regia e cameraman:
Maurizio Pasetti

fonico:
Mara Favero




Interviste Italia
  • Luigi Carron
  • Virginia Gattegno
  • Ivo Fantato
  • Vittoria Dornig
  • Emilio Ingaramo
  • Walter Stefani
  • Vincenzo Piovan
  • Rosanna Gasperi e Angelo Simonini
  • Marson Angelo
  • Domenico Bisatti
  • Padre Giulio Cittadini
  • Pompeo Meneghin

  • reduce della Russia e guardia di Mussolini a Salò

     

    Il racconto della sua esperienza personale vissuta durante la Seconda Guerra Mondiale, cioè gli anni della Seconda Guerra Mondiale… Ma potrebbero essere interessanti, se per lei sono interessanti, gli anni prima. Cioè, non so, gli anni vissuti durante il regime fascista, lo scoppio della guerra, dopo la guerra, poi piano piano... se lei ha bisogno di essere guidato con qualche domanda... però possiamo cominciare a inquadrare la sua vita…

    La mia vita è quella che era... io per esempio lavoravo alla Piaggio, in aeronautica, a Final Marina... Io ho trovato questo mio amico a Tortona, che sono andato a Finale, a Final Marina c’era la gente così in stazione... e io ho detto "ma che c’è?" Mi è venuto incontro un amico e mi dice "e siamo venuti noi per vederti perché ci dicevano che tu eri morto, e invece abbiamo avuto il piacere di vederti qui di nuovo insieme a noi" Io ho detto "va bene sono qui, adesso andiamo a cercare i miei, a vedere un po’ come stanno e poi vedremo il da farsi".

    Poi ho parlato con Rossetti che era il capo dei comunisti di Final Marina ed era alla Piaggio, capo... era all’ufficio personale... Gli ho detto "Rossetti, per il lavoro com’è che la mettiamo?, perché io voglio riprendere il lavoro, ho bisogno di lavorare". Mi fa: "Sì, sì, il lavoro c’è, però non ti garantisco se entri dalla porta e poi esci dalla finestra". Un ragionamento di quelli... Ho detto "ma a me non fa nessun timore, io... è un diritto che ho e questo diritto voglio farlo valere, voglio riprendere il lavoro". E infatti sono andato all’ufficio personale dello stabilimento, a reclamare questo diritto che avevo... e me lo hanno riconosciuto. Infatti dovevo riprendere il lavoro, è passata una settimana.

    Mi arriva da Savona, dal comando della legione, la cartolina di precetto di presentarmi alla legione per comunicazioni; poi questa comunicazione era che sceglievano gli ottimi elementi per formare questa guardia personale di Mussolini. E io ho detto: "Io sono stufo, non ne posso proprio più, perché tante promesse?, tante cose di cui non ne avete mantenuta una, e in più per aver fatto il mio dovere mi avete fatto mandare in Russia... perché io non dovevo andare in Russia, e come anche mio padre non doveva andare in Russia... doveva rimanere a terra al momento della partenza, invece poi durante il viaggio facciamo le pratiche e ti mandiamo a casa, invece la casa era là..." Insomma ho detto "ma... io sono stufo, se mi mettete, mi date un posto di comando, di... di attività come quella che ho svolto fino ad adesso, perché ero capo settore, va bene, ma che voi mi volete mandare in Russia questo qui no eh, perché io di guerre ne ho già abbastanza..." E insomma... ho fatto di tutto ma non c’è stato niente da fare: viene l’ordine da Brescia di mobilitarmi assieme ad altri quattro e andare là... e volente o nolente non c’è stato niente da fare, se ci si rifiutava era peggio. Insomma è andata a finire che siamo andati a finire da Brescia a Salò, da Salò siamo andati al coso là in Germania a prendere Mussolini a portarlo a Gardone... cosa dovevamo fare? Eravamo comandati, il comando era in mano ai liberatori, che erano i così... come li chiamavano... quelli che comandavano i comuni...porca miseria... quelli che facevano parte dei comitati di liberazione... di quelli che comandavano tutto insomma. E per loro ordine abbiamo dovuto proseguire e andare a Salò perché ci seguivano eh... insomma siamo andati a finire là e di là siamo andati in Germania a prendere lui, dopo che lo avevano liberato dal Gran Sasso e siamo tornati in Italia, noi a Salò e lui a Gardone nella villa che avevano requisito... così quel periodo più incerto e burrascoso...

    Poi riguardo il resto ci sono tante cose che potrei raccontare... ma... non so che dire... e quello che volevo dire è che ho ancora il lasciapassare del comandante americano per passare i blocchi dei partigiani quando sono venuto qui... Come ho detto prima mi avevano chiamato in comune un’informazione e tante altre cose e ho detto "mah..." Mi sono messo lì calmo e tranquillo e ho detto "vediamo un po’ come stanno le cose, io voglio avere l’autorizzazione di poter andare giù a Finale a vedere un po’ i miei come va’, come stanno"... e infatti dopo sono riuscito a ottenere il permesso si allontanarmi, intanto in quel periodo lì andavamo incontro alle elezioni. Facevano una propaganda da matti fra comunisti e democristiani e liberali e i liberali poi di qui... era un affare... esagerato... Insomma ho ottenuto il permesso di andare a Finale e lì ho incontrato quel mio amico lì... abbiamo fatto il viaggio insieme, siamo arrivati a Finale insieme e non mi aspettavo un’accoglienza come ho avuto, che mi hanno accolto proprio bene... e poi il male è venuto dal fatto di aver fatto il mio dovere... per aver fatto il mio dovere hanno scelto i migliori da mandare a formare questo gruppo, quello di formare la guardia personale di Mussolini. E difatti siamo andati, non c’era niente da fare, eh sì...

    Poi la storia più lunga è quella del rimpatrio qui al paese in bicicletta, ah ah ah, da Salò venire a Casal Noceto, eh! Avevo la valigia, avevo tutti i miei documenti, divisa, tutto... Eppure non mi ha disturbato nessuno proprio, un po’ di noie le ho avute qui in paese perché dicevano "questo qui cos’è?, è un fascista". Mi ricordo mi hanno mandato a chiamare in comune, mi ha chiesto il capitano là cosa sono andato a fare in Russia e io gli ho detto "ma... io la stessa domanda posso farla a lei. Ci hanno mandato e da buon cittadino ho fatto il mio dovere. Di male non ne ho fatto a nessuno perciò..." E va beh. Poi tutte le vicende della campagna in Russia, ce n’era un’infinità di piccolezze, di cose, perché quando siamo entrati che abbiamo fatto l’occupazione la popolazione era quasi favorevole al nostro intervento; sentivano che in noi trovavano degli amici non dei nemici... e difatti abbiamo fatto più bene possibile; avevamo un cappellano che aveva il suo da fare a battezzare i bambini; venivano lì e lo imploravano perché li battezzasse eh... eh sì...

    Ma quando è partito per la Russia e in che circostanze? È stato chiamato...

    Chiamato, chiamato.

    Quando?

    Dunque, mi sembra il ‘42... dunque il ‘39 eravamo tutti mobilitati eravamo... diciamo premilitari no... insomma è venuto l’ordine di partenza senza preavviso, senza niente. Ho dovuto presentarmi là con la cartolina di precetto e via... Siamo venuti qui a Cavalier Maggiore, Cavalier Maggiore, ci hanno dato l’equipaggiamento, e poi ci hanno imbarcato su queste tradotte e abbiamo fatto 15 giorni di viaggio bestiale proprio… eppure ce la siamo ancora cavata, almeno... non tutti purtroppo perché di tanti che eravamo là ben pochi siamo ritornati indietro eh... e quei pochi o per una cosa o per l’altra sono morti. Un mio amico ha perso un piede, io l’ho portato per 2 Km in spalla, quello lì è morto e Angelo, come si chiama... eh? Logano, anche lui, lui era negli alpini... anche lui poveretto è morto, ce ne sono parecchi che non ci sono più. Io sono andato a lavorare a Finale allo stabilimento della Piaggio, ho fatto 15 giorni di lavoro e poi è venuto l’ordine di dimettermi che dovevo lasciare il lavoro e presentarmi a Brescia per la formazione di questo gruppo di... personale...

    Insomma è stata una via crucis che poi sono venuto qui a Casal Noceto e mi sono dedicato a qualsiasi lavoro pur di lavorare, guadagnare qualche cosa, mi sono dedicato alla campagna e poi, un po’ per riconoscenza un po’ me lo hanno fatto fare perché avevo bisogno di lavorare, mi sono messo a lavorare in campagna, ho fatto la battaglia del grano, ero macchinista, comandavo io le trebbiatrici. Ne avevamo tre e insomma comincio a tirare avanti così... Guadagnavamo qualche bel soldino, però avevamo sempre da stare con gli occhi aperti e fare attenzione a quello che si faceva perché io che ero capo macchinista, avevo la responsabilità dei bollettari e dovevo dichiarare quanto grano si batteva giornalmente, qui e là, quelle cose lì. E c’era da stare bene in guardia perché c’erano i borsari neri che tra tabacco e grano vendevano e guadagnavano quel che volevano; vendevano il grano a 33000 lire al quintale, il tabacco lo sanno solo loro quello che prendevano, tutti borsari neri, sono diventati i padroni del paese, eh eh, di fronte a strozzini tali purtroppo bisognava soccombere. Ma io non ho mai ceduto, ho continuato a fare il mio lavoro, ho detto "mah, mi piace così e se no... che facciano come vogliono diversamente…" Ho continuato a lavorare pensando un po’ ai miei nipoti, insomma era la vita familiare e basta. Poi ho cambiato lavoro, sono andato a lavorare alla Roll, la distilleria che c’è qui, ho lavorato parecchio tempo lì, con Fornasari, un’impresa, e da Fornasari sono passato poi sotto un’altra ditta a Brescia, per un ingegnere che mi ha preso in simpatia, mi ha detto "Ingaramo lo voglio con me". E mi ha preso con lui, con la sua impresa, e mi sono trovato bene, guadagnavo abbastanza insomma... Certo che era un vivere un po’ incerto eh, non si sapeva mai quello che era il domani, purtroppo...

    Scusi signor Ingaramo, posso... allora questa intervista che noi facciamo è un’intervista che serve ai giovani, che non sanno bene quali sono le vicende, non sanno le date. Quando lei racconta di certi episodi che riguardano la sua vita, anche se la memoria non è sempre... Se si ricorda magari di dire una data, perché altrimenti non riusciamo a inquadrare quel che lei dice. E poi le devo anche dire che... il discorso del lavoro eccetera, anch’io non ho capito quando…

    Non me le ricordo le date di...

    Va bene però il racconto... ecco gli anni, quanti anni aveva lei... Comunque: vuole raccontarci allora qualche esperienza, qualche momento particolare di questa sua campagna di Russia?

    Eh, la campagna di Russia è che quando siamo arrivati abbiamo fatto l’occupazione. Ci siamo dati da fare tutti quanti per andare incontro alla popolazione che ci ha ricevuto bene e rispettato, malgrado ci fosse quella bestia là che è morta, erano schiavi eh! Poveri diavoli. Mah!

    Cominci da Cavalier Maggiore.

    Da Cavalier Maggiore siamo partiti, è durato 15 giorni il viaggio. Arrivati là a Calco, ci hanno portati in una pineta immensa e ci hanno fatto attendare là. Abbiamo fatto su le tende, messo su tutto quello che era... diciamo il vettovagliamento di un accampamento, in attesa di ordini che questi ordini dovevano venire da Gomel. Da Gomel partiva l’ordine se dovevamo entrare in azione o no. Perché lì a Calco c’era la popolazione che però era sempre diciamo neutra, verso di noi era più amica che nemica. Ma quando è venuto l’ordine di andare, di muoverci, siamo andati contro i russi che erano a Gomel. E lì abbiamo avuto uno scontro abbastanza duro, ci sono stati molti feriti, ma è durato poco niente... proprio due, due tre giorni, non di più. E poi si è fermato tutto, tutto calmo, poi abbiamo di nuovo ripreso il cammino, e lì marcia sempre stretta, 40 Km al giorno e ci si avvicinava al Donec, il fiume Donec, che dovevamo attraversare per poi proseguire la marcia, portarci sempre più verso il nemico. E lì, avanti insomma non si stava poi... diciamo non si trovavano poi tante difficoltà, tante cose, si sapeva che si andava a combattere ma con una certa tranquillità, perché il modo in cui si era comandati era diciamo piuttosto bonario, leggero non brutale. Un’altra cosa che non avevo ancora detto era la questione della posta; finché c’era messe generale si riceveva la posta, ogni 5 giorni ricevevamo la posta, si ricevevano dei pacchi da casa e ce li facevano avere subito, poi ci sono stati anche i disonesti che hanno cominciato a vendere la roba che arrivava da casa, la vendevano per qualche rublo e via e allora il comando ha tolto i pacchi, immagazzinava e chiamava ognuno che aveva un pacco da ritirare, doveva controllare cosa c’era dentro, cosa avevamo, insomma tutte cose che potevano evitare anche di fare, eppure le facevano; mah, poi abbiamo continuato la nostra marcia, la marcia di occupazione, siamo andati a Ricovo, poi siamo andati a Voroshilo, Voroshilograd, eh... senza mai trovare resistenza. Resistenza l’abbiamo trovata quando ci siamo trovati vicino al Don, allora lì è stata abbastanza dura. A Figonovo, a Bogoscià, a Catiuscia, tutte zone dove loro c’erano ed erano accerchiati lì e noi dovevamo attaccarli...

    E poi più che combattere non si faceva, e si cercava di tirare avanti meglio che si poteva, poi anche per mangiare perché mangiare non era regolare, un po’ arrivava in tempo un po’ no, allora ce lo procuravamo, dato che è un paese pieno di lumache, raccoglievamo dei secchi di lumache, le facevamo pulire e via. E mamma, quante rane che ho mangiato! Oh oh, le rane erano un mangiare ghiotto! Ci si dedicava a quelle cose, che più o meno la truppa quello che faceva in Italia lo faceva anche là... è inutile stare lì... Se si poteva si andava a rubare magari qualche maialino o gallina o sì... quelle cosette... mah... Certo che è stato duro il viaggio, il viaggio è duro; una cosa che non posso dimenticare è a Varsavia: c’è un ponte, passava il treno sopra e sotto c’era una colonia di nudisti, tutti nudi, c’erano dei tedeschi che erano di Varsavia chi lo sa, e lì a vedere tutta quella roba lì, era roba da... mah... e poi è continuata ad andare.

    Il ritorno dalla Russia?

    Il ritorno da Clisc, siamo partiti da Clisc, ci hanno imbarcati sopra un treno, un treno preparato dai tedeschi. Lì a Clisc i tedeschi avevano requisito tutti gli alberghi che c’erano in questa cittadina, ma puliti, letti, lenzuola, proprio tutto, docce tutte le mattine, poi visite, controvisite, punture prima di imbarcarci, mandarci in Italia, e siamo partiti da Clisc, da Clisc siamo rimpatriati in Germania e in Austria siamo arrivati a Vienna, e lì ci hanno accolto con... come dei vincitori, e tutto pagato, negozi, si andava al cinema!, si andava... in qualunque posto si andasse era tutto pagato. Poi ci siamo di nuovo imbarcati su quei treni, di prima e seconda classe eh! Loro viaggiavano bene eh, e dicevamo "perché loro devono viaggiare sui nostri treni di prima, seconda classe, e noi in tradotta?". Forse l’hanno capito e infatti le cose sono cambiate un po’. Sono cambiate fino al rientro in Italia, che ci hanno ricevuto peggio che dei traditori e ci hanno portato a Bologna al campo delle Due Madonne e lì eravamo in quarantena, non si poteva uscire, niente; si mangiava come si mangiava, veniva un parente a trovare, c’era una griglia davanti e parlare alla distanza di quattro cinque metri, di più non si poteva stare, che ci predicavano sempre di non dire quello che abbiamo visto in Russia, quello che hanno fatto i nostri comandanti. Però loro uscivano, loro non erano in quarantena, loro andavano a spasso; però quando ci hanno dato il visto che sapevamo di venire a casa, ho fatto un putiferio in stazione, perché c’era il capostazione che non voleva che si montasse sui treni passeggeri, e allora lì è successo quello che è successo... Siamo partiti da Bologna, siamo arrivati a Milano; da Milano io sono sceso qui a Tortona... Di lì sono rientrato in Italia. E qui c’era già la guerra partigiana, c’era già in vista l’8 per ce... l’8 ottobre... cioè l’8 settembre, quando è venuto la... e insomma...

    Quindi era già il ‘43?

    Il ‘43, che c’erano le elezioni...

    Mi vuole raccontare qualche episodio della sua attività come guardia del corpo di Mussolini? Anche com’era l’uomo, se lo ha conosciuto, se gli ha parlato...

    Sì... gli ho parlato al Vittoriale su, alla nave Puglia; per me... ho avuto sempre stima perché era veramente un uomo che ragionava, adesso che poi sia stato tradito o che l’abbiano ingannato chi lo sa, non so, ma per me è stata una persona molto... molto buona; si interessava di tutto; lui, ognuno che incontrava lo fermava: "Come stai? Scrivono i familiari? Di che parte sei?" Si informava di tutto... E il nostro lavoro era quello di stare ai comandi... il comando tedesco, ci si metteva in borghese, veniva l’ordine di seguirlo, di andarlo ad accompagnare, andava a Roma, poi da Roma si tornava di nuovo lì a Rocca delle Camminate, che aveva casa, la moglie, la figlia Annamaria, Bruno e Romano i figli, tutta la famiglia era lì; comunque non lo giudicate una persona come lo giudicavano gli altri eh... Quando l’hanno preso noi eravamo a coso, a... Brescia; lo hanno preso e lo hanno portato là, in quella famosa villa con la Petacci, che io la Petacci... l’ho vista ma non l’ho mai considerata una donna... quello che era chi lo sa? Al Vittoriale era sovente lei.

    Ma lei cosa fece... mi racconti una giornata tipica della vita a Salò come guardia di Mussolini.

    Noi eravamo lì in Comune, avevamo il nostro alloggio, c’era l'ufficio informazione, che da lì venivano gli ordini... ma poi chi comandava, chi aveva tutto in mano erano i tedeschi. E poi c’erano... un altro reparto scelto apposta della X Mas, quello lì era a Gargnano, tutti bravi ragazzi, tutti giovani proprio... La nostra attività era quella di fare la guardia, di tenere d’occhio il movimento che c’era in Salò, che non ci fossero dei traditori diciamo che avessero avuto voglia di attentare alla vita a Mussolini: no... non l’hanno mai fatto quello, anche se avessero potuto non l’hanno mai fatto... eh sì... la nostra attività era quella di sorvegliare, tutti posti di comando.

    Quanto è rimasto in servizio?

    Lì a Gargnano? A Salò ci sono stato dunque... dall’8 settembre fino alla fine, finché è venuta la liberazione. E sono arrivati gli americani, noi siamo passati subito sotto il comando loro, subito; è lì dove io ho conosciuto questo capitano, questo tenente che dopo mi ha fatto avere quel lasciapassare e tutto e non voleva che venissi via. Del resto di particolare non avevamo niente da fare.

    Le è mai capitato di avere qualche azione da fare...?

    No mai, mai mai mai...

    Il giorno o comunque il momento in cui Mussolini è caduto in disgrazia è dovuto andare lei, come lo ha vissuto? E come mai non l’avete...

    Noi l’abbiamo vissuto a Rocca delle Camminate, siamo rimasti fermi lì.

    Perché?

    Eh, l’ordine che abbiamo ricevuto, abbiamo dovuto stare lì, che c’erano la moglie, la figlia, i figli, di protezione a loro... ma roba di... di azione, di combattimento di... non ne abbiamo mai avuto, mai; venivano, bombardavano con l’apparecchio notturno, tutte le notti veniva e lasciava giù qualche bombetta un po’ qui un po’ lì. Eh sì.

    Quando poi ha conosciuto il capitano americano cosa è successo?

    È successo che l’ho persuaso di farmi il permesso di venire a casa; e difatti lui non se l’è fatto dire due volte; mi ha chiamato su in comune a Salò e mi ha detto "questo ti serve per... durante il viaggio... per non essere disturbato." E difatti è vero: sono partito in bicicletta... eh sì... eh va beh...

    E quando è arriv... quanto tempo ci ha messo ad arrivare qui?

    Qui da Salò? Sono partito al mattino alle cinque e sono arrivato qui che erano le otto e mezza, le nove di sera, ho pedalato eh!? E certo che qui è stata una sorpresa vedermi arrivare in bicicletta e... poi creare tutte quelle grane che avevano cercato di fare, no...E qui erano padroni loro... comandavano, facevano quello che volevano...

    Prima abbiamo parlato anche del... adesso torniamo un po’ indietro. Dopo l’8 settembre, avevamo parlato del Re e della situazione che aveva vissuto...

    Ah ecco, quello che abbiamo vissuto a Tivoli.

    È stato un 8 settembre terribile per lei... può raccontarcelo?

    Raccontare il fatto che abbiamo dovuto stare all’erta giorno e notte pronti ad intervenire se ci fosse stato qualche attacco, perché eravamo una divisione corazzata e dovevamo andare in Sicilia, che dicevano che c’era in vista uno sbarco.

    Dov’era?

    A Roma. E insomma che... ci hanno tenuto sotto sorveglianza e proprio in clausura perché avevano timore che noi ci liberassimo per il Re e la famiglia reale... tutti e Badoglio, oh! In quel periodo quando Badoglio ha detto che la guerra continua, hanno ammazzato Ettore Mutti, quattro volte medaglia d’oro era, e lo hanno ammazzato proprio per niente... Ettore Mutti, aver ammazzato quello lì è come aver ammazzato Mussolini, preciso. Perché poi c’era il periodo in cui lui è stato fatto prigioniero che lo hanno messo nell’autolettiga per portarlo su al Gran Sasso e anche lì è stato un periodo un po’ burrascoso... mah.

    C’è qualcos’altro che vuole aggiungere?

    Eh, non so nemmeno io cosa devo aggiungere.

    Della Russia o di qualche altro periodo che ha vissuto durante la guerra o anche prima della guerra...

    Prima della guerra si era premilitari, giovani fascisti, eravamo militarizzati alla Piaggio, si lavorava lì e poi poco per volta, uno per uno, hanno richiamato e via... prima della guerra io il militare l’ho fatto qui a Vigevano, al VII Artiglieria Pesante Campale, allora c’era il Principe di Piemonte che comandava... eh... poi mi hanno mandato a casa in congedo illimitato perché avevo la ferma di terzo grado, io non dovevo fare il militare, eh beh... La mia vita prima della guerra era una vita di lavoro e sport, mi piaceva lo sport, mi piaceva lanciare il disco, il giavellotto, fare le corse, i salti e tutto, alla sera andare in palestra e fare la box, il naso è rotto eh, è tutto rotto eh eh sì... mah... d’altre cose non so cosa potrei dire, perché della Russia ne abbiamo già parlato un bel po’, eh...

    C’è qualcosa... siccome questa intervista, come le altre che noi abbiamo realizzato, può servire anche ai giovani per conoscere la storia o per valutare... c’è qualcosa che vuole... che vorrebbe dire ai giovani europei?

    Eh cosa possiamo dire... farsi capire dalla gioventù di oggi è un problema, eh? Io direi che guardino bene cosa fanno, e di dedicarsi al lavoro, di dedicarsi a una vita più onesta che non quella che fanno adesso. Purtroppo è così...

    Vuole che concludiamo?

    Come volete, io non ho altri argomenti da dire o da trattare, perché bisognerebbe aver precise le date, tutto... mah...

    La ringraziamo.

    Non c’è di che, io ho cercato il meglio che potevo da dire...

    Le è rimasto in mente qualcuno... qualche persona che ha conosciuto in Russia, qualche locale? Non so, ha conosciuto qualcuno di particolare, delle persone che agivano con voi, i partigiani locali, in Russia?

    Ho avuto occasione di trovarne qualcheduno, rievocando quello che si è vissuto da ambo le parti, non si vuole nemmeno più discuterne, tanto si è rimasti male... no...

    Quanti se lo sono chiesti "cosa siete andati a fare in Russia?" Ma cosa ci hanno mandato a fare? Certo che è stata una guerra di tradimenti, guerra che non hanno voluto fare e non era giusto farla... mah... cosa volete fare... purtroppo... quella lì doveva servire di esempio per tutti; guardiamo oggi cosa succede, c’è guerra dappertutto, allora... ce la prendiamo con Hitler, con Mussolini, con Stalin, con tutti quei... quei criminali lì, quando oggi li abbiamo in pugno qua, cosa succede oggi? Vediamo un po’ il mondo, dov’è che ha la pace? Di pace non ce n’è! Purtroppo è così, basta avere delle belle macchine da fare i 300 all’ora, andarsi a rompere il collo, perché succede sempre così, figli di papà che dovrebbero starsene a casa e invece hanno delle macchine che spaventano, li abbiamo qui eh... queste discoteche, questa droga...

    Ci può raccontare... cos’è che ha detto, ha fatto la guerra in Jugoslavia prima della Russia? Che anni... in che anni?

    Abbiamo fatto l’occupazione senza sparare un colpo. E mi ricordo che eravamo attendati in una pineta e non si vedeva il sole, per dormire si dormiva sulla paglia; però lì è durato poco eh, abbiamo fatto l’occupazione, dunque siamo andati a... come si chiama la... la capitale la... della Jugoslavia... adesso non mi ricordo... non era neppure la capitale, era una cittadina fuori la pineta, 40 Km di pineta senza vedere il sole. Eh... Ci sono delle belle fotografie della Jugoslavia che c’è papà... dopo guardo io, ne ho una che è seduto sopra la... la cosa...

    Come si è svolta la vostra vita in Jugoslavia in quel periodo?

    Normale, senza tanti pericoli, niente; ci hanno lasciato la pelle una decina, ma perché l’hanno voluta, perché andavano dietro alle ragazze, queste li portavano in casa, in casa c’erano i partigiani e... zac... eh sì... tutte le mattine all’appello mancava sempre qualcheduno e poi lo trovavano in mezzo alla strada lì bello e...

    Una domanda mi viene in mente adesso: visto che lei ha avuto un contatto molto vicino con Mussolini, lei è stato molto a contatto con Mussolini e diceva prima che l’idea che si è diffusa in Italia, nel mondo, di Mussolini non corrisponde proprio alla sua personalità; come mai questo? Oltre, va bene, ai dati di fatto, non so, come si è sviluppata? Come mai invece è prevalso questo lato negativo, forse, di Mussolini rispetto a come lo ha conosciuto lei?

    Lì è sempre stato un mistero... e ma non si doveva... non doveva fare quella fine lì... si sentono i vecchi quando si parla di lui dicono "eh si, ci vorrebbe un altro Mussolini per mettere a posto tutto", eh eh eh... mah... adesso abbiamo Berlusconi, ci pensa lui no?




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