regia e cameraman:
Maurizio Pasetti

fonico:
Mara Favero




Interviste Italia
  • Luigi Carron
  • Virginia Gattegno
  • Ivo Fantato
  • Vittoria Dornig
  • Emilio Ingaramo
  • Walter Stefani
  • Vincenzo Piovan
  • Rosanna Gasperi e Angelo Simonini
  • Marson Angelo
  • Domenico Bisatti
  • Padre Giulio Cittadini
  • Pompeo Meneghin

  • "Partigiano cattolico della 76a brigata Garibaldi"

    Buon giorno... eccomi...

    Allora come ci siamo già comunicati noi raccogliamo un’intervista a persone che hanno vissuto intensamente le vicende della seconda guerra mondiale e quindi la testimonianza che chiediamo a lei di lasciarci raccogliere è quella relativa alle esperienze sua nel corso della lunga vicenda della seconda guerra mondiale a partire dagli anni diciamo della gioventù, quindi con le questioni che riguardano la propria posizione diciamo... intellettuale, sociale... insomma la propria esistenza all’interno del Regime o nei confronti del Regime e poi allo scoppio della guerra quali sono stati i momenti più significativi e soprattutto le scelte importanti compiute. Quando vuole può cominciare.

    Probabilmente devo presentarmi: mi chiamo Giulio Cittadini, sono un padre oratoriano, qui a Brescia siamo conosciuti come "padri della Pace", sono entrato a far parte di questa comunità subito dopo la guerra nel ‘45, sono prete dal ‘50, quindi essendo del 1924 come data di nascita, effettivamente ho vissuto questo periodo molto drammatico che comprende il fascismo, l’antifascismo, la resistenza, la guerra la resistenza e poi anche la ricostruzione. Penso che devo... che debba soprattutto limitarmi al periodo che va dalle prime esperienze dell’educazione scolastica che era fascista al ‘45, guerra finita insomma. Quindi ‘24, si sa che l’era fascista era cominciata da un paio d’anni, chi entrava nelle scuole diventava ipso facto un membro del partito fascista perché era considerato figlio della lupa o... come si chiama... un balilla no? Quindi io forse figlio della lupa non l’ho fatto, la data di nascita... la data di introduzione può darsi sia stata successiva, però ricordo che in terza, quarta elementare si indossava la divisa si era balilla, si faceva il giuramento... giuramento... se volete lo ricordo anche a memoria, ci facevano giurare noi bambinelli "Giuro di eseguire gli ordini del Duce, di servire con tutte le mie forze e se necessario col mio sangue la causa della rivoluzione fascista"; non faccio commenti... 10-11 anni, era esperienza che aveva anche delle note gioiose, per esempio si arrivava a scuola per ordine in divisa il 21 aprile perché si celebrava la nascita di Roma. Devo dire però che questa educazione fascista è sempre riuscita soltanto a metà perché io frequentavo anche questo ambiente qui, la Pace, dove si forniva un’educazione cristiana, che certamente non collima con certi principi dell’educazione fascista. Quelli per esempio che invitavano a scagliare il sasso in fronte al nemico, quando invece il Vangelo ci dice che l’amore non ha preferenze, non ha scelte, che deve essere sempre e comunque elargito. E questa... come dire... questo contrasto è venuto a galla con gli anni, specialmente quando ho cominciato, agli inizi dell’università, che poi non son riuscito a compiere, a frequentare la FUCI, che era... che aveva sede qui alla Pace insomma, la FUCI vuol dire "Federazione Universitari Cattolici Italiani"; era profondamente antifascista ma non in modo superficiale, vi posso dire per me... senza... parlando semplicemente... a flash come si può in un’intervista insomma, il Fascismo era soprattutto un invito a non pensare, c’è uno che pensa, che ha sempre ragione e che decide, è l’invito ad obbedire a questo capo, e a credere a questo capo, ad obbedire a questo capo, a far tacere qualsiasi critica nei confronti di questo capo e come si sa ci ha condotti poi all’alleanza col Nazismo e alla guerra... ho davanti a me, non so se interessa, un rapporto che è stato fatto nel ‘40, anno XVIII dell’era fascista, da un certo Bozzi, con la zeta, a... un rapporto di polizia sull’attività antifascista della Pace, leggo appena una frase che è molto indicativa "La Pace" dice "esercita una deleteria influenza tra i giovani, che conduce" conduce questi giovani "attraverso una sottile ed abile propaganda, a pensare e a ragionare contro le organizzazioni e le direttive del regime"; questo dice molto sul fascismo, cioè cos’è? E’ un pensare secondo le direttive, non c’è una libertà di pensiero, e questo è certamente un principio fortemente chiaramente antidemocratico superato invece dal principio che uno deve rendersi coscienza di quello che sta avvenendo e come intervenire in questa successione di eventi storici. La FUCI da un certo punto in avanti ha preso... da quando è caduto il fascismo il 25 luglio del ‘43, una chiara posizione apertamente per la resistenza, che erano... stata una rivolta, diciamo un’obiezione di coscienza su scala non soltanto italiana ma europea, contro... non soltanto i crimini del nazifascismo ma contro questi progetti criminosi che nel nazifascismo, nella persona soprattutto del Fuhrer, di Adolf Hitler, stava progettando in ordine al futuro assetto mondiale ecco. I principi dominati dall’idea della razza sovrana divina ricevente nel sangue germanico, e... di queste cose in FUCI ci eravamo resi molto edotti, sfogliando il libro di Hitler ‘Mein Kampf" tradotto in italiano ma in una edizione dove certe pagine erano saltate, e soprattutto un libro stranamente sfuggito alla censura fascista che è un libro di Mario Bendiscioli, un grande germanista recentemente scomparso, "Germania religiosa nel III Reich", descriveva questa... questa specie di religione anticristiana, pagana, razzista, con una sete di predominio universale e questo libro prediceva... lì si può leggere perché ce l’ho ancora, l’imminente scoppio delle guerra ecco... quelle profezie post eventum che sono molto facili e poco credibili, ecco qui lo diceva prima insomma. Questo ci ha indotto a prendere una posizione perché, ad un certo punto questi movimenti storici o si contrastano o si appoggiano, cioè una via di mezzo non c’è, la neutralità equivale all’appoggio insomma... e penso che quindi abbiamo fatto tutti una scelta coerentemente democratica cristiana ed antinazista insomma; questo non vuol dire che tutti quelli che hanno combattuto da una parte o dall’altra siano persone... non so... che abbiano... io posso anche ammettere che ci fosse della buona coscienza in molti giovani della mia età che combattevano dall’altra parte però resta il fatto oggettivo che davanti ad un personaggio come Adolf Hitler la scelta era o lo appoggio o lo fermo. Il che mi ha spinto prima a partecipare qui in Brescia con le Fiamme Verdi che si organizzavano intorno alla grandissima figura di Astolfo Lunardi, marker della resistenza, Andrea Trebeschi, caduto a Mauthausen, alle mie spalle ci sono le loro fotografie, e poi dopo attraverso un breve periodo in cui ho dovuto cedere alla chiamata alle armi, dopo tre mesi di renitenza alla leva, portato in Valle d‘Aosta mi son reso colpevole, secondo il regime fascista, di "diserzione armata e passaggio al nemico in zona d’operazioni" raggiungendo le formazioni partigiane in Valle d’Aosta, esattamente... nella valle di SanPosce, poi siamo passati in Val Daiasc eccetera alla fine l’avventura partigiana si è conclusa con l’occupazione di Ivrea, avvenuta provvidenzialmente senza spargimento di sangue perché c’è stato un compromesso con le forze soprattutto tedesche che si erano ripiegate in grande numero intorno a questa città, un ‘intera divisione corazzata della Vermacht. Non so, volete far qualche domanda?

    Mi vuole precisare ancora più puntualmente questo momento di passaggio... lei l’altra volta mi aveva detto "Prima bisognava fare un lavoro di eradicamento del fascismo dentro di noi...

    C’è una specie di schizofrenia no, perché la pretesa del fascismo in Italia di monopolizzare l’educazione non è mai potuta avvenire in forza della fermezza della chiesa cattolica nell’annunziare i valori fondamentali del Vangelo ai giovani insomma; quindi tutta la gioventù di quel tempo era contesa, magari in un modo non scoperto, con delle incoerenze, degli equivoci che erano un po’ latenti in ciascuno, che ad un certo punto emergono perché o si crede nella libertà del pensiero o si crede a quello che dice Paolo che "dove c’è lo spirito c’è libertà", è una delle frasi che animavano la nostra resistenza, oppure invece si da questo momento di obbedienza cieca ad un leader che pensa lui e che comanda agli altri ciò che devono semplicemente eseguire. O si crede in certi valori di universalità, nel rispetto della persona o si crede invece nel predominio di una razza. In fondo il nazismo era molto contraddittorio perché come si può pensare a rendere universale un messaggio che... fondato sulla formazione assoluta che una razza è quella che deve dominare le altre, deve emergere sopra il contesto universalmente umano, planetario. Il Nazismo era una ideologia che era al servizio di un gruppo, di una razza, non certamente... ora tutte queste contraddizioni uno può tenersele dentro per un certo periodo così, ma ad un certo momento emergono e quando si decide che bisogna avere la capacità, il coraggio di scegliere, allora viene il momento in cui uno si libera finalmente di questo bagaglio che... che... che scopre insopportabile. Si... ho partecipato recentemente ad una riunione della mia brigata che era la 76 a Garibaldi, in Val d’Aosta e sulla strada di Ivrea, e anche lì una giornalista mi ha domandato "Ma come concilia lei la sua presenza in una brigata Garibaldi con la scelta che ha fatto dopo di... di entrare in una... realtà religiosa come... oratorio?". Concilia... secondo me sono state due scelte chiaramente cristiane, perché non potevo stare dalla parte di un... di una persona, di una realtà che si incarnava in un essere... minaccioso per la dignità dell’uomo in genere, come sono entrato in una... in una congregazione che serve la persona umana e quei valori che la esaltano, non vedo nessuna incoerenza in questo insomma, anzi, proprio... è stato proprio questo processo di liberazione interiore che ci rende anche... diciamo io sono molto contento di questa intervista perché generalmente noi anziani abbiamo l’impressione che quando ci mettiamo a parlare di noi stessi, di quello che ci è capitato, incontriamo poco interesse, stufiamo un po’ la gente, ma quando si ha presente... si hanno presenti certi presupposti del passato si scopre che questo passato può essere anche un presente e può essere anche un futuro. Questo forse molti giovani non si rendono conto di questo fatto, dopo le camicie nere, le camicie brune eccetera, se non stiamo attenti facciamo presto a ricadere in forme più o meno larvate o più o meno scoperte di fascismo, perché dove c’è la prepotenza di un capo che domanda semplicemente di essere protetto ed obbedito, lì certamente cova qualche cosa che minaccia la persona umana nel suo profondo. Devo dire che la mia brigata, che è la brigata Garibaldi, mi sono sempre manifestato come cattolico, portavo, sul basco che conservo ancora, la medaglietta della FUCI tricolore, ho trovato una forte presenza di cattolici, c’erano dei cari amici che sono morti dell’Azione Cattolica di Pavia e uno di Cremona ce n’è ancora vivo uno di Bergamo, di Verona, siamo rimasti in pochi di superstiti, eravamo via... ci siamo trovati in Val d’Aosta tre, quattro bresciani con me, io son l’unico che son tornato a casa dei quattro, non è stato un prezzo indifferente di sangue che abbiamo versato per... e pur essendo in una brigata fondamentalmente comunista ho sempre trovato un grandissimo rispetto per la mia fede che mi spingeva in quel momento ad essere a fianco di loro. Dico che ogni totalitarismo, ovviamente anche quello staliniano era sulla stessa linea di quelli che in quel mom... noi abbiamo combattuto contro il nazifascismo che era in Italia, perché non si può combattere che con le armi in quel momento, il totalitarismo comunista lo abbiamo combattuto democraticamente col voto e per grazie di Dio siamo riusciti a preservare l’Italia da questa esperienza che adesso risulta negativa, per cui mi da un gran fastidio adesso quando qualcuno dice "comunisti" semplicemente perché c’è una maggiore sensibilità verso quei problemi sociali, verso quei problemi della gente più debole, che ha portato l’Italia a costruire uno stato sociale che dobbiamo difendere insomma.

    Allora volevo chiederle un’altra cosa: c’è stata una figura qui a Brescia molto importante, che è il Cardinale Bevilacqua. Lei ha conosciuto... può raccontare un suo pensiero riguardo questa figura straordinaria?

    Cardinal Bevilacqua è uno che ha visto giusto fin dall’inizio che cosa voleva dire il fascismo, specialmente nei suoi teorici ecco. E che ha preso posizione scoperta di antifascismo che poi è quello che ha costituito un po’ l’ossatura dell’ideale del punto di vista politico di questa casa della Pace che è famosa appunto per questa sua coerenza storica. Ha dovuto... la nostra casa è stata invasa dalle squadre antifasc... fasciste che cercavano Bevilacqua per ... per non si sa che cosa... picchiarlo, chissà, dargli l’olio di ricino, ucciderlo, non si può dire comunque lo cercavano e lui era in chiesa tenuto fermo da un confratello perché voleva affrontarli e ha dovuto in seguito passare degli anni diciamo in esilio, non era proprio un esilio, a Roma, dove si è trovato con il suo amico Montini che poi diventerà cardinale... papa, Gian Battista Montini, diventato papa farà... creerà cardinale Giulio Bevilacqua, ha sempre avuto una chiara... proprio inequivocabile atteggiamento antifascista in nome della libertà della coscienza dell’uomo. E’ famosa quella sua frase scritta in polemica col fascismo locale che era un certo Giarratana "Si ricordi che le idee valgono non per quello che rendono ma per quello che costano"; questa è una frase che è rimasta celebre per la sua incisività ma che effettivamente coglie il problema alle radici insomma. Non è l’uomo che deve servirsi di un’idea per dominare gli altri, l’uomo deve servire un’idea quando pensa che quest’idea possa servire all’uomo nella sua crescita rispettandolo nella sua dignità. Bevilacqua è stato mio maestro dei novizi, è stato anche mio superiore, è... a lui si deve un po’ questa... dopo di lui ecco... dopo di lui devo ricordare la figura di padre Carlo Manziana. Quando ho parlato della FUCI, l’assistente di questo gruppo FUCI a cui apparteneva anche Franco Salvi, non so... tanti altri, Pedrini, a cui faceva capo anche Teresio Livelli, famoso ribelle per amore con quella sua preghiera che è bellissima, che è la preghiera del ribelle per amore no, in cui appunto la resistenza viene descritta come una forte obiezione di coscienza contro... contro il regime nazifascista. Menziana come assistente della FUCI è stato in carcere... alla fine mandato nel campo di sterminio di Dachau... ne è uscito quasi per miracolo si può dire perché... alle mie spalle ci sono due fratelli Rinaldini... la fotografia... i fratelli Rinaldini Emiliano, famoso, quello del "sigillo del sangue", l’altro meno celebre ma... Federico Rinaldini. Il primo fucilato qui nelle valli bresciane, Emiliano, e... appunto "Il sigillo del sangue" perché col sangue ha bagnato un’imitazione di Cristo che portava sotto la giubba; l’altro invece è morto come Andrea Trebeschi nel campo di sterminio di Mautthausen. Quando raggiunsi la formazioni partigiane in Val... Val Di Sain Porsce, che è la prima valle a destra del... no, dunque l’ultima perché le valli si misurano partendo dalla sorgente, l’ultima valle a destra prima di Ivrea della Dora, partendo dal forte di Bar... mi chiesero qual è..."Che nome di battaglia scegli?" Io pensando al mio assistente della FUCI che era Manziana, che era in quel momento a Dachau, ho detto "Scelgo il nome Manzio", il mio nome di battaglia come partigiano è Manzio, tutto qui, he he...

    Ecco, in questo momento in cui lei raggiunge questa formazione rischiando quello che ha rischiato, può entrare più nel dettaglio... come si viveva, come vi organizzavate...

    I partigiani?

    Sì, la vostra formazione.

    Prima di tutto vorrei fermarmi un po’ sul rischio; il rischio... io ho approfittato, adesso il racconto si farebbe lungo, sono stato molto, come dire... ho approfittato di un’occasione non so, per passare il ponte della Dora che divideva il forte Bar… da questa valle; il rischio era duplice: primo quello di venire catturato nel momento in cui stavo raggiungendo i partigiani, secondo il rischio, che ci ho pensato dopo, di non trovare i partigiani; perché mi han detto "Son là" io mi sono fidato, li ho trovati ma se non c’erano era un viaggio senza ritorno eh! I partigiani... ho parlato prima della brigata, la brigata era composta di... distaccamenti; il distaccamento è l’unità fondamentale di una brigata Garib... di una brigata partigiana perché è composta di 20, 25, 30 uomini al massimo che possono essere ospitati da una malga da una stalla e quindi hanno una grande possibilità di essere... di mobilità insomma no?, di sfuggire ad accerchiamenti, di spostarsi da una malga ad un’altra e quindi avere una vita abbastanza autonoma. La brigata quindi si... era... era sempre un’entità che si disseminava sì su un certo territorio, ma non si sapeva mai dove un distaccamento era o dove ce n’era un altro non so. E abbiamo subito parecchi rastrellamenti specialmente nel mese di febbraio, un inverno mi ricordo che... rigidissimo, con una quantità enorme di neve, la neve rendeva tutto più difficile perché con la neve si lasciano le tracce degli spostamenti insomma; mi ricordo come ci si insegnava a mettere esattamente il piede in cui era... nel posto in cui era stato posto il piede del collega precedente in modo da... perlomeno da non denunciare quanti eravamo insomma... accorgimenti di questo genere. Direi che abbiamo continuamente subito questi rastrellamenti ma dicono "Ah, questi partigiani scappavano" grazie tante! Quando uno ha un caricatore con sei colpi, e non ha le fabbriche che li... che lo riforniscono ma quando sono esauriti... se li tiene cari insomma. Per cui è soltanto alla fine che abbiamo scatenato la nostra offensiva per raggiungere la... la liberazione di Ivrea.

    Mi racconta questo momento della liberazione di Ivrea? Questa offensiva...

    Siamo entrati in Ivrea il 3 maggio... non il 25 aprile, il 3 maggio, perché... un’intera divisione corazzata della Vermacht si era proprio ritirata in quella zona e occupava la città; ci deve essere stato qualcuno, probabilmente il vescovo, qualcuno non so, che... che ha svolto delle trattative per evitare una carneficina perché noi volevamo entrare, ma gli altri volevano essere assicurati ovviamente della loro incolumità, per cui ad un certo punto si è raggiunto ad un accordo abbastanza complicato: noi entravamo però la divisione tedesca si metteva a nord e a sud della città... che noi eravamo come presi dentro, una specie di sandwich, poi noi siamo entrati tra il tripudio della... della popolazione che... è stata una giornata veramente radiosa, felicissima ecco, il 3 maggio, ricordiamo che la guerra è... è cessata cinque giorni dopo, esattamente l’8 maggio 1945. Dirò di più per sottolineare questo rapporto fra... nella mia brigata... Garibaldi 76, che ha avuto un momento tragico nella caduta dell’intero comando, il 30 gennaio se mi ricordo bene, ‘45, era morto prima che vi entrassi io, io sono entrato nei primi di settembre, in luglio era morto un partigiano di nome Ginas, nome di battaglia, esattamente era Gino Pistoni di Ivrea, c’è una causa di beatificazione in corso, raggiunto da una scheggia di granata, questo Gino Pistoni un ragazzo di 21 anni, 20 anni, ragioniere anche lui come me, ha avuto il coraggio di tirar fuori dal suo zaino un sacchetto bianco dove teneva il pane, l’ha svuotato e con il suo sangue, con un ramoscello... era... era stato preso da questa... da questa scheggia che gli ha tagliato la vena... l’arteria femorale insomma, ha intinto un ramoscello nel suo proprio sangue, e ha scritto esattamente queste parole col sangue, in questo sacchetto "Offro mia vita x A C Italia W Cristo re". Me lo hanno raccontato i com... i comunisti diciamo, i... i commilitoni di questa... di questa mia brigata, che fra le altre cose aveva un distaccamento intitolato a don Minzoni, don Minzoni è un prete che era stato assassinato dai fascisti parecchi anni prima, faceva parte proprio di quella resistenza al fascismo dei primordi ecco, ci sono delle vie intitolate a don Minzoni, una al villaggio Prealpino per esempio... Senza nessuna tenerezza per nessuna forma di totalitarismo perché credo in quello che mi pare abbia detto Cercil una volta "La peggiore delle democrazie è sempre meglio di qualsiasi totalitarismo". Perché la democrazia vuol dire partecipazione, vuol dire critica, vuol dire pensiero, quando invece subentra il capo che si arroga il diritto, e ne fa monopolio, di pensare, tu obbedisci e se... il cristianesimo è nato sotto forma di una obiezione di coscienza alle pretese di un potere politico che voleva divinizzarsi. Siccome il Vangelo... il potere non è né demoniaco né divino, diventa demoniaco quando pretende di essere divino, la questione è tutta qui.

    C’è ancora qualche episodio significativo della sua esperienza nella resistenza che può essere utile raccogliere nella nostra testimonianza?

    Per esempio lei aveva detto di questo rapporto molto... di alta stima che c’era col comandante della sua brigata che poi le consegnò la... la possibilità che fosse lei a comandare la... la sua... gruppo...

    No... io non... l’unico grado che ho raggiunto anche quello per via di votazione è stato il grado di "vice commissario di guerra di distaccamento", pressappoco ero un sottotenentino insomma, noi ci si conosceva appena col nome di battaglia, ci si dava del tu, anche i capi scendevano discutevano, ci si organizzava ci si... c’era una compattezza veramente... io ricordo quel periodo con... vorrei dire con commozione anche per questo punto di vista puramente umano insomma. Un episodio potrebbe essere questo. Ricordo una volta che eravamo verso marzo aprile ormai si cominciava a muoversi per l’attacco finale; con il distaccamento ci eravamo appostati in una strada in cui si... in cui poteva passare qualche... qualche formazione nazifascista insomma. A Borgo Franco di Ivrea c’era addirittura un gruppo di SS russe, erano russi passati a... tanto per loro obbli... abituati ad obbedire, non è importante che sia un capo o un altro, loro obbediscono... la debolezza del totalitarismo è questa che crede agli obbedienti, l’obbediente può obbedire a Tizio ma anche a Sempronio insomma e va beh... insomma eravamo in cerca di guai si può dire, ad un certo punto vediamo un punto nero che si avanza dal paese, non mi ricordo più che paese era lì vicino e viene avanti, è un prete con la sua tonaca, aveva anche un po’ di spaghetto poverino, arriva lì e dice "Guardate i tedeschi ci hanno mandato a dire che se voi non andate via di qui, loro bombardano il paese"; ci siamo consultati e siamo andati via. Penso che sia un atteggiamento responsabile insomma.

    Mara? Hai qualche domanda?

    Sì, a me piaceva l’idea di sentire degli episodi come questi ai quali lei è affezionato e poi anche il ritorno, non so, se c’è stato qualche episodio particolare del rientro a casa, anche non so, ritrovare la famiglia o chi era rimasto, magari dei compagni che hanno... degli amici... dai quali si era separato prima di andare partigiano che magari avevano fatto altre attività non so....

    Mah il ritorno a casa è stato anche un po’ movimentato un po’ per incoscienza del sottoscritto perché occupata Ivrea ho detto "Beh faccio una scappata a casa" ma però andare da Ivrea a Brescia così... mi sono dimenticato di chiedere il permesso a... mi sono comportato come uno che ad un certo punto considera la partita chiusa e fa quel che ne ha voglia insomma, solo che nel ritorno ho dovuto passare... prima ho accennato a quei due gruppi no di bloccaggio, ho dovuto passare a piedi attraverso un campo di auto... come dire... limitazione di questa famosa brigata tedesca no, e caspita, come si fa? Tutti i tedeschi lì ero in divisa di partigiano, avevo la cintura col "Gott mit uns" tolta ad un prigioniero tedesco, se ricordo bene anche la mascin pistola, ero abbastanza provocatorio insomma, ad un certo punto mentre passo da una finestra sento uno che dice "Ah, ein bandit!" he he, insomma ho rischiato di lasciarci la pelle più in quel cas... insomma anche lì più che... quando la guerra era ormai finita che non precedentemente ecco. Dopo naturalmente tornando a casa notizie buone notizie... mica tanto...la prima notizia brutta è che avevano fucilato Emiliano Rinaldini, che Federico era morto, abbiamo dovuto contare i morti tornando insomma ecco. Però certo è stato un momento di di... e questo... penso che quando si dice che la Repubblica italiana nasce dalla resistenza è vero, anche se ovviamente se non c’erano gli alleati non potevamo raggiungere le nostre mete di libertà, di liberazione. Però dalla resistenza è venuta fuori questa carica di voler ricominciare, di voler far tutto di nuovo, di creare un’Italia come dice Teresio Livelli, ha due aggettivi straordinari... aspetta eh... "Un’Italia generosa e severa" mette "e severa"; non so se questa severità sia una dote, effettivamente l’Italia è uscita dalla resistenza.

    Allora potremmo concludere, è una domanda che faccio sempre: una sintesi, dal momento che questa testimonianza serve... il progetto è nato soprattutto per cercare di raccogliere le voci di chi ha partecipato alla costruzione di quest’Italia, si spera veramente... con i valori della resistenza, severa anche, per i giovani, per un ragazzo che fondamentalmente se non ha avuto il nonno che gli ha raccontato certe cose, le legge se le legge sui libri...

    Quello che dico potrebbe sembrare banale e lamentoso eccetera, bisogna distinguere perché non si può parlare dei giovani in generale, ci sono giovani e giovani, ci sono dei giovani meravigliosi che vediamo per esempio nell’associazione di volontariato, che secondo noi... ci danno anche conforto perché ci dicono "Qualcosa abbiamo lasciato, qualcosa..." perfino ci precedono in certi atteggiamenti di... dopo ci sono quelli che sprecano la loro vita nelle discoteche, nella droga, nei divertimenti, o anche così che sono scialbi, che pensano ai loro interessi non so, anche l’Università cosa è diventata? L’Università in molti casi è diventata... prima c’è stato questo grande momento di contestazione eccetera che aveva i suoi lati positivi e negativi, però dietro la contestazione è rimasta una... non so... dei gruppi di universitari che... all’insegna del disinteresse assoluto, ognuno pensa a sè, a portarsi a casa la sua laurea, il suo pezzo di carta, fa i suoi interessi... quello certe volte ci amareggia ecco perché... non corrisponde a... a quello slancio che ci ha portato a... a fare una scelta che era sempre una scelta rischiosa; innegabilmente io ho disertato come rischio da una parte o dall’altra, però mi ricordo il pensiero che mi ha colto alla sera, la prima notte che ho dormito con la mia formazione partigiana... dormito cos’era?... Era una stalla con delle foglie secche sotto una coperta che mi avevano dato... che "Non è che abbia messo la pelle al sicuro, però questa volta se muoio, muoio dalla parte giusta". Allora per me direi... guardate che la vita è una... la vita è un valore straordinario, la vita vale per quello che uno riesce a dare, se uno ha dato molto nella vita, ha avuto una bella vita insomma, è questo che delle volte ci viene fatto di dubitare, non in tutti ripeto perché ci sono dei settori giovanili che sono meravigliosi veramente.

    C’è qualcos’altro che vuole aggiungere?

    No... un grazie che mi avete ascoltato perché raramente parlo di queste cose, vorrei dire quasi mai in modo così completo, ho scritto qua e là qualche cosa ma... e... però queste figure di Gino Pistoni, di Emiliano Rinaldini, così, le sento molto vicine perché sono anche emblematiche di tutto un mondo in movimento nel senso giusto.

    Noi ringraziamo lei padre Cittadini, grazie per la sua testimonianza

    Grazie a voi.

    (dopo)

    Questo è il basco, qui generalmente tenevano una stella, non rossa però, una stella bianco, rosso e verde, io però ho messo questa medaglietta della FUCI, quella volta che mi hanno osservato "Ma come mai non porti la stella?" "Ma vedi che il bianco rosso verde c’è, c’è questo piccolo tricolore..."

    Questo è il basco...

    Questo è il basco che ho portato da un certo punto in avanti e quindi ha quasi 60 anni quasi... no... 50... ‘45... più di 55 anni di vita insomma no? Eh sì... 55. Con questa medaglietta che... voi vedete c’è... c’è scritto "FSP, Fede Senza Patria, Associazione Universitari... Cattolici Italiani insomma e c’è questo piccolo tricolore e stava al posto ripeto di questa... qui c’era... doveva esserci una stella non rossa... bianca rosso verde, era una brigata abbastanza tollerante, mi ha lasciato... per me aveva molto valore perché indicava che io avevo fatto quella scelta e combattevo in nome di una scelta cristiana, maturata negli anni della FUCI con l’assistenza di padre Carlo Manziana, morto poi vescovo di Crema no? Questi sono i gradi "vice commissario di guerra del distaccamento", però non si portavano qui, si portavano sulla giubba, ma la giubba l’ho buttata via, allora ha levato via i gradi e li ho messi qui. E questa è la croce di guerra, merito... croce al merito di guerra, che han dato a tutti i partigiani.

    La può tenere un attimo in vista grazie…

    Mi spiace che avevo anche quel cimelio di quel cinturone, quella fibbia "Gott mit uns"...

    La può appoggiare lì sul basco? La fibbia "Gott mit uns"?

    Sì, però una volta è venuta a trovarmi la figlia di un mio commilitone che è morto... di Cremona... morto dopo di malattie in seguito, e io... beh... l’ho regalata a questa... questa signora ormai sposata, in memoria del papà. "Gott mit uns" vuol dire "Dio con noi"... questa he... questa specie di bestemmia; però anche nei tedeschi bisogna distinguere nè, perché un conto è un SS e un conto era la Vermacht, la Vermacht soffriva sotto Hitler ed anche in Germania ci sono stati episodi di resistenza notevolissimi, con la Rosa Bianca per esempio che adesso è molto rivalutata. State riprendendo anche quello che dico adesso?

    Sì sì.

    La Rosa Bianca, è uscita una pubblicazione recente qui in Italia, mandava in giro i volantini, nel secondo volantino c’è scritta una frase che fa molto riflettere, Hitler... è una frase tolta dal "Mein Kampf" "La mia battaglia" di Hitler no... e dice "E’ incredibile quante menzogne bisogna dire ad un popolo per riuscire a governarlo", testualmente.

    Rivediamo un attimo quella...

    Lo devo indossare?

    Sì...

    He he... oh, l’ho indossato anche recentemente in quella riunione che vi ho detto su... mi è diventato un po’ stretto un po’ perché... come sto? He he he...

    Manzio!

    Manzio.

    Non ho visto bene quella medaglia lì...

    È la croce al merito di guerra sa...

    Perché c’è l’ombra...

    ... questa parte della valle e risalire dall’altra perché ci stavano accerchiando... vedevi la gente che si buttava per terra... non ce la faceva più a camminare... i rischi... lo sporco... ho tenuto addosso una camicia, unico indumento di lana che avevo, una camicia, sempre la stessa per nove mesi, senza mai cambiarla... he he he... pidocchi eh...




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