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regia: Rodolfo Bisatti
cameraman: Maurizio Pasetti
fonico: Mara Favero
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"Staffetta partigiana"
Beh, il mio racconto più che... è un racconto di famiglia, per capirsi, in sostanza. Mia mamma è... bisogna partire dalla guerra del ‘15-’18, mia mamma si trovava a Marostica come crocerossina, mio papà è un muratore che ha un’impresa con suo papà. Si conoscono, mio papà va in guerra, mia mamma fa la crocerossina; quando tornano si sposano e dopo sposati iniziano... si sono sposati negli anni venti, nel ‘20 si sposano, 19-20, e poi cominciano il loro antifascismo. Insomma, erano sempre stati socialisti, ed essendo socialisti si trovavano, mia mamma era contessa Poro Lambertini, della famiglia Poro Lambertini di Milano, gente di cultura, con un’apertura mentale diversa dal posto, dobbiamo immaginare cosa fosse la cultura a Marostica in quell’epoca. Si mettono insieme, si sposano e iniziano questo antifascismo in modo lineare, ecco.
Avevano delle idee molto chiare, mia mamma aveva idee molto chiare sull’antifascismo, su quello che era prima, anche perché era un discorso... in casa nostra si faceva, quando io dopo sono nato, tutte le sere, più o meno, c’erano sempre personaggi, perché con l’impresa si aveva sempre la possibilità di non essere tanto guardati dal fascismo o altro, ormai mio papà era schedato tra gli antifascisti, ma c’era la possibilità di impresa, di movimento così no, e quando noi abbiamo raggiunto l’età per capire qualcosa, beh mia mamma... L’ambiente stesso, era l’ambiente socialista di Borgo Giara, che è una contrada di Marostica, e si cresceva, erano tutti antifascisti più o meno, e in casa c’era sempre questo… queste... questo filone di antifascismo nel quale noi siamo maturati. Spiego questo per capire che nel ‘43, quando è iniziata dopo la lotta della Resistenza, che era già stato preparato tutto con un discorso contro l’intervento della guerra, le cose che portava, l’incapacità del fascismo di dare risposta ai bisogni della popolazione perché il fascismo, non lo diciamo mica adesso: mia mamma me lo diceva, mio papà me lo diceva, si parlava in casa o lo diceva chi veniva, aveva abbassato, vi immaginate che aveva abbassato le paghe del 40%, adesso faccio una nota un po’ allegra: si diceva che "quando ‘Bandiera rossa’ se cantava tre volte al giorno se magnava e adesso che se canta ‘Giovinessa’ se casca in tera da ea deboessa" (quando si cantava ‘Bandiera rossa’ tre volte al giorno si mangiava e adesso che si canta ‘Giovinezza’ si cade per terra per la debolezza), ecco anche per dire lo stato economico che ci si trovava, se avevano dato anche una risposta cantando queste cose qua; noi ci trovavamo al centro, non si sa per cosa, noi ci trovavamo al centro, mio papà, mia mamma, mia sorella e i fratelli, si trovano al centro di questo antifascismo, ma si trovano al centro di questo antifascismo anche perché si era creato all’interno della famiglia... in gruppi anarchici c’erano Mason, Breganze, Caltrano, Zuliano, c’erano questi anarchici socialisti, dopo, dalla parte di Romano d’Ezzelino c’era Boraschi, quello che ha... aveva cosa?... la calcara di calce, c’erano tutti questi personaggi che rifornivano l’impresa di mio papà, ma che erano anche legati al socialismo, c’era questo contatto, questa continuità, questo filo che continuava sempre ed è per questo che si sono trovati, mia sorella, i miei fratelli, quelli che stavano attorno, aperti e che potevano capire cos’era la Resistenza.
Adesso faccio un rastighino, una parentesi. Il 25 luglio quando cade il fascismo, mi ricordo ancora avevo uno zio che era andato in... qui non c’era lavoro e qua il fascismo... li ha portati in Africa promettendo quello che doveva promettere e invece "ci ha lasciato le penne", è morto, sono morti anche altri che abitavano in questa via dove stiamo registrando, in sostanza, via Callesello qua, e il fascio ci aveva regalato questi libri con Hitler, Mussolini, il patto d’acciaio, tutte queste cose qui, mi ricordo che il 25 di luglio era una giornata un po’ nebbiosa, un po’ di foschia in giro e sono andato... dove stavamo noi, in Borgo Giara, c’era una roggia, ho preso tutti questi libri... li abbiamo strappati e mollati nell’acqua... vedevamo camminare Mussolini, Hitler, andavano lungo il torrente. Ricordo questi fatti... ascoltavamo sempre radio Londra, ascoltavamo radio Londra e poi si commentava, si commentavano le notizie; perché radio Londra era l’unica fonte... perché... I radio giornali nostri ci si doveva alzare in piedi e ascoltare in piedi i bollettini di guerra, mentre radio Londra la ascoltavamo seduti nel mulino da Morello, il rumore del mulino, anche se c’era qualcosa... era coperto. E poi si commentavano, ci si teneva informati insomma, le notizie erano quello che erano, ma attraverso radio Londra la mia famiglia dava risposta anche a qualcuno che non capiva certe cose, ecco.
Dopo nel ‘43, quando c’è stato l’8 settembre la gente ci credeva, perché mi ricordo le famiglie quella sera là, i giorni che seguirono l’8 settembre, si sono messe a cantare "È finita la guerra, è finita la guerra". "Macché finita la guerra" diceva loro mio fratello, dice "Adesso inizia il peggio", e infatti è iniziato il peggio insomma. Allora la mia famiglia si è trovata, subito dopo l’8 settembre, si è trovata che mia sorella... il clero la indica come commissario politico... commissario politico della Democrazia Cristiana in un certo senso, del clero, i miei fratelli e la famiglia socialista.
Nel frattempo lentamente si fanno, ma subito da settembre e ottobre, lentamente si fanno incontri per far nascere il primo gruppo della Resistenza. Il primo gruppo della Resistenza nasce sotto gli auspici della nostra famiglia, e poi ci saranno anche contrasti con altri commissari politici in sostanza; e questo gruppo della Resistenza, il gruppo di "Montagna Nuova", è quella montagna qua nell’Altipiano, viene formato il primo nucleo della formazione partigiana; tra i quali nascono poi dei grossi problemi all’interno di questo gruppo perché nascevano già i primi contrasti ma noi, anche mia sorella, abbiamo sempre cercato, questi fatti accaduti un po’ incresciosi, si cercava di mantenere la formazione neutrale, perché c’erano quattro elementi comunisti, gli altri non erano comunisti, questi, diciamolo francamente, avevano l’idea più chiara della lotta della Resistenza perché venivano dalla Spagna o altro, ma tra gli altri nella formazione partigiana c’erano dei ragazzi giovani, se pensiamo a Enzo Pozzamai: è del ‘27, ha 17 anni, 16-17 anni, diciamolo francamente, la Resistenza è una cosa di questo tipo; quelli che avevano fatto la guerra, che venivano dal fronte non venivano mica sapete, pochissimi venivano nella Resistenza, era tutta la parte giovane che veniva nella Resistenza, era tutta la parte giovane che veniva nella Resistenza perché in fondo c’era più coraggio, gli altri avevano fatto delle esperienze non indifferenti o non erano maturi, perché bisognava anche essere maturi attraverso la famiglia, l’antifascismo in un paese come questo di Marostica. Ricordo c’era per citare i Carron, era una famiglia interna qua, ma loro sono andati a fare la Resistenza fuori Marostica, sono andati nell’Osoppo, in Friuli, il più vecchio il più giovane, i fratelli Carron insomma, ma in città... dentro alle mura non avevamo gente affiancata alla Resistenza, era tutta gente esterna che aveva fatto le proprie esperienze, gente che veniva dalla Francia, che era emigrata, che aveva fatto la guerra in Spagna, si raccoglieva tutto quello che capitava, a casa mia un bel momento... la avevano... chi si muoveva nell’ambito dei volontari della libertà o altre associazioni partigiane, il Comitato di Liberazione, avevano capito che a casa nostra ci doveva essere la raccolta di tutti quelli che passavano per la Resistenza. Diciamo che una gran parte di quelli che sono andati in montagna sono passati prima per casa nostra e poi sono andati in montagna in sostanza.
E là nasce il primo nucleo della Resistenza, con dei contrasti, con delle robe che si cercava di impostare perché non era facile, bisogna anche pensare che c’è un discorso, la popolazione di quel tempo là non era informata di niente e qualsiasi cosa succedesse si chiedeva "Ma perché? Ma come? Dove andiamo a finire? Cosa mangiamo? Cosa facciamo?" Le preoccupazioni giornaliere erano più grandi quasi... quando perdevano un figlio, quando una famiglia perdeva un figlio, dopo ne avevano altri 4 o 5 a cui dar da mangiare, le preoccupazioni diventavano quotidiane in sostanza ecco; la Resistenza era fatta anche di sopravvivenza, di chi poteva dar qualcosa... e allora mia sorella i miei fratelli, mio papà, mia mamma, cercavano... si è cercato attraverso i fornai... che pesassero in una certa maniera... che saltassero... perché c’erano le tessere, c’erano i bollini della tessera, c’erano 120 grammi di pane con la tessera, e allora a loro volta...
Io avevo il compito di alzarmi alla mattina e passare dai fornai e raccogliere un mezzo pane, un panino di qua un panino di là, li mettevo dentro la borsa in bicicletta, facevo il giro e così si poteva darne... mandarne un po’ in montagna, un po’ a chi era qui allo sbando o a chi passava... era di passaggio per altre formazioni partigiane insomma. Io facevo questo servizio, raccoglievo... facevo quasi della sussistenza insomma ecco... perché avevo un’età per cui non ero arrestabile ed ero talmente abituato a muovermi nell’ambito della Pedemontana qua, avendo avuto con mio papà l’impresa o altra conoscenza, così mi muovevo e potevo muovermi più degli altri insomma, poi era anche capacità, intelligenza di un individuo di muoversi in quel tempo là... io continuavo così; poi mi davano da fare... da portare, quando arrivava qualcuno, mi dicevano "Portalo...", avevamo delle baracche... e quando arrivava qualcuno che voleva andare in montagna, lo portavamo nelle baracche; qualche altro lo si portava in certe famiglie come a Borgo Giara, in via Beato Lorenzino, c’era una famiglia "delle gatte", una casa dove c’erano 3, 4 zitelle, e si portavano là dei personaggi che non si capiva da dove venissero, dove volessero andare, ma la cosa importante era che fossero antifascisti, allora li prendevo e li portavo lì la sera, si aveva un modo convenzionale di battere alla porta e allora aprivano la porta; aveva un muro questa casa, con questa porta solo, penso che anche i fascisti quando facevano la ronda non abbiano mai fatto caso a quella casa perché è una casa un po’ così; era faticoso capire cosa ci fosse al di là di quel muro insomma. Là ha trovato rifugio diversa gente che portavo là.
Dopo si è iniziato... vi racconto di questa formazione partigiana, tra i quali c’è un bel gruppo da Nove, tra i quali c’è Alfredo Munari, che è quello che poi ha preso in mano la formazione; si muovono, si organizzano, partono con i primi contrasti, nascono i contatti con la città, nascono già i contrasti interni, però c’era una linea ben chiara. Nel frattempo viene ucciso, viene ucciso uno a Valstagna, un colonnello che cercava di riorganizzare i fascisti a Valstagna in Valsugana, quello viene ucciso. Poi si stabilisce di uccidere un certo Caneva di Marostica, un personaggio che chi non conosceva qui a Marostica... aveva un negozio di scarpe qua in fondo e dunque si decide... perché andando in montagna pareva... dal dire al fare... lui raccoglieva notizie dalle spie della montagna in sostanza, su in montagna si era fatto... anche a Lusiana c’erano i fascisti che si erano organizzati; e lui raccoglieva, faceva finta, vendeva scarpe sì, ma raccoglieva anche informazioni, dove i partigiani si stavano organizzando; in novembre si decide... viene deciso di uccidere anche questo Caneva, viene ucciso una domenica mattina mentre stava andando in montagna nel terzo "turnichè", si chiamano "turnichè" le curve che portano ad Asiago da Vallonata. Lo fermano là e viene ucciso con un colpo in testa insomma ecco, e vi racconto questa giornata perché è stata una giornata terribile per i marosticani.
Verso una certa ora viene su... inizia ad arrivare la guardia repubblicana, perché allora non c’erano brigate nere o altro, c’era la guardia repubblicana della Repubblica di Salò. Arrivano a Marostica, mettono a ferro e fuoco la città, portano giù il morto, lo portano in camera ardente nel castello, questo Caneva... e poi chiudono le porte, e di tutti quelli che sono dentro le mura fanno una grande retata e là inizia una giornata di fuoco perché vanno a prendere tutti gli antifascisti di Marostica, tutti gli antifascisti di Marostica li portano là, posso fare anche i nomi, Taschetta, hanno portato là anche Viaro che era un personaggio industriale di qua, hanno portato Taschetta, hanno portato Scremini, hanno portato diversi, li hanno portati davanti al castello, vi racconto questo perché questo gruppo di antifascisti che viene portato davanti al castello, in quella giornata là... Intanto i fascisti ne fanno di tutti i colori in città e fuori città si portano... quello che possono fare lo fanno perché "hanno tirato addosso" a tutti, non hanno ucciso nessuno in quei giorni là, ma hanno messo un terrore tale in città che metà bastava, vi racconto questo perché dopo il racconto ha una logica, ha un filo... Quella giornata là i fascisti in un certo senso avendo perso quel gerarca là, trovano le motivazioni per... le motivazioni per... è quasi una presa d’atto che loro sono la forza maggiore. Quella giornata si conclude con gli antifascisti davanti al castello che dovrebbero essere fucilati, con le persone per strada che vengono percosse, prese a calci sul sedere, sberle in testa, vi racconto dei fatterelli... C’era un sarto, un povero sarto... il quotidiano, il quotidiano entra nella Resistenza così... con forza anche; c’era quel sarto quel giorno là che portava un vestito, aveva fatto con la stoffa militare un paio di pantaloni, capperi! Lo hanno trovato per strada e gli hanno chiesto "Cos’hai dentro questo pacco?" Lui tira fuori un paio di pantaloni militari che aveva rimodernato, gliene hanno data una scarica, era un certo Guasos che stava su verso Vallonata. Un altro che aveva portato fuori... uno del borgo che faceva mastelli, ceste, aveva portato una cesta, un mastello... Cosa volete, anche se c’era quelle cose là, uno cercava di prendere un franco anche in quelle giornate là; allora lo hanno preso e gli hanno detto "Dove lo porti questo mastello qua?" e gli hanno dato una scarica di botte e hanno spaccato il mastello, a quell’altro hanno trovato i pantaloni e sembrava fosse un partigiano, non finiva più insomma, un’infinità di questi fatti. La levatrice sta andando su a San Benedetto, la prendono a fucilate, era la Camplani, la Camplani qua di Marostica, su San Benedetto, quel monte qua a destra prima di Vallonara, la prendono a fucilate insomma roba da matti, una giornata terribile.
Conclusa qui, i fascisti lasciano già una grossa ipoteca a Marostica e Marostica diventa... loro individuano che c’è questa formazione partigiana, hanno già due morti, uno in Valsugana e uno qui a Marostica no... Capite che quando cominciano ad esserci i morti comincia ad esserci anche una concentrazione di servizio segreto di questo di quello, i tedeschi cominciano ad avere una loro presenza non indifferente alle scuole giù in via Roma, c’erano 300 tedeschi, non è mica uno, 300 tedeschi eh. La presenza comincia ad essere massiccia, allora comincia ad essere pesante, perché allora... comincia... da subito sono iniziate la ronda notturna, il coprifuoco, il coprifuoco si andava secondo... secondo gli ordini, una sera poteva essere alle 8.30 al calar del sole, altre volte anche alle 6.30 - 7, allora diventava difficile, dovevamo rientrare prima, anche tutto lo svolgersi del quotidiano doveva essere concluso perché con le ronde non era mica facile, sparavano a vista, ecco. Questa formazione partigiana continua, si organizza, fa un attacco contro la Brigata nera di Lusiana, mette scompiglio nella Pedemontana, i fascisti si sentono anche loro addosso questa formazione partigiana.
Però c’è anche una cosa, che lascio fuori, potrei anche raccontarla, ma la lascio fuori, sono dei fatti interi dove tra i quattro... i quattro più... i quattro partigiani che avevano più esperienza perché avevano già una certa età, volevano imporre certe cose ma la formazione partigiana non ha accettato e là è avvenuto che li hanno uccisi in sostanza ragazzi... ma anche questo fatto qua... vi lascerò qua il libro... dopo vi mostro prima di finire l’intervista il libro di cronaca e storia di mia sorella e dentro poi... Posso dire cose che lei ha pensato sempre di lasciare un po’ chiuse perché in fondo queste cose qua andavano a incidere su tutto l’apparato dei partigiani, sulla formazione, sull’antifascismo, non avevamo bisogno di beghe interne, perché avevamo già una bega interna col fascismo e con i tedeschi sempre addosso.
Allora questa formazione partigiana, la prima formazione partigiana che c’è nel Veneto perché nasce in ottobre però quando è il 28 dicembre i tedeschi fanno un rastrellamento, fanno un rastrellamento e là uno scontro di un paio di ore con la formazione partigiana e là la formazione partigiana si dissolve. Rientrano nelle casare da dati... da dati di fatto i tedeschi stessi dicono "Non avremmo mai pensato che a pochi mesi dall’8 settembre ci fosse già una formazione partigiana così organizzata bene insomma". Gli stessi tedeschi si sono trovati ad ammirare quanto questa formazione partigiana era riuscita a mettere in piedi, loro sapevano dare il peso alle formazioni partigiane perché ne avevano già esperienza vero... Da là ad un paio di giorni vengono presi quattro partigiani della formazione partigiana... dopo lo scontro che hanno avuto... uno scontro con i tedeschi dove hanno resistito un paio di ore, dopo hanno abbandonato tutto, perché sono stati costretti ad abbandonare, erano 28 contro un numero superiore, erano piazzati molto bene, avevano una mitraglia, hanno tenuto abbastanza testa, poi si disperdono e 3, 4 giorni dopo i tedeschi, i fascisti prendono con la spia i partigiani che sarebbero Decimo Vaccari, Rossi, i quattro fucilati in castello insomma, e la ci troviamo che veniamo a sapere... perché subito un gruppo di partigiani li abbiamo portati... sono venuti a ripararsi giù qua nel palazzo rosso che sta tra la Val Tripona e Valle San Floriano, e là si sono riparati un po’ di giorni. So che sono andato con mia sorella in Val Tripona ed erano là, però ormai erano stati presi questi quattro partigiani, c’era già... pesava già insomma.
Passano questi 7, 8 giorni ed arriviamo al 14 di gennaio del ‘44; quella mattina là cosa succede, si vede che arriva la Guardia Repubblicana in piazza, saranno stati una quarantina di guardie repubblicane, si piazzano adesso guardando il castello inferiore qua, si piazzano a destra, là c’era anche un fruttivendolo, erano seccati, aveva messo fuori questo banchetto, c’erano queste quattro castagne, queste quattro mele; arrivano questi fascisti, avevano dei fiaschi di vino, si mettono a bere, si mettono a cantare, cercano di mangiare la roba a questo fruttivendolo, gli hanno dato quattro schiaffi perché ha detto "No, non mangiatemi la roba", non c’è stato niente da fare, facevano quello che volevano. Loro hanno tenuto la piazza per... diciamo dalle 9.30-10 fino a quando è arrivata la camionetta, sono arrivate le camionette da Vicenza, due camionette da Vicenza; c’erano dentro i quattro partigiani. Quando sono arrivati la SS tedesca che portava un pezzo di lamiera qua davanti, hanno anche un nome no, portava una... lamiera davanti che era scritta in tedesco, era il plotone di esecuzione; arrivano questi quattro partigiani, smontano, c’è qualche compagno che lavorava assieme a Decimo Vaccari, Decimo Vaccari stava vicino al convento, ci trovavamo tutti i mezzogiorno, prima che andasse a lavorare da Artuso, era una fabbrica che faceva la gomma qua in Ponte della Longhella. Smontano questi quattro ragazzi, queste forze tedesche e fasciste portano dentro al castello queste quattro persone, ecco, e qui nasce un discorso che posso far proseguire... Avevano fatto piantare un palo dentro al castello, fatto piantare un palo da un piccolo impresario che era Caberlon Tranquillo e il figlio Mario, perché nel castello avevano fatto dei lavori di copertura, c’erano delle travi, hanno preso questi due... questa impresetta... questi due proprietari di impresa e figlio e gli fanno piantare il palo: immaginate uno che va a piantare il palo perché fucilano gli altri! Insomma piantano questo palo e dopo portano sotto il portico i quattro partigiani, vengono a chiamare il prete per confessarli, li confessa uno che ho qua... viene giù il prete e confessa questi quattro, il plotone di esecuzione si mette lungo il porticato, e dopo averli confessati inizia la fucilazione, la fucilazione è qualcosa di tragico per la città, per i quattro che vengono fucilati, ma per la città perché vengono fucilati uno ogni quarto d’ora. In sostanza l’esecuzione avviene in un’ora, vi immaginate cosa vuol dire ogni quarto d’ora sentire una scarica che ammazza uno?
E allora c’è il portone di ferro dentro il castello, là c’erano degli altri amici miei e siamo andati sopra il muro, c’è ancora quel muro, c’è quell'elevato là e riuscivamo a guardare dentro. La prima scarica siamo riusciti a stare là, la seconda hanno preso... hanno messo il telo sul castello, sul portone e siamo scappati sul monumento, c’era un monumento all’Unità d’Italia prima della stazione, siamo andati là. Dopo io ho preso la bicicletta, perché ero venuto giù in piazza perché i miei fratelli, mia sorella, mi avevano detto "Va’ giù a vedere cosa succede", e allora continuavo ad andare indietro avanti e in bicicletta e dicevo loro come stavano le cose; quando sono tornato indietro in bicicletta, la sorella di Vaccari, la Irma, prende su una bomba a mano e la pistola e viene giù nella strada, stava nel convento di San Sebastiano, viene giù dalla strada carrabile dietro il convento, viene giù al fontanone e io e mio fratello Nanni la prendiamo, Nanni le dice "Dove vai?" Risponde "Li stanno fucilando... Vado in piazza," dice, "gli tiro una bomba a mano addosso"... Comunque è stato un momento di emozione; la fermiamo insomma, le prendiamo la bomba a mano e la pistola e la riportiamo a casa, torno giù, e cosa volete, questa famiglia era composta da sua mamma, la Irma, la Fiorinda... sopra la città c’è una cappa di piombo... non credevo mica di commuovermi, scusatemi, ma cosa si può fare...
E allora... il pomeriggio passa in quella maniera là; i fascisti decidono di... volevano metterli fuori... i fucilati davanti al castello no, e dopo rinunciano, interviene il prete, questo quello, rinunciano e allora li portano in cimitero, li portano in cimitero, e là... cala la sera... Bepi Pizzicotto si pensa di accendere un lumino nella cella mortuaria e dal convento si vedeva questo lumino... questi Vaccari avevano il ragazzo fucilato e urlavano, e allora io prendo e vado giù a casa, parlo così perché è scritto anche nel libro... fatalmente vado... mia mamma mi dice "Adesso facciamo una minestra e gliela porti su, che mangino qualcosa i Vaccari"... fa questa minestra e poi mia mamma mi dice "Adesso vai a prendere un po’ di crema marsala"... e allora vado da Rita Mocche che aveva l’osteria in Giara là, e non si sa, era anche tempo di guerra ma non si sa, mi viene anche da ridere, c’era anche la crema marsala, non si sa come facesse ad esserci la crema marsala, in mezzo a tanta fame ma qualcuno aveva qualche botte piena e questa crema marsala si trovava, ho preso tre quarti di crema marsala, e dentro, ecco vi dicevo prima di quello che aveva piantato il palo, trovo Caberlon e suo figlio dentro là, erano ubriachi a forza di bere, volevano dimenticare, continuavano a dire "Non è colpa nostra se abbiamo piantato il palo", Mario e Tranquillo Caberlon, c’è Rita Mocche che mangia di là, Gigetto di qua e questi due Caberlon che piangono e si sente dire "Non è colpa nostra", e io vi racconto questo perché voglio che... anche adesso lo scriverò con qualcuno, voglio che si sappia come abbiamo vissuto quei giorni là.
Insomma questo mi dice "Pompeo cosa vuoi?" "Voglio la crema marsala"; compro la crema marsala, la metto nella borsa, adesso han detto "Bisogna che vada in convento", ci sono i fascisti bisogna che stiamo attenti; mia sorella mi dice "Come facciamo?" e io ho detto "So io come andare su in convento"; vado su, poi vado dentro dai Lunardon, poi vado giù per i Canegon, vado fuori, poi passo così e i fascisti cercavano di stare attorno al convento per vedere se c’era qualche partigiano, o delle fam... qualcuno che si avvicinava alla famiglia dei Vaccari, in convento c’erano cinque sei famiglie, sette otto, una trentina di persone in convento; il vecchio Vaccari era dentro dai Segafredo, le donne erano a casa che urlavano, e allora io pian pianino ho visto che c’erano i fascisti ma conoscendo il convento di San Sebastiano mi porto dentro la famiglia dai Vaccari, trovo queste tre donne, era scuro, con questo lume acceso, e allora sono a letto mezze nude e urlavano disperate, mezze nude nel senso che si erano messe a letto cosa volete e si alzava per andare alla finestra a chiamare suo figlio... cerco di far bere un po’ di crema marsala, dico "Vi ho portato la minestra", qualcosa lo raccolgo, gli do da mang... mangiano qualcosa, mettono in bocca qualcosa, bevono qualcosa; e là... non era facile star là, c’era una disperazione cercavo di... io non ero mica turbato, nel senso che insomma sapevo cosa era successo ma non era mica mio fratello vero, ma sicuramente non era facile star dentro in quella casa là quella notte.
Dopo un bel momento come d’accordo con i miei fratelli e mia sorella sono uscito e ho indicato... ho detto "Guardate che i fascisti sono collocati qua" e dopo si sono portati, si sono un po’ abbassati e così sono potuti andare in casa mio fratello Nanni, mia sorella, e io sono rientrato, sono rientrato alla mattina, perché è scritto anche nel libro e là termina la tragedia dei quattro fucilati in sostanza, ecco dopo allora alla Irma Vaccari le si dice "Irma, tu non esporti più, perché ti hanno fucilato il fratello"..., si decide in seno ai partigiani al gruppo di Borgo Giara, perché il gruppo di Borgo Giara era organizzato... era comandato da mio fratello Nanni, mia sorella, mio papà... Era organizzato bene insomma, erano tutti ragazzi che frequentavano casa mia... e si dice a Irma che si metta un po’... che cerchi di portare avanti la sua famiglia, che non si faccia... che non si esponga più... era ormai in vista... i partigiani era in vista ai fascisti e si calma, veniva, "povera cagna", veniva a fare i fatti, a fare la domestica, in una famiglia qua dai Los, veniva a fare i fatti in casa ecco, e così le famiglie, questo episodio ve l’ho raccontato insomma, come è avvenuto.
La formazione partigiana si disperde, mi restano alcuni partigiani... tra il comandante Munari e allora quello lo mettiamo a Nove in casa di Pasquali. Siamo nel ‘44, si continua a organizzarsi, i ragazzi cominciano ad andare in montagna, le attività si alternano, molta gente veniva a casa nostra a trovare risposte e mia mamma sapeva dare risposte, i miei fratelli anche; come organizzarsi, come capire, come sopportare, come evitare no, c’era anche da "ciaparsi da viver", c’era anche il discorso di "ciaparse da viver", mio papà con quest’impresa... potevano anche venir fuori dei soldi, insomma soldi, questa piccola sussistenza ecco, mangiavamo noi, mangiavano anche gli altri; e ci troviamo che andiamo verso... attraversiamo quasi una parte del ‘44, io sempre tutti i giorni col mio lavoro di... sussistenza, il mio lavoro di questo e di quello e nel frattempo c’è una novità: avevamo un certo Gagliano... Gagliano Guerra viene preso e messo al distretto di Vicenza per dirvi, fatti del genere; e al distretto di Vicenza ci sono tutte le piastrine di riconoscimento, quando uno arrivava al distretto trovava già la divisa e tutto quanto; questo Gagliano Guerra cos’ha fatto: gli abbiamo dato tutti i nomi dei partigiani che avevamo... che erano nella formazione e anche sbandati, e lui nell’archivio del distretto ha portato via tutt... strappava i fogli e li faceva sparire e portava fuori anche le piastrine di riconoscimento e in sostanza quando al distretto guardavano chi erano gli sbandati o altro per andare a reclutarli o altro, sotto la Repubblica di Salò, non si trovavano i nomi; mi ricordo che una notte è arrivato e ci ha portato su in casa, ci ha portato in casa le piastrine di riconoscimento dei miei fratelli e di altri partigiani, capperi! Non sembrava neanche vero; intanto c’era già una voce nascosta al distretto, si cercava di eliminare anche quelli; perché anche quando venivano fuori i fascisti i tedeschi domandavano dov’erano i ragazzi sbandati, le famiglie dicevano "Mah! cosa vuole? Non è mai rientrato dalla guerra, non l’ho mai visto", in quella maniera là si giustificavano le famiglie, quando le spie non dicevano che in realtà c’erano.
Intanto si raccoglievano le formazioni partigiane nel Grappa, nascevano le formazioni partigiane del Grappa; noi non eravamo con quella formazione del Grappa ma c’erano contatti, mia sorella, essendo commissario politico era un pochino, un po’ dappertutto oltre ad esser staffetta in Vescovado a Vicenza, mia sorella, in quei tempi là, andava a rispondere al vescovo di Vicenza; andava al vescovado dove il clero... aveva dentro la Resistenza... già fatto la sua formazione in sostanza, c’erano poche discussioni da fare, il grosso contributo l’hanno dato le sinistre, ma anche il clero ha dato il suo contributo, perché in molte parrocchie, in molte chiese, in molte parti i parroci davano da mangiare, ne avevamo che erano con loro ma c’erano anche quelli che erano con noi; passiamo l’estate, la formazione partigiana del Grappa si organizza, ci organizziamo anche noi, però ci sono grossi problemi di sussistenza, ci arrivano degli ebrei qua, vengono sistemati, loro non hanno la tessera, non avendo la tessera non c’è pane da dar loro, non c’è niente da dar loro; e allora dovevamo in qualche maniera recuperare e portare a questi ebrei; e allora cosa era stato fatto? Era stato fatto una corda come no, una corda, una linea, i contadini dovevano dare chi le patate, che questo chi quello, anche poche cose, anche il granoturco o un po’ di frumento, ci eravamo organizzati con delle piccole macine a mano, macinavamo il frumento, il sorgo, un po’ di fagioli, due tre patate, pensate che bastava anche poco, un po’ di farina si facevano queste polente e si portava loro; mi ricordo che ho passato... che l’estate si passava così...
Avevamo Alfredo Munari che dovevamo portare... qui non poteva più stare perché i fascisti dovevano prenderlo perché era il comandante si può dire della formazione dopo il rastrellamento e mia sorella va giù in Piemonte per vedere se si poteva portarlo in quelle zone, portarlo fuori, perché fosse fuori da.... da essere ricercato, ma le formazioni partigiane là non raccoglievano, non si sentivano di raccogliere i partigiani di qua e allora è rimasto qua, e allora con la formazione partigiana Giovane Italia, il distaccamento qua che controllava che era piazzato qua a Rubbio, dentro... in Val Gallina davanti, la parte qua diciamo, la parte che guardava, la parte che guardava la Valsugana, avevano il compito la Giovane Italia, e allora c’era dentro Marostica, Mason, diciamo un pezzo di Bassano, Nove, Cartigliano, Pozzoleone, Sandrigo, Breganze, Thie..., Scaldaferro, diciamo... poi su qua Pianezze, Molvena, questo gruppo qua faceva parte tutto della Giovane Italia; e allora si è pensato... è andato su con la Giovane Italia e là comandava Moretto, lo chiamavamo "il negro", comandante partigiano; questo Alfredo Munari pensiamo di mandarlo là, mia sorella pensa di piazzarlo là; nel frattempo lo ospitiamo, lo ospitiamo dietro il castello nella baracca di Segrafredo; una mattina mia mamma... l’ho aspettato fino a tardi e dopo ho detto... mi ha detto mia mamma "Guarda che è arrivato Alfredo Munari con un altro e bisogna in qualche maniera dargli da mangiare." "Sì..." E ha detto... "Dove vai a vedere se c’è qualcosa?", era l’inizio di agosto, sta attento, era l’inizio di agosto e allora cosa faccio? Ho pensato "Adesso vado a rubare i fagioli su quel campo là, che era sotto un bosco, lenticchie, fagioli, l’uva..." L’uva clinton cominciava ad essere matura in agosto perché anche quella bacò in cucina si fa... e allora alle cinque della mattina sto rubando fagioli, un po’ di patate, quattro sucati, sapete cosa sono i sucati? I sucatei, quelli che nascono in mezzo al sorgo; capperi! Sento che fischiano, "Madonna," penso, "Qua c’è il padrone che mi ha visto", perché normalmente... ho detto "Sacramento, qui sono preso questa mattina, i me da na carga, mi riempiono di botte"; invece vedo venire fuori dal bosco 3-4 partigiani, e ho detto, ho pensato tra me "Che partigiani è che ho qua, se questi fischiano, mi mettono in evidenza!". Si o no? Ecco, gli ho fatto segno che vadano dentro così... e a mia volta sono tornato a casa, ho portato a casa questa roba, mia mamma ha fatto le minestre, e poi ho portato su da mangiare e gliel'ho detto: "Ragazzi guardate che quando uno sta rubando, non si fa mica rumore perché, dico, si lascia che rubi e voi state tranquilli..." Lo abbiamo tenuto alcuni giorni questo Alfredo Munari, poi lo abbiamo portato su in montagna col "negro", lo abbiamo portato su nella formazione partigiana Giovane Italia.
Intanto dopo cosa facevo? Con mia sorella partivamo quando avevamo lo zaino, quando riuscivamo ad aver lo zaino partivamo, io... lei davanti o io davanti e ci scambiavamo lo zaino e andavamo su. Mia sorella mi ha sempre usato anche in maniera sfacciata, lo dico francamente, perché diceva "Va avanti tu Pompeo". "Sì sì, vado avanti io." "Vai indietro tu Pompeo, vai indietro tu." "Vai a vedere tu Pompeo." "Vado a vedere io sì", sì perché se prendevano me... loro li portavano in campo di concentramento, ma io... tuttalpiù... Anche i fascisti locali qua, mi vedevano sempre in giro in bicicletta, ero uno che fin da bambino era sempre in giro per la città no, ero girovago, ero furbo, e allora non ci fai neanche caso se ti avvicinavi... dopo io avevo fatto... ero amico anche del figlio del fascista Caneva, Tino Picitti lo chiamavamo, questo qua lo facevamo parlare noi, e allora lui andava dentro nella federazione, da una parte e dall’altra e poi veniva fuori e gli chiedevamo "Cosa dicono i fascisti dentro Picitti?" "Dicono questo, dicono quello, dicono quell’altro questo e quello..." allora si era informati anche attraverso di lui, incoscientemente faceva la spia in sostanza, delle volte gli abbiamo fatto portare fuori le pallottole da dentro il Fascio perché gli dicevamo che andavamo a caccia perché avevamo anche un fucile no, il fucile per andare a uccellini, pettirossi, così, ancora prima dell’8 settembre e lui... qualche domenica qualche volta portavamo anche lui a caccia e allora c’era questo legame e gli facevamo portare fuori... dicevamo "Gli togliamo la polvere" invece quando riuscivamo ad avere qualche pallottola la portavamo in montagna insomma, usavamo tutti in sostanza per avere delle cose.
Come vi dico... accade... una disgrazia sì, ma anche una fortuna: nasce la TOT, la TOT non so se sapete, la TOT era quel reclutamento generale per fare, dopo la linea Maginot, che era questa qui no, la linea gotica quella sul... che i tedeschi pensavano la linea gotica, avevano pensato di fare un’altra linea, quella della Pedemontana; e allora con la TOT... qualche errore lo faccio anch’io nel ricordo... quando inizia la TOT inizia anche un periodo buono perché cosa abbiamo? Abbiamo la copertura della TOT con i tesserini dei partigiani, ed è una gran bella cosa quella no? Questi... quelli che possono si presentano e dicono "Veniamo a lavorare sotto la TOT" e i tedeschi non guardavano... Loro dicevano "Questi li abbiamo già reclutati, possiamo anche non controllarli", perché tutte le mattine dovevano essere presenti e la TOT inizia a fare i lavori delle gallerie e delle trincee. Loro pensavano che forse dopo la linea del Po ci si ritirava, i tedeschi pensavano di fare la Resistenza nelle Prealpi. Certo che nelle Prealpi dovevano liberare tutto il discorso dei partigiani; e quando è arrivato agosto sono iniziati i grandi rastrellamenti...
Ah sì, in agosto sono iniziati i grandi rastrellamenti perché sì, stavano facendo le trincee ma volevano liberare le montagne dai partigiani e sono iniziati i grandi rastrellamenti quelli di... diciamo del Pasubio, delle valli di Chiampo, di qui su... dell’Altipiano, Granezza, rastrellamenti pesanti, formazioni partigiane disperse, e lentamente arriva anche il 28 settembre quello del Grappa sa... Però c’è stata una cosa: che quella del Grappa... Io mi ricordo una cosa: mi mettevo nella Statale n° 4, allora si chiamava Statale n°4, e ho contato 500 carri di ucraini, perché i tedeschi avevano gli ucraini, dentro il loro esercito, e gli ucraini erano cattivi; ogni carretto che passava era tirato da un cavallo e sopra avevano magari i vettovagliamenti però c’erano 4, 5 ucraini: vale a dire che 500 carretti con 4, 5 ucraini vengono fuori 2500 persone vero! Il conto almeno era questo. Io lo avevo riferito a mia sorella e anche agli altri. Dico "Sono passati 500... in tre giorni sono passati 500 carretti di ucraini e si sentiva che il rastrellamento del Grappa avveniva; mia sorella, mi ricorderò sempre, prima del rastrellamento del Grappa, viene a casa la sera... perché rientrava poche volte anche lei... ci si trova e dice "Sono stata a sentire i comandanti partigiani del Grappa e i commissari politici... hanno 27 colpi a testa... con 27 colpi a testa si pensa di tenere... di stare in Grappa... distribuiti avevano 27 colpi, 30 colpi a testa... ma scherziamo? È da scappar via". Infatti... invece i comandanti decidono e dopo, attraverso i testi che c’erano o altro, succede quello che succede insomma, loro credevano di resistere di più, di fare di più, insomma quelle erano valutazioni che hanno fatto i comandanti del Grappa in sostanza.
Nel frattempo, prima dei rastrellamenti ci sono stati tutti i lanci... ecco mi sono dimenticato i lanci con Pippo: Pippo passava, c’era un aereo che passava e radio Londra dava... ecco, voglio ritornare un po’ indietro, radio Londra dava le coordinate, le coordinate e si sapeva, quando dicevano "La neve casca sull’Altipiano... ci sarà temperatura bassa in pianura Padana... nel vicentino piove..." I partigiani... erano delle coordinate... con le radio trasmittenti e allora capivano e iniziavano i lanci via Rasp, i lanci in montagna, i lanci sull’Altipiano, dappertutto in sostanza... è stata una roba... gli americani... alle formazioni partigiane bianche facevano i lanci, a quelle rosse niente, e allora qua c’è il discorso che le formazioni partigiane rosse avevano meno armi di quelle bianche, e allora c’erano dei forti contrasti ma comunque si doveva tener duro; in Grappa erano stati richiesti lanci e anche protezione, si sperava che i caccia venissero a colpire quando iniziava il rastrellamento... si era sempre in attesa con le orecchie ad aspettare se arrivavano i caccia inglesi a mitragliare le formaz... le truppe tedesche e fasciste, erano 12.000...12.000...12.000 quelli che hanno fatto i rastrellamenti sul Grappa, mica uno scherzo eh! Contro 1.500 uomini, 12.000 persone, 8.000 tedeschi e 4-5.000 della brigata nera, tra i quali anche la brigata nera di Marostica eh! Era... cos’era? Asolo, Possagno... in quella zona là eh!, hanno dato man forte anche i fascisti di Marostica; e come dicevo con quel rastrellamento là... avevano paracadutato anche dei comandanti inglesi... adesso io parlo così, ma se uno vuole approfondire legge i testi, trova tutte queste notizie, perché in pochi minuti non posso mica spiegarvi queste cose insomma, però, quando è iniziato il rastrellamento del Grappa noi eravamo... c’era uno scompiglio non indifferente perché qua la formazione partigiana aveva capito, nell’Altipiano ci si può nascondere, ci si può muovere, ci si butta giù in tutte la vallate... il Grappa quando è circondato... è una montagna a piramide in sostanza, conosciamo tutti com’è il Grappa, sconsigliabile per la guerra partigiana; l’Altipiano sì, ma il Grappa è sconsigliabile: manca acqua, manca... manca tutto in Grappa; comunque la formazione partigiana aveva deciso, loro comandavano di là, noi, mio fratello, mie sorelle, i capi partigiani comandavano di qua, ognuno aveva la sua tendenza, dopo vi dirò anche una roba: in base all’intelligenza del comandante la gente si salvava, in base a quanta intelligenza o quanta furbizia si aveva, sicuramente il rastrellamento del Grappa ha dato un grosso colpo a quella che è stata la formazione partigiana del Grappa, però... scompiglio non indifferente... adesso io vi racconto così... quando hanno impiccato quelle persone là...
La registrazione la facciamo qui in via Callesello, qua alle porte bassanesi; mi ricordo che quella mattina ho passato i negozi sempre come vi raccontavo, un pezzo di pane, questo, quello, quell’altro, viene dentro un fascista; c’era un piccolo mastello di marmellata che veniva distribuita... questi pochi grammi di marmellata, vengono dentro i fascisti, si mettono là, prendono tutto il pane e si mettono a mangiare questa marmellata... anche questi fatti quotidiani qua danno senso al racconto no... Si mettono a mangiarla e questa poverina, questa poveretta dice "Ma cosa fate, resto senza pane!" Insomma la prendono, vanno al di là del banco e le dicono "Adesso la impicchiamo come quelli che abbiamo impiccato là a Bassano!" Ti puoi immaginare che razza di affare! Che coraggio ha la gente quando ti dice "Ti impicchiamo"... E ricordo sempre questo fatto qua che era alle porte bassanesi, hanno mangiato quello che volevano, mangiato... che quei "poveri cani" che avevano la tessera in quel negozio quella mattina là non hanno mangiato niente in sostanza, hanno mangiato i fascisti.
Comunque a casa mia c’è sempre un grosso fermento, a casa mia c’era un fermento che non finiva mai di... chi arrivava, chi andava, chi portava, ed era così, allora cominciammo anche noi ad avere i nostri problemi... perché alcuni partigiani sono stati presi e messi dentro la brigata nera... Faccio questa premessa qua: gli dicevano... noi abbiamo detto a tutti i partigiani che vengono presi, almeno quelli di nostra conoscenza sotto... sotto.... gli auspici della nostra formazione qua, "Dite che andate in brigata nera", perché andare in campo di concentramento non si torna mica, andare in brigata nera si restava qua; mettere su la divisa di brigata nera era dura sapete, per quelli che erano presi, però allora hanno preso Italo Maso, Cristiano da Valle e altri e sono andati in brigata nera e anche da là venivano fuori delle notizie e anche qualche volta veniva fuori qualche manciata di pallottole; e allora avevamo: la TOT che, a chi aveva da mangiare a casa abbiamo detto "Il mangiare... mangiate... siete contadini, mangiate quello di casa vostra portatevelo via, date a noi i buoni". E allora i buoni... C’era in borgo Giara una grossa fabbrica da Costenaro, e avevano fatto dei depositi tedeschi di sostentamento per tutto quanto era reclutato sotto la TOT; le piante venivano abbattute, c’erano tutte trincee qui nella Pedemontana, le gallerie erano già state portate avanti... un bel discorso... erano andati dentro di sette otto metri, avevano forato sette otto dieci metri di profondità, quanto basta per mettere dentro una mitraglia, un cannone sulle gallerie, le trincee basse quaggiù avevano tagliato tutti i fustelli, le piante e con i rami avevano fatto le trincee, insomma il paesaggio era una desolazione; fame, desolazione e però la TOT...
Io, diciamo francamente, con i buoni riuscivo a turno, quando cambiava... era così... quando cambiava il turno del tedesco che, nelle giornate di giovedì, che distribuiva da mangiare, io andavo là, gli davo il buono e mi dava la quantità di mangiare a secco e la portavo via, ricordo sempre... e allora facevamo questo gioco qui noi giovani; ecco allora abbiamo questi momenti qua: abbiamo dei momenti in cui la brigata nera anche di Marostica fa i suoi morti perché va qui su a San Luca, bruciano le case e uccidono i fratelli Morello, tanto per cominciare... che i marosticani non hanno fatto niente... hanno ucciso i Morello, uccidono a Marsan... uccidono chi devono uccidere a Marsan, nella brigata nera vengono dentro quelli di Faenza, gente i faentini, Faenza e altra gente che... il fronte avanzava, c’era un discorso diverso perché quando... quando gli americani avanzarono il fronte si è portato a pochi chilometri, si può dire dalla Pedemontana, era sul Po, vero, il fronte, i fascisti, Toscani e altro si sono rifugiati tutti qua, arrivavano solo fascisti e sempre più aggressivi. Come vi dico, facevano ogni notte... qualcuno "ci lasciava le penne" con i fascisti, perché... più o meno qualcuno "ci lasciava le penne"; l’intensificarsi delle spie... perché poi c’era anche un discorso, qualcuno volontariamente o involontariamente, con i bandi che mettevano fuori, davano 5 kg di sale, 500 franchi se denunciavano un partigiano, farina, pane, questo, quello, bisognava leggere i bandi cos’erano, e qualcuno e qualcuno... quel bando faceva piacere perché diceva "Io denuncio anche il partigiano, prendo questo, prendo quello", perché in tempo di guerra la gente, con la cultura che c’era qua, con l’ignoranza, la cattiveria, non voglio mica fargliene una colpa, ma le condizioni erano quello che erano e qualcuno si sentiva anche di tradire insomma e ha tradito, dava notizie che poi venivano a pesare su piccole contrade di collina o altro; adesso per darvi un’idea quel periodo là così.
Riprendiamo. Siamo... abbiamo queste piccole sussistenze dalla TOT, abbiamo altre cose così, abbiamo... ecco vi dico anche una cosa che dentro la brigata nera di Nove avevamo della gente... una brigata nera anomala, con... era anomala ma serviva per tenere coperti i partigiani che erano cercati, c’era un po’ di tutto sapete perché... Spiegare queste cose qua dopo 55 anni non è facile ricordarle, spiegarvele o anche farvele capire, perché le condizioni in cui si viveva qua, la condizione che c’era era una condizione che è quasi impossibile trasmettere a voi, bisogna che vi sforziate per capirla ecco; come vi dico quel momento là, quell’autunno là, dopo i rastrellamenti del Grappa così e via dicendo si intensificano le rappresaglie e via dicendo: diventa difficile fare i partigiani, in montagna inizia l’inverno, è un freddo "da cani", non c’è più da mangiare, gli americani, adesso non mi ricordo più, il generale... quello che è stato il generale americano, dice alle formazioni partigiane di venire giù dalle montagne; le formazioni partigiane non accettano, stanno su, in qualche maniera attendono, c’era un gioco politico più grande di noi partigiani in atto, che poi arriviamo a capirlo lentamente insomma; i partigiani non ascoltano quando viene detto "Venite giù dalle montagne", i partigiani si organizzano; stiamo fermi però in attesa; si fanno cattivi... si fanno più cattivi i tedeschi, più cattivi i fascisti, però anche nelle formazioni partigiane prendono sempre più coscienza, anche chi non aveva preso coscienza prima, nell’autunno del ‘44 prende coscienza molta gente, perché ormai inizia a riguardare tutti, nessuno più deve restarne fuori; insomma: ci troviamo con coscienza sì e anche no perché la paura è tanta ragazzi, il coraggio lo aveva solo chi si era fatto una coscienza di classe, una coscienza di antifascisti, una coscienza... chi, fortunosamente come la mia famiglia, aveva un padre e una madre che sapevano dare risposte prima che avvenissero questi eventi, sapeva dare risposte nel momento... nel quotidiano di quello che succedeva ecco. Ci troviamo in quell’inverno, in quell’inverno là posso raccontarvi che i partigiani, bravi partigiani, fanno saltare il ponte vecchio di Bassano, Masaccio, Coccobil, fanno... si organizzano e con un carretto, con dell’esplosivo sotto, con delle fascine sopra, riescono, lo trovate anche scritto, riescono a portare sopra il ponte vecchio un carretto e fanno esplodere il carretto sopra il ponte vecchio di sera, e fanno saltare il ponte vecchio, perché il ponte nuovo, gli americani, a forza di provare, erano riusciti a buttarlo giù.
Quell’attentato del ponte vecchio comporta, siamo già in febbraio, se guardiamo le date sul ponte vecchio, comporta che prendono, mia sorella quel giorno là si trovava con i partigiani a Bassano ed era giù là... era venuta giù là nella zona del Margnan, e insomma si sa che... c’erano notizie che nel carcere volevano fucilare della gente; i partigiani di Bassano con mia sorella volevano organizzare qualcosa, per tentare di salvarli; ma quando si portano sul ponte vecchio si trovano lo schieramento di fascisti, di tedeschi, che è impossibile... È meglio rinunciare, mia sorella si era vestita da vecchia; e tra questi, lo racconto perché la brigata nera, dal momento che i marosticani vogliono essere fuori, candidi, la brigata nera di Marostica... sono loro il plotone d’esecuzione che fucila quelli del ponte vecchio; e là, disgraziatamente c’è anche Italo Crestani, un partigiano che è stato preso e messo dentro. Lui, alla mattina fucilano, verso sera quando lo lasciano in libera uscita, perché i componenti della brigata nera quando erano le 6, 7 della sera andavano dove volevano dopo, capita a casa mia Italo Maso e mi racconta piangendo, trova me, perché normalmente stavo io in deposito là nelle baracche di casa. Viene là, lo vedo e si mette a piangere e dice "Questa mattina siamo andati sul ponte vecchio e ne abbiamo fucilati tre, ma io ho sparato in aria". E poi dice "Adesso vi do i nomi di chi ha sparato addosso". Allora là abbiamo... posso fare i nomi? O facciamo a meno? No, facciamo a meno? Perché qualcuno ha messo su famiglia, qualche figlio... diciamo che uno sta giù per le Cavallare, diciamo che qualcuno sta qui a Marostica, diciamo che qualcuno... ecco, diciamo il nome di Cartossi, che tornò a Genova finita la guerra, un brigante "che non finiva più", brigata nera... c’era... ecco non faccio i nomi tanto perché poi possono sorgere delle storie, cosa devo fare... sono nati anche dei nipoti, cosa volete... fare pesare ai nipoti quello che ha fatto magari il nonno, cosa volete fare, comunque la brigata nera li uccide e Italo Maso mi da i nomi, finita la guerra la mia famiglia... riusciamo a far loro un processo, li abbiamo mandati tutti... quattro anni in prigione, quindi la brigata nera... a parecchi della brigata nera abbiamo fatto fare 3, 4 anni di prigione, chi 2 anni, chi un anno, questo quello.
E si arriva a... in febbraio, dopo quei fucilati, siamo in febbraio... gennaio, febbraio, col rastrellamento una notte un partigiano... noi diciamo che un partigiano è stato preso, quello parla... si era detto chiaramente che chi veniva preso doveva morire ma non parlare, si pensa che sia stato Josh quella volta là a parlare, ma non sappiamo, comunque organizzano un gran rastrellamento, le spie davano mia sorella... viva o morta costava 20 milioni; chi poteva ucciderla o prenderla si prendeva 20 milioni, quella era la taglia del generale tedesco che era... perché loro dicevano che c’era una col paltò bionda e sbagliavano, perché mia sorella era mora; gli è sempre sfuggita, molte volte. E cosa succede, che organ.... quella notte là fanno un gran rastrellamento; disgraziatamente, si vede che le spie avevano dato... mia sorella è rientrata; quella notte là arrivano; come arrivano circondano la casa in borgo Giara, si mettono sulla porta, buttano giù la porta e vengono dentro. Capperi vengono dentro, ci buttano giù dai letti, inizia una notte che non finisce più. Vengono in casa col nome di Meneghin Zaira; chi li ha portati là? Li ha portati là la guardia civile qua di Marostica, fascista Marcon e tra questi, questo Marcon... tanto per ricordare era socialista nel ‘21 quando mio papà aveva le baracche socialiste in campo Marzo. Anche là c’è un capitolo che ho saltato mi pare, nel ‘21 ha tenuto testa, e questo Marcon ha portato... i tedeschi e quelli della X Flottiglia Mas, dal momento che adesso quelli della X Flottiglia Mas dicono che non erano dei delinquenti, come la Vermacht tedesca... la Vermacht tedesca uccideva la gente, quelli della X Mas uccidevano la gente e la torturavano, che sia chiaro che Borghese non aveva una compagnia di pecore, aveva una compagnia di lupi. Come vi dico prendono mia sorella, Meneghin Zaira, eccola qua; abbiamo un messaggio da radiotrasmettere e allora ha detto "Datemi la possibilità di vestirmi", mia madre va fuori perché mia mamma ha detto "Siete venuti a prendere mia figlia, io non so perché siete venuti a prenderla o altro, però permettete che almeno si vesta, non la porterete mica via nuda?". E allora finché si veste, dormivamo in un camerone, tira fuori, l’aveva sul seno, un messaggio, lo mangia e mezzo lo mangia mio fratello; dopo erano rimasti dei frammenti, fanno vestire mia sorella la arrestano e la portano fuori; sfortuna nostra sono andati fuori dalla... sono andati fuori per accompagnarla fuori, perché in casa... era piccola... sono venuti dentro sette otto, a noi dicono di metterci al muro in cucina, mia mamma fa finta di svenire, noi facciamo finta di accendere il fuoco per farle qualcosa, vengono dentro e dicono "Chi ha acceso il fuoco" "Noi, non vedete che mia mamma è svenuta?", guardano nel fuoco: non c’era più niente; il messaggio era stato mangiato mezzo da mia sorella mezzo da mio fratello, mio fratello ha detto a mia sorella "Guarda che se parli, dovessi rimanere viva tu, non torni più a casa". Mia sorella... la caricano, noi... ci mettono contro il muro ed inizia l’interrogatorio, una notte che non finiva più, sberle, botte, trovano un po’ di filo, portano fuori mio fratello Nanni in corte, gli chiedono perché ha quel filo e lui dice "Il filo è per aggiustarsi le cose in casa". "No" dicono, "Te lo porti in montagna", perché mio fratello Nanni... l’altro era della TOT, mio fratello Nanni era sotto la TOT anche lui, ma mio fratello Nanni aveva una gamba più corta, era esonerato dal fronte, esonerato dall’essere preso, perché aveva una gamba difettata, perché aveva avuto un incidente; e lui in quel tempo là lavorava negli uffici della TOT; si è giustificato "Io ho qui le carte della TOT..." così insomma; ci interrogano tutti, iniziano a sberle, botte, spaccano tutto, disfano i materassi, tirano giù i quadri, buttano per aria tutto; e noi mezzi nudi in piedi, era un freddo da cani, perché... quando si è... c’è una cosa ragazzi: quando sei nudo, mezzo nudo o nudo, di fronte ad uno armato e grande con la divisa, c’è una differenza enorme, di potere, di suggestione, di tutto... Mi ricordo ancora che ci eravamo liberati la casa di molto materiale di propaganda, ma disgraziatamente ne avevamo una fornella là, e dentro un forno della fornella, aveva una P38, volantini... una P38 tedesca e i volantini dei fucilati a Mason, perché buttavamo fuori i volantini per incitare la popolazione perché avevano fucilato i 5 a Mason; il ciclostilato era la Cantarana; ho tirato i volantini, ho tirato fuori un paio di scarpe vecchie, la forma per fare le scarpe, e allora gli altri erano in piedi, io e mio fratello eravamo accucciati e c’era il secchiaio poco lontano dalla fornella; mi prendono, mi danno quattro scarpate, quattro pugni, mi buttano addosso al secchiaio, quattro botte e noi ributtiamo le scarpe dentro il fornetto e abbiamo buttato là la pistola, la P38 e i volantini: se ci trovavano la P38 e i volantini ci ammazzano tutti in cucina. Insomma vogliono andare a vedere nelle baracche e nelle baracche avevamo dei muri a secco e avevamo le armi al di là dei muri a secco: per fortuna non si mettono a tirar giù i muri a secco; portano via mia sorella, percuotono mio fratello Nanni, gli tolgono i capelli, noi veniamo pestati tutti, interrogati, una disperazione, credevamo ci fucilassero, hanno detto "Vi mettiamo qua e vi uccidiamo", sapete: noi avevamo già accettato, accettato nel senso di dire ormai, e dopo, quando vedono che noi non parliamo, non cediamo, non diciamo niente, vanno via, dicono "Torneremo".
Intanto mia sorella la caricano nel camion e nel frattempo la brigata... la brigata nera, la X Flottiglia Mas e i tedeschi rastrellano il parroco di Nove, Farina, altri partigiani vengono individuati, vengono presi i familiari dei partigiani, vengono portati nell’ufficio lì di Thiene, là c’è il capitano Carnevale, un torturatore e mia sorella viene torturata: viene stirata col ferro da stiro, comunque non parla, la riducono una larva, e resta in carcere là, però mia sorella ha trovato la forza lentamente, quando c’erano le sentinelle di guardia, parlava con loro, era anche una bella figura e ha convinto un meridionale, un certo... un napoletano, adesso non mi ricordo più, e un altro e ha detto "Ragazzi, guardate che qua la guerra finisce, voi siete della Mas, venite uccisi tutti". Questi accettano il discorso di mia sorella e una bella notte quando iniziano il turno, perché avevano tentato i partigiani di andare a liberare i ted... i partigiani dentro le carceri di Thiene, non erano riusciti: con le armi leggere non si va contro un carcere; comunque la prova di forza c’è stata; mia sorella riesce a convincerli e dice "Se voi mi fate scappare io vi porto in montagna, vi do un lascia passare, e restate vivi"; questi accettano, aprono il carcere e scappano: scappano due tre della X Mas, mia sorella e altri che erano insieme; cosa succede? La mattina dopo che mia sorella è scappata dal carcere, vengono a casa, la X Flottiglia Mas, vengono a dire a mia mamma che hanno liberato mia sorella... mia mamma dice a mio fratello... hanno fatto un tranello: mio fratello parte in bicicletta per andare in cerca e dicono "L’hanno lasciata e non è venuta a casa?" Mia mamma dice "Mia figlia l’avete portata via voi, voi sapete dove... l’avete uccisa? Dov’è andata a finire? Voi l’avevate in carcere". Dicono "L’abbiamo lasciata", "Qua non è arrivata"; disgraziatamente a mia mamma viene in mente la santola di mio figlio, una santola nostra, perché mio papà teneva gli anarchici socialisti a Veltrano, Zuliano, che sono vicino a Thiene, dice "Sarà andata a Zuliano? A dormire dalla Nea", e dà loro l’indirizzo. Non vanno da questa santola familiare nostra, vanno là e le bruciano la casa; vanno in cerca della Zaira, non c’è, le dicono "L’hai fatta scappare tu perché sua mamma ha detto che se c’era, veniva qua", le bruciano la casa... Potete immaginare che disperazione. Comunque tornano, vedono che mia sorella non c’è in casa, non c’è più nessuno perché non c’era più nessuno, trovano mia mamma solo, insomma un bel momento si convincono che mia sorella non c’è più, mio fratello disgraziatamente va’ a Thiene, domanda di qua e di là, quando lo vedono nella strada di Thiene, un fascista di Marostica dice "Quello è un Meneghin": lo arrestano, lo portano dentro il carcere di Thiene e là è stato in carcere a Thiene, lo portano su a Malo, da una parte da un’altra, hanno fucilato gli altri, lui è rimasto vivo.
Mia sorella allora si rifugia con Giacomo Caesotti che poi c’è una grande storia là, se riesco a raccontarvi, si rifugia nei colli Berici, con le formazioni dei colli Berici, e là c’è Giacomo Caesotti, un personaggio, che c’è la piazza ad Asiago, che (a sua volta) manovra tutto il basso vicentino della Resistenza. Quando noi di mia sorella non sappiamo più niente però la notizia che è scappata la abbiamo avuta, ci siamo un po’ tranquillizzati insomma, qualcuno ha detto guardate che è viva, è scappata. I giorni passano e ci avviciniamo al 25 aprile, 26, 23, 24 e allora cosa abbiamo? Abbiamo i tedeschi che vogliono ritirarsi, vogliono... si ritirano e anche abbiamo i magazzini della TOT, e i magazzini della TOT facevano gola ai partigiani, allora mio fratello dice "Se i tedeschi vanno via organizzo il gruppo di borgo Giara... i magazzini tentiamo... quando i tedeschi iniziano... quando abbiamo sentito che i tedeschi iniziavano la ritirata, da quando si ritirano prendiamo il presidio noi, e se no... avevano mandato anche un messaggio in borgo Giara, un’ amante di un maresciallo tedesco che parlava e veniva sempre a ..., ci ha fatto capire che questi partigiani, se mentre stavano scappando dal magazzino non avessero sparato, anche loro non si sarebbero comprom...sparato così... comunque arriva la mattina che i tedeschi vanno via, comincia la "bagarre" della ritirata, una disperazione, e allora cosa pensa mio fratello e altri? Più che altro mio fratello Nanni, pensa di fare col gruppo di borgo Giara... chiudere la strada che va a Rovereto, che porta ad Asiago, col gruppo di Rovareo, dà ordine: "Se vengono di là, sparate". Ogni tanto qualche raffica in aria, dalle colline qua, su qualche raffica in aria, i tedeschi in ritirata sulla statale sentivano e dicono "Ci sono i partigiani". E una sera in borgo Giara il gruppo borgo Giara si posiziona e dice "Di qua se vogliono fare una ritirata attraverso l’Altipiano non li lasciamo passare". Non si presenta una sera una colonna di tedeschi in borgo Giara, di carretti, di carri, tirati da cavalli? Vuole andare nell’Altipiano e in borgo Giara avevamo un fucile mitragliatore dietro la fontana, tutte le armi posizionate nell’imbocco della vallata, è una strettoia, non si può passare, quando la colonna tedesca vuole venire dentro, mio fratello Nanni dà l’ordine di sparare. La battaglia di borgo Giara... tanto per ricordare ai marosticani... la battaglia di borgo Giara, prima di tutto, serve... prima ancora della battaglia... C’è il saccheggio dei magazzini, però mio fratello lascia saccheggiare i magazzini alla popolazione piena di fame, però riesce a conservare nei magazzini 500 quintali di farina, che portiamo al forno sociale e Marostica mangia quegli 8 giorni prima che gli americani arrivassero, hanno mangiato quel pane che i partigiani sono riusciti a procurare nei magazzini della TOT.
Adesso torno alla battaglia di borgo Giara, dopo magari mettiamo insieme, comunque si è tutti in difesa che non vadano nell’Altipiano; arriva questa colonna, inizia lo scontro, viene fuori una mezz’ora di combattimenti, i tedeschi si... mezza colonna si arrende e l’altra mezza colonna torna nella statale; quella che si è arresa viene fatta prigioniera, ci sono un paio di morti, io sono... ci sono solo io che sono ancora vivo. Domandavo anche l’altro giorno a mio fratello se si ricordava: non si ricorda niente. E allora, là in borgo Giara, si prendono e si portano, si decide di portare i prigionieri che si sono fatti in Valle San Floriano e si portano i tedeschi in Valle San Floriano, si mettono in una cantina, vengono collocati là in attesa che arrivino gli americani; i cavalli, si portano via i tre cavalli che sono rimasti vivi, quelli feriti si portano dietro là... in mezzo alla campagna dietro al castello qua e si ammazzano. A allora mi ricordo che mio fratello Luciano... gli ha sparato lui. Nel frattempo era in carcere a Thiene però un pochi... quando sono andati in ritirata lui è riuscito... è venuto fuori dal carcere, è tornato a casa, si è messo dentro ad una formazione partigiana. Abbiamo ucciso questi cavalli, e con quella carne là siamo riusciti a dar da mangiare alla popolazione di Marostica; ci sono delle donne che si ricordano ancora quanta carne di cavallo hanno mangiato. Comunque quei giorni là alla formazione partigiana nostra, la Giovane Italia, abbiamo dato nome Decimo Vaccari fucilato in castello; mio fratello sa condurla molto bene e dopo con squadre si sguinzagliavano tutti i tedeschi che più o meno potevano installarsi nella case dei contadini, ecco, con questo cordone ombelicale credo che la formazione partigiana di borgo Giara può avere il merito di non aver lasciato andare i tedeschi nell’Altipiano, che potevano venir fuori dieci Pedescala, perché i tedeschi quando fossero stati nell’Altipiano, le formazioni partigiane non le avrebbero lasciati stare, loro si sarebbero buttati contro la popolazione, dico che anche quella volta là se fossero riusciti a passare in borgo Giara sarebbe successo quello che neanche immaginavamo comunque, quella battaglia là l’hanno vinta i partigiani.
Nei giorni che seguono la liberazione, che aspettiamo gli americani, si cerca di tenere i tedeschi nella statale; dopo, quando arrivano gli americani, arrivano qua alle dieci e mezza della mattina, e allora si era fatta una formazione, si erano trovati dei bazooka, degli anticarro tedeschi, mio fratello con Romolo e altri partigiani, erano giù nella statale, sempre per tenerli fuori dalla stat... dalla strada che va su in borgo Giara, e si sente un rumore che... un rumore enorme, si dice "i carri armati", ma "i carri armati tedeschi no, questi qua hanno un rumore... era troppo", non si capiva, un bel momento sono sbucati gli americani dalla statale che veniva su da Vicenza, sono arrivati i primi carri armati, questi primi carri armati... c’erano i carri armati davanti, 3, 4, senza gli americani, dopo arrivavano altri carri armati... gli americani non camminavano mai fuori dalla strada, sempre di fianco ai carri armati, i carri armati dove vedevano qualcosa, sparavano dentro e le truppe erano truppe di colore, e camminavano di fianco al carro armato e quando arrivano al ponte della Longhea si bloccano; i partigiani vengono fuori, comandante è un capitano, parlava l’italiano, mio fratello gli spiega com’è la situazione e allora si fermano, non decidono di andare direttamente a Bassano, anche perché non c’è più il ponte e oltre al ponte sanno che ci sono ancora delle grosse sacche di tedeschi, a Bassano. Dicono "Beh, se aspettiamo intanto defluiscono verso la Valsugana"; i partigiani cercano di fare un cordone ombelicale, questo e quello perché anche gli americani non volevano mica perdere delle persone sapete, durante la guerra; ecco perché dicono che siano 1500 americani, perché le truppe di colore stavano dentro il carro armato, dentro al carro armato nessuno gli faceva niente, e fuori potevano essere uccisi; adesso vi dico una roba: quando dicevamo che c’era un tedesco dentro una casa, loro non facevano mica tanto, piazzavano un cannone, piazzavano un carro armato, sparavano dentro 4 cannonate e il tedesco stanato veniva fuori. Si è lavorato 8-10 giorni per stanare tutti i tedeschi che erano così.
In quei giorni abbiamo avuto che i tedeschi si sono infiltrati in Valle San Floriano, sono andati nella casa di Viviani là... erano dentro questa casa perché si era deciso che se si vedevano dei tedeschi uno sparasse un colpo in aria e i partigiani si orientavano, questo capo famiglia aveva il fucile... ha sparato in aria... i tedeschi hanno individuato da dove è partito questo colpo... Questi tedeschi non si sapeva fossero passati, perché attraverso i boschi può passarci sempre un gruppetto, sono andati... Prima hanno ucciso questo vecchietto... questo contadino nella corte, poi in cucina hanno ucciso la donna, dopo quando c’erano la Bianca e sua figlia e suo marito, sono scappati in camera, e allora Bortolo ha detto io vado sotto il letto, pensa, vedono una donna con un bambino di pochi mesi in braccio, non ti uccideranno mica? Sono andati su: hanno ucciso la donna col pugnale, dopo hanno sparato e sotto c’era Bortolo Crestani, Bortolo... Bortolo Gazzola, e viene ferito a una mano, io... resti tra di noi, non so neanche se andare avanti con questo discorso qua perché ha tanti figli questo qua... ci ho fatto un certo pensiero, comunque lui resta ferito, gli uccidono la donna sul letto, gli uccidono la figlia, ecco…
Nel frattempo mio fratello con un gruppo di partigiani, questo e quello, siamo andati in quei giorni là verso Mason, c’erano dei tedeschi dentro una casa di contadini, non erano capaci di stanarli, c’erano 200... 250 tedeschi, un bel gruppo di tedeschi, e allora c’era quel giorno là, c’era un certo Mastegon, che aveva un negozio di frutta e verdura qua sotto i portici, Attilio Mastegon, ed era con la bandiera rossa della gioventù comunista in schiena... capirete che avere una bandiera rossa in schiena e andare a prendere i tedeschi è un discorso, ti fai... una bandiera si vede, insomma se muovi una bandiera sventola anche no? Lui ce l’ha sulla schiena; mio fratello Luciano è... c’è una valletta prima... là, prima di questa casa di contadini, e gli dice "Attilio, non muoversi da qua"; a conti fatti, quando erano collegati...anche al ricordo che si può raccontare perché... uno che è 200 metri più in là non sente mica no; mio fratello Luciano gli dice "Non muoverti" e Attilio Mastegon dice "No". Dice "Vado dietro il moraro" i morari sono i gelsi, "Vado meglio a sparargli per le finestre"; dalla scarpata che era buttata giù a passare alla pianta grossa il tedesco lo ha individuato da dentro, ha tirato un colpo e lo ha preso al collo, alla gola ed ha ucciso Mastegon insomma. Un bell’anarchico, una figura meravigliosa. Insomma allora porta... i tedeschi non cedono, mio fratello con qualche comandante partigiano, tutto lo staff, si va dagli americani, quella volta i tedeschi non vogliono cedere, e allora bisogna andare a chiedere agli americani se vengono con i carri armati, e allora sono venuti con i carri armati, perché i tedeschi non volevano farsi prendere dai partigiani, volevano solo essere presi dagli americani. E allora vengono gli americani con i carri armati in fondo al palazzo rosso per andare a Mason, e allora si arrendono. E allora avevamo organizzato un campo di concentramento, sapete qua al ponte della Longhea, dove c’è ora l’Olivetti, per andare verso Bassano, c’è un ponte, prima c’è un chiosco di benzina, e c’era un consorzio agrario, e si è fatto un campo di concentramento per i tedeschi là e allora si portavano tutti i tedeschi là, avevano fatto le buche per i bisogni dietro, e gli americani davano un rancio al giorno così, perché non sapevano neanche loro dove metterli insomma, si mettevano dentro questi consorzi, anche perché erano più più... ecco allora perso questo Mastegon, l’eccidio questa strage in Valle San Floriano... mio fratello Nanni dice "Portiamo fuori 50 tedeschi in piazza, li ammazzo tutti". Là quando dice "Mettiamo giù le mitraglie li ammazziamo", vengono giù i benpensanti o anche forse pensavano altre cose insomma convincono mio fratello e gli altri capi "No, no non ammazzateli perché viene fuori un casino, viene fuori qualcosa che dopo ammazzano 50, 50 persone in piazza", ti puoi immaginare; allora mio fratello dice "Portiamoli fuori dalle mura e li ammazziamo fuori dalle mura"; insomma un bel momento lo convincono e rinuncia, se no mio fratello li avrebbe fatti fuori.
Si va avanti così, gli americani si installano, la formazione partigiana, io parlo solo della nostra formazione partigiana, battaglione... gruppo Decimo Vaccari, si passa via tutto il periodo, si riesce ad avere pochissime perdite perché in fondo ne avevamo uno già morto, uno perché lo hanno mitragliato gli americani, un camion nostro lo hanno mitragliato gli americani, morto uno da Valle San Floriano, altra gente sì ci ha lasciato le penne in quei giorni là, ma insomma in gruppo di borgo Giara non ha avuto molte perdite, tanto è vero che qua in borgo Giara hanno fatto un capitello dedicato alla Madonna ringraziandola, perché in borgo Giara siamo riusciti a restar vivi tutti. Mio fratello comanda la Piazzi assieme a qualcun altro qua e si installa dentro dove c’e quel centro giovanile dove c’è Don Bosco di Marostica, la formazione partigiana si installa là, i partigiani fanno un comando di polizia, si riesce a recuperare la roba che tanti avevano rubato, rubato nel senso... attraverso i tedeschi avevano lasciato che se la portassero a casa, e allora si è cercato di recuperare perché tutto doveva essere di sussistenza... La gente aveva fame; gli americani hanno iniziato a distribuire qualcosa ma non bastava, allora mio fratello raccoglieva così, si riusciva a dare... ha iniziato a fare il commissario per la casa, si è iniziato a fare tutte cose così, i partigiani si sono fatti un commando di polizia, e dentro là al Don Bosco si svolgevano tutte queste attività, si è cercato di fare delle cooperative, poco c’era, ma le cooperative allora... si era ancora armati, però passava il tempo e siamo arrivati al 20, 23, 24, 25 luglio e gli americani vogliono le armi; vengono qua al comando e le formazioni partigiane a Schio ed in altre parti fanno delle gran cerimonie perché non si vogliono dare le armi, poi contrattano, cedono e gli danno le armi, qua, si contratta anche qua e agli americani si consegnano le armi però i partigiani consegnano quelle che parevano più scarse; certi partigiani hanno pensato "Qua la storia non finisce mica qua" e certe... tante armi sono rimaste dentro per la Pedemontana. In fondo non hanno offeso nessuno, era forse un po’ di riserva perché i fascisti c’erano ancora, non è che i fascisti fossero stati tutti uccisi; erano riusciti attraverso... in mille maniere a scappare magari dai luoghi come qua, andavano da un’altra parte, ricordo la famiglia Comparini Nanni che ha ucciso Enzo Pozzamai, sono andati in altre parti, si sono salvati, dopo sono andati in Sud America, questo e quello, capite che in mezzo a quella gran confusione i fascisti si sono salvati. E i partigiani consegnano le armi, e ai partigiani offrono di andare in polizia ecco, i miei fratelli vanno in polizia, la vita torna a una certa normalità, si riprende, mio fratello fa consegnare i camion a dei prigionieri che tornavano dalla Germania, erano capaci di guidare e si crea la CAM, qua dove c’è l’albergo Bella Europa, qua, là c’era un grande cortile, che da 3, 4 camion fa una cooperativa insomma; mio fratello fa le cooperative qua e allora c’era una cooperativa con Mario Costa, con Carron, facevano... vendevano la roba, si contrattava, si vendeva per meno la roba, così si reclutava anche in modo, insomma si era creato quasi un clima da cooperative, un po’ da lega, e via dicendo insomma, da mettersi insieme, da sbarcare il lunario insomma.
I miei fratelli vanno in polizia e la vita inizia ad avere una certa normalità insomma, gli americani... la politica iniziano a intervenire in modo presente qua e là e la vita torna a essere quella di prima insomma ecco. Ma francamente vi dico una roba: i partigiani, non sono più in polizia, quelli che non hanno lavoro, gli tocca andare in miniera, emigrare... o emigrare in Australia in una parte in un’altra, i fascisti in un certo senso ritornano perché non è mica che siano mai andati fuori dagli uffici capito? È stato... finita la guerra stavano meglio i fascisti che non i partigiani in sostanza, ecco, questa è la conclusione.E tante donne dei fascisti venivano là a chiedere a mia sorella "Non ha fatto niente mio marito…" E inoltre vi dirò una cosa, che casa mia, per 3, 4, 5 anni è stata anche... ha continuato... la Resistenza ha continuato ad essere una specie di ufficio di collocamento, perché mia sorella aveva un certo potere, ha fondato la CIGL a Bassano, la Camere del Lavoro e via dicendo; si dava una struttura perché mia mamma aveva in mente anche le vecchie camere del lavoro, e come vi dico, ristrutturata la Camera del Lavoro a Bassano, queste cooperative e via dicendo. Però i ragazzi sciamavano e gli toccava emigrare ecco così insomma... ricordo solo una cosa e questa voglio dirla, che nel ‘48 quanto il clima era rimasto fascista, si era cercato di ricordare i quattro martiri dentro qua in castello: sapete la richiesta di mio fratello di fare la cerimonia cosa gli ha risposto il prefetto? Gli ha detto che fare una cerimonia per i fucilati in castello turba l’ordine pubblico! Capito, i ben pensanti, e quella lettera là ce l’ha ancora mio fratello in una cassetta. Per dirvi qual è la fine che ha fatto anche la Resistenza insomma; dopo sono passati gli anni e le lotte operaie e il partito e via dicendo, insomma i partiti di Sinistra hanno preso un po’ più di coscienza e hanno iniziato a rimetterla ancora in auge e dargli quel valore che in fondo la Resistenza ha dato alla Costituzione perché insomma, diciamocelo francamente: il frutto più grosso della Resistenza è la Costituzione. Cosa volete ragazzi, questo è un racconto fatto così.
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