ho immaginato, dico "Beh insomma, me ne vado a casa anch’io allora, se la guerra è finita vado a casa". Vado a casa, mi metto in borghese, cammino per la strada, per la strada trovo un capitano, in borghese, che era in pensione però, e mi dice: "Come mai sei andato via fuori?" "Eh, la gue..." "Macché guerra finita! La guerra... non è finito niente, la guerra continua altroché!" "La guerra continua? Allora io sono scappato via, io così?" "E no, adesso ritorna in caserma e vergogna!", dice, "tornare in caserma subito immediatamente! La guerra non è finita! Lo sanno tutti che la guerra non è finita!" Allora tornai in caserma alla sera, alle sei e mezzo... sei... sei e mezzo, tornai in caserma e vidi con meraviglia la caserma piena di soldati, erano tutti quanti ritornati, volontariamente ritornati; perché saputo che la guerra non era finita sono ritornati in caserma, mille uomini, dopo le dico perché conosco anche il numero degli uomini. Questi mille uomini... come mi da fastidio quello là!
Verso le sei... sette... sei e mezzo sono entrato, verso le sette, così si presentano i tedeschi, fuori, sono arrivati con degli autoblindi, si presentano questi tedeschi, bussano, vogliono entrare, l’ufficiale di picchetto non apre, fatto male a non aprire perché non hai armi e difesa non hai, cosa vuoi fare? Beh! Allora loro cosa fanno? Con l'autoblinda fanno retromarcia, una corsa, sssssum boom, buttano giù il coso... il portone, disarmano i soldati di guardia. E questo che vi dico me l’ha detto un militare che st... che aveva la... la cosa... la camerata sopra, proprio al portone, perché noi della Seconda Compagnia eravamo molto più distanti; cioè ci sono uno, due, tre, quattro cortili da passare. Noi invece abbiamo avuto questo ordine dal capitano: "Tutti quanti in cortile con il fucile e con qualsiasi altra arma," se avessimo avuto delle pistole eccetera, venire giù a passo di marcia. Allora io faccio passo di marcia, un-due, un-due, saranno le solite istruzioni, le solite rotture che ci fanno fare... Quando sono giù vedo un ufficiale tedesco vestito alla cosa, alla... sahariana, vestito con... con il vestito coloniale, calzoni corti, vestito in beige insomma, color cachi insomma, che ci fa: così così. Io avevo fatto per andare per... "No, devi andare per là". Allora ho capito subito che i tedeschi sono entrati, ed erano entrati già, avevano già occupato il comando, avevano già preso gli ufficiali, già. E noi cosa facciamo? Prendiamo questi fucili e li buttiamo lì per terra, così ci ha dato ordine, "Possiamo fare così, fare la capannina?" Perché noi avevamo avuto il... il coso il... regolamento che quando i soldati dovevano in campagna mettere giù il fucile, non si doveva mai buttare per terra ma doveva mettersi a tre a tre a capannini così, "No no, buttare giù per terra, buttare per terra." "Va beh, per terra".
Poi cosa hanno fatto? Ci hanno preso, ci hanno fatto mettere tutti quanti in cerchio, in cerchio così, mille uomini e forse anche di più di mille uomini, così. E un ufficiale tedesco, noto, apro una parentesi, questi tedeschi li ho visti tanto affaticati, tanto stanchi, loro venivano dall’Africa! Avevano appena la voce di parlare, un tono di voce... parlare proprio... stanchi erano proprio stanchi, nauseati erano. Questo tedesco dice "Guardate che il vostro re si è trasferito, perciò voi siete... non avete comandi, non avete il comando del re perché il re si è trasferito". Hanno avuto l’accortezza di dire "trasferito" e non "scappato". Dice "Chi vuole venire a lavorare con noi, collaborare con noi, faccia un passo avanti e si metta in mezzo al cerchio." Aspetta... nessuno è andato, nessuno ha voluto collaborare con i tedeschi. Allora i tedeschi ci dicono "Adesso andate in camerata, prendete il vostro zaino, prendete la vostra... la vostra borsa tattica, quello che avete, asciugamano, sapone eccetera, poi venite giù perché questa notte dormite in questi cameroni…", sono degli stanzoni dove c’erano le stalle una volta, c’era la stalla dei muli ma dopo altri stanzoni con i letti a castello... letti a castello... sai cosa vuol dire letti a castello vero eh, uno qua, uno sopra. E tutti quanti siamo andati là a dormire pacifici e conten... contenti no... sì insomma si dormiva anche abbastanza bene. Non si sapeva niente di niente di cosa succedeva fuori, mah.
Alla mattina mi sveglio e mi affaccio fuori da... da questo stanzone, e cosa vedo? Vedo dei cavalli di Frisia, sapete cosa sono i cavalli di Frisia? Sono dei cavalli di legno così, cavalletti, tutto con reticolati e una fila di cavalli di Frisia reticolati, reticolati, reticolati, reticolati, tutto quanto intorno chiusi, non si poteva più uscire. Ogni tanto però c’era uno spazio di pochi centimetri e un milite, ex fascista diciamo, un milite che faceva la guardia, per vedere che nessuno camminasse per là. Allora dico "Qua siamo proprio... ci hanno messo prigionieri, perché è logico dico," pensavo io. "Se nessuno è andato a fare il volontario con loro, loro ci hanno messo prigionieri". Tutto questo reticolato intorno, mah. "Qua bisogna pensare il sistema per scappare via". Allora, c’era un tedesco che grida forte "Sergente di cucina! Sergente di cucina! Sergente di cucina!" Chiama il sergente di cucina, non risponde, non c’è, boh, non si sa. Allora dico "Beh, se dico che sono io almeno vado fuori da questi reticolati... Io sono il sergente di cucina!" Non son... non sono capace neanche di cucinare un uovo, "Sono io il sergente di cucina" "Ah sì?" Allora il vigil... la guardia della milizia mi guarda e ha capito che non ero io il sergente di cucina, ma siccome ho trattato bene prima, quando ho dato due pani anche ai... insomma mi volevano anche bene. Allora mi ha lasciato passare e sono andato in cucina. C’è un ufficiale, viene questo ufficiale tedesco, annoiato, annoiato... "Tausend... café, tausend café tausend..." Mille caffè, ecco perché sapevo che erano mille, mille caffè mi dice, va bene mille caffè.
Intanto vedo passare il sergente di cucina vero che passa di qua con due altri compagni e va via. "Ciao." "Ciao." "Dove veto?" (Dove vai?) "Vago via." Ma come fa ad andare via questo qua? Come fa ad andar via? Cosa va via? Andrà fino a là e dopo tornerà indietro. Comunque non importa. Allora faccio il risotto, allora, un calderone così grande, metti acqua, sale, ho buttato un pezzo di manzo sempre grande dentro, ho messo formaggio, beh, formaggio ce n’era a iosa, formaggio insomma, sale, olio, burro, di tutto ho messo e intanto che bolliva andavo a fare... giravo e vedevo dei soldati questi... questi della milizia li lasciavano passare, i soldati che volevano, erano guardie per modo di dire, erano italiani... italiani contro italiani non è che si fanno del male, non è detto che i fascisti erano contro all’esercito, ci sarà stato... dei momenti sì, si capisce ma ci sono stati dei momenti anche buoni, dei momenti di cameratismo. Vado, giro e vedo due soldati tedeschi distesi per terra, così. "Siete stanchi? "Essere," perché parlavano italiano, "essere stanco, stanco, molto stanco." "Cosa guardi?" "Guardi mia famiglia." "Ah, vediamo." Aveva la sua famiglia e vedevo la sposa, bambini, l’altra vecchia madre, c’era tutta la famiglia, l’altro faceva vedere anche la famiglia. Insomma così... alla buona... stanchi anche quelli, poi passo in un altro cortile e lì ci sono due sentinelle diritte come fusi, due, così, che guardavano verso nord, verso di là; a sud c’era un muro e a destra di questo muro una porticina, dietro alle loro spalle c’erano dei soldati che scappavano, si arrampicavano, cadevano, si arrampicavano, parlavano anche abbastanza forte, ma non... e scappavano e questi qui... io guardavo, non dicevo niente, e questi qui non hanno girato la testa neanche per idea, perché se giravano la testa dovevano per forza sparare. Da lì si vede che dell’umanità ce n’è anche dove si crede che non ci sia.
E mi ha fatto un certo senso questa cosa qui. Dico "Guarda...". Allora comincio a vedere... tanto io non ho mangiato perché mangiavo sempre... apro una stanza e vedo... piena di forme di formaggio che i tedeschi avevano tagliato e mangiato così crudo, formaggio così solo; apro un’altra stanza e vedo una montagna di scarpe nuove "Guarda qua scarpe nuove che ci sono", pensare che il sergente maggiore che andava a passeggio alla sera mi faceva vedere le sue scarpe che avevano i buchi e le scarpe nuove erano dentro lì, nei magazzini, dove andavano a finire quelle scarpe? Eh, uno se la fa questa domanda! Allora dico "Beh adesso prendo... c’è qualche soldato di cucina?" C’erano dei soldati di cucina. "Toh, come mai? Sei vestito tutto bianco, cioè il grembiule è tutto bianco..." "E sì perché i tedeschi hanno detto che i cucinieri devono avere il grembiule bianco." "Ah! Prima il grembiule bianco... " Cosa facevano in magazzino i grembiuli bianchi? Che per i soldati non li adoperavano, dove andavano a finire? Ecco. Cosa si può pensare? A molte cose. "Aiutatemi, spingiamo questo carretto e andiamo a dare da mangiare a questa gente. Voi adesso potete andare". E sono andati via. Sono stato lì. Allora il tedesco mi dice "Come si... come si chiama... come si dice per chiamare a venire a mangiare?" "Si dice rancio." Allora il tedesco grida "Rancio! Rancio! Rancio! Rancio! Rancio!" Rancio buonissimo, nessuno è venuto a mangiare, dal dispiacere di essere stati fatti prigionieri dai tedeschi, nessuno si è mosso a mangiare un cucchiaio di un risotto che era squisito perché l’ho mangiato io, buono buono, niente.
Allora ritorno un po’ impensierito, vedo entrare in cucina un uffic... un se... un capomanipolo, capomanipolo era un ufficiale fascista. "Qui bisogna fare così, bisogna fare colà, bisogna lavare qua, bisogna lavare là, bisogna lavare su, bisogna lavare giù." Comincia... Dico: "Ma guarda, se i tedeschi mi hanno trattato bene, non hanno detto una parola e questo qui viene qui a rompere le scatole." Allora ho pensato "Qui bisogna tagliare la corda, perché se centrano anche questi qui..." Strano perché ho fatto anche il premilitare con i fascisti e non erano mica così tremendi come questo erano buoni erano... ufficiali, sono stati buoni con me, ma questo qui era... era tremendo. Ho detto "Qui bisogna tagliare la corda". Vado fuori in cortile e vedo un soldatino che guarda là, guarda là, guarda là, "Tu, vuoi fuggire vero?" "Io no, sergente." "Ah no? Io sì." "Anch’io sergente!" "Sì? Va beh. Allora senti: vieni dietro a me..." "Allora vado a prendermi lo zaino." "Ma che zaino d’Egitto! Noi andiamo, fai finta di andare al comando per prendere una matita e della carta per scrivere e se mi ferma un tedesco dico Ich volere ein bleistift und papier schreiben" "Ah va bene, allora lo sai il tedesco..." "Non lo so il tedesco io, qualche parola imparata a scuola." Una volta si imparava il tedesco a scuola, non il francese. E andiamo e dice "Mi levo le scarpe?" "Ma come vuoi levarti le scarpe? Se ti levi le scarpe lo sai allora che se ti vede la sentinella capisce che tu vuoi scappare. Tu fai finta di niente, vieni dietro di me". Allora ci siamo incamminati, ta ta ta, e c’è la sentinella che andava su e giù, su e giù e noi abbiamo approfittato di un momento che va giù, che ci volta le spalle e siamo passati dietro, su per una gra... scaletta, su per questa scaletta, su, su, su, su, in una soffitta della caserma. Siccome io avevo fatto delle esercitazioni anche... contro gli incend... gli spezzoni incendiari, abbiamo steso la... la cosa la... la sabbia sot... perché non prenda fuoco a causa di spezzoni incendiari, ma ho visto che c’era una porticina. E dico "Si che c’è una porticina," un buio tremendo, dico "Se ci vedono i tedeschi." "Sergente?" "Eh, ci prendono, he he, e facilmente ci fucilano, perché vedono che scappiamo." Buio, non c’è questa porticina, buio buio buio, finalmente la vediamo. "Ah eccola qua, questa è la nostra salvezza." Faccio così: chiusa. Ah, chiusa. "Sai cosa facciamo? Siamo in due: diamo una spallata ciascuno e la buttiamo giù; la spallata tutti e due e la buttiamo giù! Forza, vai avanti tu o vado avanti io? Vado avanti io." Sento di là dire "Chi è? Chi è?" Ho sentito che era una voce gentile, da frate, "Siamo due prigionieri che vogliono fuggire." "Sì, aspettate un momento" "Ah, come un momento? Aspettare un momento?" Abbiamo aspettato il momento, ma quel momento è stato uno dei momenti che ho avuto più paura della mia vita, perché se quel momento ci vedevano i tedeschi ci prendevano, se non ci fucilavano ci mandavano ai campi di concentramento. Sudavo tutto quanto, l’altro sudava anche lui... "Che dopo non sia magari una spia anche lui, quello lì che ti ha detto chi è." E invece ha aperto e ha detto "Adesso venite, silenzio." Dice "Silenzio, levatevi la bustina e silenzio e scendete le scale con me". Adesso vi faccio vedere una cosa... perché mi è rimasto impresso questo... si vede? Si vede o no?
Sì.
Sì.
Lo raddrizzi un po’ verso di noi così.
Ecco vede: io insieme con... perché prima di andare... fuggire, ho pregato padre Leopoldo e la Madonnina eh! Ho detto "Madonnina aiutami". E il frate che apre e fa silenzio e l’altro mio amico là in fianco che anche lui scendeva per queste scale. L’ho impresso qui questo momento. Appena scesi... frate... il mio amico... amico... commilitone è stato vestito da frate e a me hanno dato un vestito borghese e in più mi hanno dato anche la bicicletta e sono venuto a casa. Avevo tre chilometri, quattro da fare, a casa. Quando arrivo a casa vedo una signore che dice "Oh mio marito è ancora dentro lì, è ancora dentro lì! Come faccio per salvare mio marito? Questa mattina era tornato a casa, poi è voluto tornare." "Sì, ha fatto bene a tornare perché è suo dovere, però adesso suo marito vedrà che glielo faccio fuggire io." "E come faccio?" "Allora faccia così. Lei cosa fa?". Ho preso la carta, ho fatto tutta la pianta da dove era lui, dov’era la camerata sua insomma, tutta la pianta, gradini, il comando, i gradini sopra, girare... "Ecco, qui c’è tutta quanta la pianta scritta anche dove deve andare cosa... per fuggire." Cioè la porticina famosa... ecco che il sergente vero, quello di cucina, era uscito da quella porticina, sapeva che c’era quella porticina ma non lo ha mica detto a nessuno però. E io ho dato questa carta e dice "Ma come faccio a dargliela?" "Faccia così: prenda del pane, faccia dei panini e in mezzo a un panino metta... metta questa carta, vada a... in corpo di guardia, lì ci sono i tedeschi e il tedesco vedrà che glielo porta il pane a questo... dato nome e cognome... questo pane... dove c’è scritto quello che deve fare eccetera. " Il cognome non occorre che lo sapesse perché, siccome loro ricevevano anche da altre persone, ricevevano delle lettere... cioè quelli che abitavano per esempio vicino a Padova, si sono mossi i genitori o la moglie o i figli o eccetera; loro davano qualche biglietto alla guardia che potesse mandarlo al prigioniero diciamo. Ma le guardie tedesche erano talmente... non so cosa... addormentate delle volte, che dicevano "No! Ci vuole la polla! La polla." Vuol dire che ci vuole il bollo. "Ma come il bollo! Ci vuole il bollo? Per dare una lettera a un altro amico..." E di fatti questa signora è andata lì, ha portato il pane, il pane l’ha preso, è andato così... e lui è fuggito proprio come son scappato via io a casa dalla caserma insomma, è fuggito anche lui.
E qui comincia l’avventura di un uomo giovane perché avevo allora 30... 7 anni 27 anni... 28... 27-28 anni. Eravamo a casa, viene un prete, il prete mi dice "Sa signora, suo figlio deve darsi alla macchia." Mia madre dice "Non può andare alla macchia, io sono cieca e mio figlio è l'unico che ho, che mi può aiutare, sono sola..." "Non posso darlo alla macchia." Allora passa qualche giorno, sempre con la paura che o i fascisti o i tedeschi venissero a prelevarmi, vado da un signore, da un fascista che era un buon signore però, un fascista buono, che ho saputo poi che era dell’OVRA, cioè delle SS fasciste, e mi dice "Senti Nico, tu non devi andare né con i ribelli", perché i partigiani si chiamavano ribelli allora, "né con i ribelli, né con la MUTI". La MUTI era un battaglione di fascisti, combattevano con la Repubblica Sociale... in difesa della Repubblica Sociale. "Tu devi andare a stare con tua madre perché tua madre è cieca e sola, hai avuto l’avvicinamento dall’eserci... dai distretti per tua madre, dunque devi andare là... stare là." Dunque non mi ha detto sebbene fosse un... SS fascista poteva dire "Vai con la MUTI", no, ha detto "Stai a casa". Dunque anche lì... ci sono dei fascisti... insomma il mondo è fatto di buoni e cattivi, ci sono i buoni e i cattivi dappertutto, è inutile che dica questo è comunista, l’altro è democristiano, tanto sono buoni i comunisti tanto sono buoni i democristiani o viceversa.
Ecco, per non fare politica dico "Beh, qua non mi sento sicuro, vado via". E allora conoscevo una famiglia della provincia di Padova, di un paese vicino a Padova, era 7 chilometri distante e io andavo a piedi, e mi hanno accolto bene, mi hanno accolto bene, anche perché anche loro avevano un ragazzo che era scappato e mi hanno messo in una bella stanzetta, e mi davano da mangiare bene, perché mi davano da mangiare pane, latte e patata americana, tre cose che era difficile da trovare in tempo di guerra e lì invece in campagna ne avevano. Era una casetta, due tre casine c’erano e una scuola... una scuola qui. E ogni tanto... passavano dei tedeschi... siccome in questa famiglia c’erano due tre ragazze giovani, belle ragazze, che dopo ho saputo sono andate suore, bah... I tedeschi si fermavano, conversavano con queste ragazze, vero... Allora quando venivano i tedeschi io e l’altro amico sscch! Via per i campi! Scappavamo via per i campi.
Senonché un giorno viene proprio la gendarmeria tedesca ad occupare le scuole elementari: qua ci sono io, qua c’è la gendarmeria tedesca e "Qua non si può più stare," dico. "Non posso stare proprio vicino, vuol dire andare in bocca al lupo". Allora sono andato a casa e a casa dico "Qui bisogna mangiare, anche qui non si sa come mangiare". Non si sa come mangiare... e ci davano un quartino di carta qua... di bollini per il pane e allora vado... vado via, barba non la facevo neanche perché lamette si trovavano, non si trovavano lamette. Allora sono andato a bussare nei conventi: sono andato a bussare al convento di S. Antonio, a S. Antonio mi ha dato un sacco pieno di pane, ma pane già adoperato... cioè gli avanzi del pane che avevano mangiato loro. E allora riempi sto... coso... sto bacile che avevo io con me... la casacca lì... la borsa e ho messo il pane. Poi sono andato invece da un’altra... un altro convento, del quale non dico il nome, che appena presentato una vecchia suora grida "Ah sono i partigiani! C’è un partigiano! C’è un partigiano! Oh oh!" "Ma," dico, "se grida così, mi prendono! Per carità," dico, "vado via, vado via subito" e sono andato via. Invece sono andato nel convento di Santa Maria in Vanzo e ho trovato una buona suorina, che mi dava il pane ogni volta che andavo e ultimamente mi dava pane e marmellata, questa suorina, dopo non l’ho più vista, non l’ho più vista, si vede che non era più compito suo di far la portinaia, eh si vede... beh.
E allora cosa faccio dico io... c’è un bando che bisogna presentarsi tutti alla stazione il giorno tal di tali, perché i giovani dai venti a i trent’anni, devono venire a fare le trincee anticarro a Monselice. Io... "Almeno qui si mangerà qualche cosa forse," dico. "Si guadagnerà qualcosa". Allora vado, faccio... si monta in un treno merci e vado a fare queste trincee e lì c’era... quanta gente... mezza nuda fino a qua, che... avvocati, professionisti, impiegati, tutti che sbadilavano, facevano queste buche, in mezzo all’acqua, in mezzo al fango... per carità! E lì ogni tanto vedevamo passare un treno con della gente dentro, che si lamentava; allora uno ha detto "Guardate che sono andato a vedere un treno che... gente che passava si lamentava, ho paura che qui ci portino via anche noi". Allora cosa fai? Cosa faccio? Vado a casa, mi faccio pagare, mi sono fatto pagare e sono andato a casa e dico "Basta non ci vado più là, non vado più".
Vado ancora in cerca di fortuna, di pane ancora e vedo un mio amico che avevamo studiato quasi assieme, a Venezia, ed era Manlio Silvestri, Manlio Silvestri era un comandante dei comunisti in coso... in Spagna... in Spagna era comandante e qui dico "Cosa fai qua al Bassanello tu?" "Cosa fai tu! Io vado in cerca di pane. E tu cosa fai?" "Io sono andato a vedere al ponte," dice, "Se c’è la possibilità di far saltare il ponte di ferro dove passa la ferrovia." "Ah così?" "Sì, e per il pane," dice. "Ti do io." Sscch, ha tirato fuori un rotolo di pane, tutti bollini così, perché i partigiani si facevano i bollini e mi ha dato questo rotolo di pane. Manlio Silvestri. Dico "Senti sei vestito proprio da montagna." "Pazienza." "Guarda che siamo in città qua e parli un po’ troppo forte e parli contro i fascisti, parli contro i tedeschi, parli troppo forte, guarda che ti prendono sai, mi raccomando non parlare così forte!" E di fatti a coso... a Valsugana credo che sia stato preso e impiccato o fucilato. C’è anche adesso la Casa del Popolo a Manlio Silvestri. E quello mi ha fatto quel piacere, ma anche lui ci ha rimesso la pelle.
Allora dico "Beh, arrivato a questo punto cosa faccio?" Arrivato a questo punto vado a fare il disegnatore in una... in un ufficio di disegnatore edile, da una impresa edile, una importante impresa edile padovana. E questo qui mi fa disegnare, un certo momento il padrone mi dice "Questo è il metro, vai a Campo di Marte e c’è la villa numero tal di tali e devi fare il rilievo della villa." "Ma", dico, "A Campo di Marte bombardano continuamente?!" "Non so cosa farci, devi andare." "Ma con il metro io non posso mica misurare l’altezza del coso... dovete darmi l’asta per misurare l’altezza del soffitto, dovete darmi la corda metrica, con la corda metrica bisogna essere in due, non in uno..." "Uno solo!" Io sono andato lì, ho misurato, ogni tanto "boom boom", sono dovuto scappare, dopo ritornare. "Insomma," dico, "...questa vita qua... non vado a rischiare la vita," dico, "per..." Proprio... vicino... sotto... vicino alla croce della ferrovia, qui c’era la casa di cui dovevo fare il rilievo, questo palazzo, a fare un rilievo ci vuole tempo, bisogna misurare larghezza... larghezza, le porte, l’altezza eccetera e da solo senza la corda metrica, senza asta non potevo farla. E dico "No, basta, non vado."
Allora dove vado ad impiegarmi? Vado a impiegarmi in una fabbrica di mobili, vado a fare il disegnatore là. Vado, faccio vedere quello che son capace di fare, e dice "Va bene, c’è da fare questo, questo, questo, questo, questo e sono andato, tre, quattro, cinque giorni penso io. Un altro giorno vado, cammino ma sento bombardare, bombardare e gridare, cosa era successo? Era successo, mi viene perfino la pelle d’oca, questa falegnameria era vicina alla caserma dell’artiglieria e la caserma dell’artiglieria è stata presa, in pieno, ma non soltanto... anzi... non soltanto la caserma, ma fuori... i soldati che fuggivano via per via Goito presi a coso... a bombe... insomma un macello, un macello di soldati; gli ultimi andavano per via Guà inebetiti, dice "Non torno più, non torno più, non torno più, vado a casa, non vengo più..." Questa è la cosa... Finalmente... finalmente insomma che viene la... il giorno della... ah! Dopo sono stato fermato dai cosi... dai tedeschi... dai gendarmi. Ero ai giardini e i gendarmi mi fanno "Fermo ehi!" Io cammino dritto "Ehi lei," e io cammino dritto, "Ehi," e io cammino dritto dritto dritto e dico "Se cammino ancora... se cammino ancora vuol dire che proprio ho colpa." Torna indietro. Fa vedere la tessera dell’Accademia, che avevo fatto l’Accademia, Accademia di Belle Arti, "No, tu non essere questo, tu non essere questo." Allora mostro un’altra, "Tu non essere questo," un’altra tessera, questa era quella in cui avevo la barbetta allora, avevo la barba anche là. "Ecco, tu essere questo sì." Ma cosa, come non so... Altri documenti non ne ho, e tiro fuori una carta non so come sia stata questa carta in mano, la carta stampata in tedesco "Ah buono, buono, buono, buono, buono, andare, andare, andare, andare, andare." Carta... non so come mi sia capitata questa carta in mano, e mi hanno lasciato andare. Qualche giorno prima, della liberazione... sarebbe troppo lunga mi pare... posso andare avanti ancora? Sì o no?
Sì.
Siccome hanno cominciato gli angloamericani a bombardare la campagna, non la città, allora tutti quelli di campagna andavano in città e portavano in città le mucche, i cavalli eccetera dentro alla città, i cortili delle città. E noi siamo andati a stare proprio "all’angolo del gallo" (Canton del Gallo, zona del centro di Padova) della città centro proprio, dove c’era una signora che conosceva anche mia madre. Era mia madre... e mia madre allora l’ho accompagnata là, dentro lì. Lì c’erano... uno vicino che ha acceso la luce e si vedeva questo faro in alto "Ma se c’è il coprifuoco! Come si può accendere la luce!" Allora siamo scesi io e il padrone, siamo scesi, siamo andati a suonare il campanello. "Guarda che c’è la luce lì! C’è il coprifuoco! Bisogna chiudere qui!" E siamo tornati indietro. Tornati indietro sentiamo la ronda tedesca che viene avanti e sentiamo caricare il fucile. "Dove andare voi?" "Noi? Siamo andati..." E abbiamo detto "Siamo andati a vedere che c’era questa luce... abbiamo fatto spegnere la luce per via del coprifuoco." "Dove abitare voi?" "Abitare qui, proprio "all’angolo del Gallo" qui, quest’angolo." "Proprio vero?" "Sì se vuole... vuole venire su? Venga venga su anche lei..." "No, no, no... no, no." "Arrivederci, gute nacht." "Gute nacht."
Alla mattina succede il finimondo, tutte queste bandiere bianca rosso verde, i partigiani son venuti... e finalmente son venuti i partigiani. La padrona tutta quanta contenta. "Finalmente," dice, "Posso andare a fare legna!" "Come a fare legna?" "Vado a prendere tutte quante le indicazioni dei tedeschi, tutte via, tutte qua eccetera, portarle a casa per romperle per far legna." "Ma, so che faceva legna anche prima?" "Sì, ma la facevo in soffitta". E in soffitta cosa faceva? Rompeva! Faceva rompere dalla donna di servizio, faceva rompere le tavole, le finestre, i travi, eccetera, per far accendere il fuoco perché non c’era la possibilità, non c’era carbone allora, non c’era gas, non c’era niente.
E lì si è rifugiato un fascista in borghese, che sapevo io che era fascista, lo sapevo prima che era fascista. Si è rifugiato... perché si è rifugiato lì? Perché il figlio di questa padrona era della... del corpo di Fanteria da sbarco San Marco e faceva servizio per la Repubblica Fascista, faceva servizio, allora anche lui... Allora dice "Se lui è di quel corpo lì... è fascista anche lui... i fascisti vanno con i fascisti. È andata anche una cosa una... una ragazza, si chiamava ausiliaria. Le ausiliarie... che se i partigiani vedevano le ausiliarie le tagliavano tutti i capelli, il minimo che le facevano, tagliare i capelli, poi ne ho vista una che era sopra la... i partigiani la avevano messa sopra al tetto, proprio sulla gronda. "Ferma lì," dice, "Tu stai ferma lì, stai ferma lì." Faceva pena perché bastava un soffio per cadere. Questa cosa... questa fascista... questa ausiliaria dice "Adesso vado a casa." "Va bene, sta attenta: nella valigia hai delle fotografie in divisa da fascista?" "Sì." "Levale via subito immediatamente perché ti aprono... i partigiani ti aprono la valigia sai!" Le ha levate, prese, rompere e buttale via in gabinetto, via, rompere, via via. Dopo due, tre giorni, tre, quattro giorni mi scrive e dice "La ringrazio," dice, "perché i partigiani mi hanno aperto la valigia e se mi avessero vista che ero vestita da fascista mi avrebbero forse fucilato".
Scendo anch’io in piazza, al "Canton del Gallo" lì, vado al Municipio, a vedere come vanno le cose, perché gli americani, gli angloamericani non venivano più avanti, c’erano i partigiani. Dal Municipio viene fuori un inglese, grosso, faccia da inglese proprio, con questa pistola e dice "Qui bisognerebbe andare sopra i soffitti, per contrastare il fuoco dei fascisti." "Perché ha la pistola lei?" "Sì, ecco la pistola: è questa la pistola, è una pistola buona sa questa qui, una pistola carica." Non fa in tempo a dire "pistola" che parte un colpo, parte un colpo, gli buca la mano, vicino qua c’era un mio amico, preso in pieno cade per terra, mi ricordo aveva la barbetta anche lui, cade per terra, tenta di alzarsi, poi ricade ancora per terra. Presi e l’ambulanza presto li ha portati via. Portati via l’ambulanza, ho visto poi dall’alto, dalla finestra, ho visto degli ufficiali germanici, non so se erano morti o se erano feriti, giovani, belli, facevano pena, pallidi, lì buttati così e il soldato con la bandiera bianca così che andavano... insomma ne abbiamo viste di tutti i colori. Finalmente che arrivano gli americ... gli angloamericani. Ma dove sono questi angloamericani? Totototototototo... ma sarebbero questi gli angloamericani? "Quei che ghe xe, xe quei là!" (Quelli che ci sono, sono quelli là!). Cosa c’era? C’era il carroarmato sì, ma gli angloamericani erano dentro il carroarmato e fuori al carroarmato sotto il tiro anche delle pistole fasciste che si nascondevano dappertutto, c’erano quattro mori, due davanti e due di dietro, lì, fermi con questo fucile, tototototo... e sono andati avanti delle ore mori, mori e mori e mori, dopo in ultima si è visto poi il... il... gli inglesi venire fuori, allora gli inglesi se... hanno visto che il popolo li accoglieva bene e allora ci hanno accolto bene anche noi. E così finisco la storia perché se vado avanti ce n’è da raccontare anche troppo, finisco perché non ho più fiato he he he, va bene? Ecco... hai capito?
Sì, volevo fare una domanda.
Sì.
Lei è andato nell’esercito come volontario?
No, io sono andato sotto l’esercito... sono la classe del ‘16, sotto l’esercito a 25 anni invece che a 22 perché essendo universitario... avevo fatto tre anni di univ... di Accademia... che sono corsi universitari di Accademia di Belle Arti di Venezia, allora ho fatto il corso "Allievo Sergente" perché prima dovevo fare... prima di fare il corso "Allievi Ufficiali" si faceva il corso "Allievo Sergente". Bene io ho fatto quattro mesi di corso "Allievo Sergente" a Vipiteno. Dopo ho fatto tre mesi di istruzione a Vipacco che ho detto prima a lei, a Vipacco. Vipacco... lì era bruttina la storia, la guerra, perché non era una guerra fatta così, era guerra fatta alle spalle. E noi ci... ce ne sarebbero da raccontare inutile... pensi che hanno preso due nostri soldati... perché andavamo via col fucile, due allievi... allievi... allievi sergenti, eravamo già sergenti e allievi ufficiali. Camminano, invece che andare per la città, andavano per la campagna a... non so, trovare qualche persona, chi lo sa. Trovano due della Milizia e dice "Ma non sapete il regolamento voi?" "Cosa?" "Che bisogna consegnare le armi... consegnare le armi dal giorno tal di tali al giorno tal di tali voi non dovete più portare il fucile, dovete portare la pistola, non il fucile. Avete capito? E adesso date il fucile, che lo consegnamo noi il fucile". Rientrano in caserma "Ma voi avete ancora il fucile?" "Eh sì, perché non dobbiamo avere il fucile?" "Ma... ce l’hanno portato via i fascisti, hanno detto così, così, così, così". Va dall’ufficiale superiore, "Ma no," dice, "Non sono fascisti, quelli sono partigiani vestiti da fascista; apposta fanno così per rubarci le armi". Di fatti andavano a rubare le armi in quella maniera lì. Quando si facevano per esempio delle manovre, cosa vuoi si sparava con la mitragliatrice, e dopo tanti proiettili andavano a vuoto, andavano sani, buttavano per terra, spreco, allora i partigiani andavano a prendere questi proiettili. Ad un certo momento non veniva più il mangiare, non si mangiava più...
…solo per localizzare no?
Come?
Voglio solo... perché è importante per chi ascolta dopo... capire bene il racconto. Allora, mentre lei era allievo nell’esercito, c’era già la guerra?
Sìììì, c’era già la guerra. La guerra è cominciata nel ‘40, ‘39 - ‘40... c’era già la guerra.
E mentre lei era nell’esercito ha fatto questo corso... mentre c’era la guerra, o subito nell’esercito è partito per fare...
No, no sempre in tempo di guerra, sempre in tempo di guerra ho fatto il militare in tempo di guerra anche a Vipacco c’era guerra... guerra. Perché ad un certo momento cosa hanno fatto i partigiani? Davanti alla nostra caserma... intanto ci ha detto subito... appena entrati in caserma... c’era fuori... ci hanno detto apertamente "Voi da quella caserma non uscirete vivi" ha detto, tanto per cominciare. Poi hanno messo la bandiera rossa davanti alla caserma "La bandiera rossa? Ma chi è stato a mettere la bandiera rossa?" C’era un muretto e la bandiera rossa. Allora cosa si fa? Partono quattro, cinque allievi armati per andare in cerca di questi... di questa bandiera. Arrivati là: bandiera sparita! Non si è visto più niente. Erano capaci, bravi erano a farcela, sotto gli occhi ce la facevano! I partigiani lì. E ce l’avevano non tanto contro la fanteria, quanto contro la milizia, e contro gli alpini ce l’avevano, perché gli alpini erano quelli che andavano proprio a... e la milizia. Mi raccontava uno della milizia, che era andato proprio in Iugoslavia, passata la Slovenia, "Noi entravamo" dice "Nelle famiglie e mitragliavamo tutta quanta la famiglia". Perché? Perché se uccidevano un milite andava di mezzo tutta quanta la famiglia... tutta la famiglia uccidevano così. Perciò erano contro i fascisti, perché i fascisti andavano lì e uccidevano. Noi là andavamo per presidiare più che altro, non per uccidere. Nel vero senso almeno... siamo stati tante notti col mortaio caricato e con la mitragliatrice e era anche freddo delle volte e si metteva la mitragliatrice lì di notte... siamo stati tanto... però non ci hanno attaccati mai direttamente in caserma, perché in caserma c’era da difendere... eravamo in 500, un battaglione eravamo, 500 armati, insomma non ci hanno attaccati là. Ma c’era chi faceva... un’altra volta un fascista... un fascista è venuto... colonnello fascista deve essere stato, non so, un signore, comincia a fare la predica, a parlare a noi e noi sull’attenti, parlava, parlava. Questo colonnello era grasso ma in una maniera strepitosa, grasso, faceva ridere quasi, e ci parlava, parlava, parlava. Senonché dei militari, che erano fermi così, facevano così... questi militari... "Ma cos’è che avete che vi muovete tutti quanti!" Cosa avevano fatto i partigiani? Avevano mollato quattro maiali e venivano apposta per dare del maiale al fascista, hanno mollato questi quattro maiali e a noi, cosa vuoi, eravamo di qua e di là, ci mettevamo anche a ridere certe volte. Ecco, vedi, quelle cose lì facevano quando andava tutto bene si arrivava a questo, quando andava bene. E poi io dovevo andare al corso "Allievo Ufficiali", non sono andato perché dovevo far passare la visita agli occhi perché ero un po’ miope, non ero miope come adesso, io ci vedevo, tiravo bene, ho fatto anche dei centri molto... anche perché quando andavo al corso ufficiali è venuto l’8 settembre. Dopo l’8 settembre dovevo andare, l’8 settembre è quando è caduto tutto. Solamente l’Italia meridionale si è salvata. Si è salvata perché son venuti gli angloamericani. Ma anche l’Italia meridionale... cosa è successo? Che gli angloamericani sono sbarcati facilmente, in virtù di chi? In virtù della Mafia. E’ stata la Mafia ad agevolare lo sbarco degli angloamericani. Questo non lo sanno tutti quanti, ma qualcuno lo sa che è stata la Mafia. Come faceva? Per esempio: la difesa della Sicilia era fatta... un soldato qui, uno ogni chilometro, uno ogni chilometro, col fucile. Cosa vuoi che facesse? Il giorno prima dello sbarco, gli ufficiali, i sottotenenti, di complemento naturalmente, permesso speciale! Tutto permessi! In modo che erano in prima linea erano i soldati e i sottufficiali e basta. Il gioco della Mafia. E hanno... un soldato solo, mi diceva questo mio amico... abbiamo fatto il corso assieme, che ha sparato contro le navi che venivano avanti. Ma cosa vuoi sparare: l’hanno preso, l’hanno freddato subito, uno solo è caduto. Loro sono entrati facilmente, in virtù dell’aiuto che la Mafia ha dato agli angloamericani. Certo che dopo non possiamo meravigliarci noi che la Mafia sia arrivata a Roma! Che dopo il ministro era assieme alla Mafia! Tutte cose che ci legano dopo, c’è poco da fare. Basta, io ho terminato il mio...
L’unica cosa che deve dirci è il suo nome e cognome perché lei non si è presentato.
Come?
Deve dire il suo nome e cognome.
Ah io?
Sì.
Io mi chiamo Domenico Bisatti.
Nato?
Nato a Udine il 7/7/916. Professione pensionato. Ex insegnante ordinario di storia dell’Arte presso liceo scientifico...
Basta.
Basta.
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