regia:
Cinzia Benetazzo

cameraman:
Maurizio Pasetti

fonico:
Mara Favero




Interviste Italia
  • Luigi Carron
  • Virginia Gattegno
  • Ivo Fantato
  • Vittoria Dornig
  • Emilio Ingaramo
  • Walter Stefani
  • Vincenzo Piovan
  • Rosanna Gasperi e Angelo Simonini
  • Marson Angelo
  • Domenico Bisatti
  • Padre Giulio Cittadini
  • Pompeo Meneghin

  • "Aviere radiotelegrafista"

    Allora, io sono Walter Stefani da Vicenza, ex chierichetto, ex balilla, ex esploratore, ex cadetto dei preavieri ed ex aviere. I miei ricordi soprattutto più significativi ovviamente risalgono al momento che precede la Pri... la Seconda Guerra Mondiale e cioè gli anni, diciamo, del consenso, gli anni ruggenti per dirla in verità. E allora, io che facevo parte della centuria avanguardisti preavieri, per due volte siamo andati a Roma, era il momento dei campi dux, del campo azzurro, ed era già una conquista poter andare, diciamo, spesati a Roma ed attendarsi per una decina di giorni al Parioli, adesso non c’è più, lì c’era questa grande piazza con le tribune per le sfilate, per gli attendamenti, ed era un momento anche un po’ vivace, un momento di grandi attrattive perché, ricordiamolo, in quegli anni noi, diciamo, povera Italia, vincevamo con facilità la coppa del mondo di calcio, le Olimpiadi, il nostro peso massimo Carnera conquistava il primato nella boxe, i nostri ciclisti vincevano a manbassa, era il momento di Guerra e Barta... di Binda e Guerra che poi saranno sostituiti da Coppi e Bartali.

    Allora, ritornando a quegli anni, là erano tempi un po’, diciamo così, allegri, anche perché dalla guerra d’Abissinia si era sviluppato un certo traffico e la lira aveva cominciato a girare, molti erano andati in Abissinia per... al seguito delle truppe, poi si erano installati là, chi per le strade, chi per i trasporti, chi per il commercio. E io mi ricordo da ragazzo quando ritornavano i legionari, non quando ritornavano in armi, diciamo, con le sfilate, ma quando arrivavano dopo un certo periodo di anni e ricordo perfettamente che quando uno ritornava con 60.000 lire di allora, i famosi fogli grandi, quello non occorreva che lavorasse più, con 60.000 lire aveva assicurata l’esistenza per tutta la vita, comperava alcune case, appartamenti e viveva di affitto. Chi ritornava con 25.000 lire invece, quello poteva sì assicurarsi un po’ il benessere, ma non era che potesse arrivare alla fine della vita senza più lavorare. Chi... quelli che più forse si divertivano erano quelli che arrivavano con le 10, 5-6.000 lire, cosa facevano? Comperavano una bicicletta, allora era di moda la bicicletta con i cerchi in legno, le gomme palloncino, e così tra amici, cene, pranzi e bella vita, ricordiamo che anche le case di tolleranza erano aperte, allora anche quello era un momento di civiltà e anche di divertimento e così mangiavano quello che avevano raggranellato in questi due tre anni di campagna in Africa.

    Più tardi ci saranno le conquiste dell’Albania, lo scoppio purtroppo della guerra, della Seconda Guerra Mondiale, dove noi per un certo periodo di mesi siamo stati tranquilli e si sperava proprio di non entrare in guerra ma la rotta della Polonia, della Francia del Dunkerque eccetera, cosa è avvenuto? È avvenuto che sì, la gran maggioranza eh del popolo italiano, non il Duce solo, riteneva di non fare in tempo a sedersi al banchetto, eh diciamo, al tavolo della pace, così siamo rovinati in guerra impreparati, senza volontà. Il popolo italiano, è inutile dirlo, è un popolo festaiolo, non è un popolo combattente. I tedeschi, quelli sì sono i professionisti della guerra, ma noi italiani non siamo... Se noi, ecco, se noi avessimo fatto diciamo il concorso di chi fa le migliori canzoni di guerra avemmo vinto la guerra, perché noi abbiamo fatto in quegli anni tante belle canzoni di guerra, ma non servivano, servivano a niente, sconfitta dopo l’altra e cominciano i bombardamenti. In un primo tempo Vicenza sembrava fosse esente da questi bombardamenti, perché i fronti erano lontani, prima l’Africa, poi la Sicilia, mano a mano che, diciamo, gli Alleati risalgono la penisola, anche Vicenza comincia a sentire... diciamo l’onere di questi bombardamenti, e di questa guerra che si avvicina sempre di più. Ovviamente erano bombardamenti, almeno per Vicenza, quasi quasi inutili, perché Vicenza era una cittadina come è oggi insomma, oggi c’è più attività, ma allora era una cittadina, diciamo, di provincia, non c’erano comandi, non c’erano niente, però i bombardamenti se li sono sorbiti tutti i nostri vicentini. Ricordiamo che in questi due ultimi anni, diciamo ‘44-’45, il primo è stato il Natale del ‘43, sono circa un migliaio di civili morti, cioè più di quanti fossero i militari morti sui vari fronti.

    Poi ci sare... io vado di fretta sa... poi c’è il ritorno, la Liberazione cosiddetta, naturalmente allora lì c’è la corsa ai posti, ovvia. Chi... gli idealisti ritornavano alle loro attività, ma gli arrivisti, quelli che avevano già puntato le varie presidenze, varie occupazioni… naturalmente c’è questa corsa ai posti, messi lì provvisoriamente, poi come succede in Italia, c’è sempre la formula di "lasciamoli lì", facciamo un concorsino ad hoc, e sono rimasti fino a che sono andati in pensione. E c’è questa ricostruzione veramente encomiabile! Cosa era avvenuto anche durante la Repubblica Sociale, cioè con la cosiddetta Repubblica di Salò? Che fascisti di prima ora non si erano più iscritti e si erano un po’ eclissati, defilati, mentre delle persone qualunque che avevano anche odiato forse il movimento fascista, nell’intesa di collaborare a salvare l’onore della patria si sono iscritti, in questi due ultimi anni, ed hanno pagato anche per i fascisti di carriera. Questa è la verità.

    Poi con la ricostruzione allora si mette in moto, proprio tutta una macchina, non solo a Vicenza, ma in Italia, con organizzazione e con volontà generale, bisogna dir la verità, hanno fatto quello che poi non si è più fatto, in questi ultimi anni. Naturalmente tutte le colpe erano del fascismo che aveva operato 20 anni, ma ci siamo dimenticati che siamo a 50 anni da allora, forse più, 55, e dovrebbe essere oramai colpa di quelli che sono venuti dopo la Liberazione se qualcosa non va, no? Ma si continua così, ma non è questo il caso che ci riguarda. Vicenza, allora, ha cominciato a muoversi, ecco: se prima della guerra c’erano grandi... Vicenza lo ricordiamo era una città sabauda, una città che poi è stata liberale poi socialista perché addirittura nel ‘20, ‘21 sono arrivati i socialisti ad occupare... ad occupare... ad essere eletti in Comune, finché ci sarà il colpo di mano fascista che li manda a casa tutti di notte e si impone, diciamo, l’amministrazione fascista. Ma come dicevo è stata anche una città clericale ma non tanto perché si continua a dire... Vicenza e Bergamo sono state le città dei, diciamo, democristiani, ma non è vero niente se parliamo delle città, se parliamo della provincia sì, una provincia... Era una provincia bianca, ma la città no. La città è stata fedele al Re, ha collaborato col fascismo, è stata, come dicevo prima, naturalmente liberale-socialista, ed è poi diventata democristiana. Però restando sempre una città laica, tanto che se andiamo a vedere le... i risultati delle elezioni, vedremo che a Vicenza facevano fatica a far eleggere un senatore, mentre in provincia sì, era facile ecco. Tant’è vero che i posti sicuri, non faccio nomi, venivano dati a quei candidati, magari di... di levatura nazionale, perché erano sicuri di riuscire. Andiamo avanti con la ricostruzione, i signori che c’erano un tempo avevano mangiato tutto, ovvero i soliti fattori ricompravano dai loro proprietari, dal loro, diciamo, datore, tutta la proprietà. Ma si è mossa anche tutta un'iniziativa privata, come del resto in tutta Italia, e Vicenza è diventata il terzo polo, diciamo, industriale d’Italia, una cosa che ci onora e bisogna anche dire che fa felice la nostra terra. Ovviamente tanta buona volontà… forse non avevano una grande istruzione questi nostri industrialotti, però avevano un intuito e un savoir-faire veramente di tutto rispetto. Veda lei se devo continuare.

    Volevamo chiedere, più nello specifico, magari nel periodo immediatamente dopo l’8 settembre...

    Sì, ah certo... allora sì certo... io ero a Roma, ero a Roma allievo marconista, e ho assistito al 25 luglio. Mi ricordo ancora, ero di guardia fuori nella garitta, fuori della nostra scuola, che quando c’è stato quel comunicato conciso di Badoglio, e mi è arrivato come una sorpresa questo affidamento a Badoglio, ma soprattutto la liquidazione del "Cavalier Benito Mussolini", che noi non lo avevamo mai sentito, si parlava di Duce, di capo del Governo, di fondatore del fascismo, ma questo "Cavalier Benito Mussolini" proprio me lo ricorderò sempre... E là abbiamo assistito, a Roma, una città che bisogna dire che è stata quella che aveva avuto benefici più di tutti, più di tutta Italia, perché Mussolini aveva capito che Roma aveva la doppia faccia, cioè di città, diciamo, capoluogo, ma soprattutto di capitale d’Italia, e i nostri romani avevano avuto benefici in ogni campo dalle case ai passaggi, ai ministeri, alle promozioni, eccetera… E io ho visto questa canea per la strada rompere fasci, teste, esaltarsi, quando magari il giorno prima erano in orbace e andavano fedeli alle riunioni fasciste, ecco, ma questo succede in ogni parte d’Italia, è successo diciamo, un po’ dappertutto, ma soprattutto io ero a Roma, e ci sono rimasto un po’ male.

    Poi restiamo lì, ma si capisce che c’è una situazione un po’ strana, intanto gli ufficiali non arrivavano più, erano spariti, qualcuno arrivava in borghese, era rimasto nella scuola solamente il maresciallo e il colonnello che comandava la scuola, gli altri venivano, li vedevi infervorarsi, non si capiva neanche cosa avveniva, e loro sapevano già dell’armistizio eccetera. Ma io voglio raccontare anche un particolare. Il giorno di Pasqua, allora eravamo ancora in pieno fascismo, vengo invitato, avevo una zia che era la governante del palazzo Propaganda Fide, cioè dove c’era il cardinale Costantini e tanti altri, e mi invitano a pranzo e io poveraccio vestito di panno pur in estate vado lì, poi l’ho saputo, e mi trovo assieme a pranzo con questo cardinale, con questo monsignore che oggi è il braccio destro di Papa Wojtyla, e mi trovo a pranzo anche con De Gasperi e mi chiedono "Lei aviere, cosa si dice da voi?" "Ma cosa..." Io non sapevo neanche cosa fosse, cosa volesse... loro sapevano già cosa stava avvenendo, io non sapevo niente.

    Ritornando al discorso dell’8 settembre, inaspettatamente danno il comunicato, purtroppo quel brutto comunicato che l’esercito reagirà ad ogni... diciamo, da qualunque parte avvenga ogni, diciamo così, offensiva, ed è evidente che si riferiscono ai tedeschi. Io mi ricordo quella notte in caserma, con le radiole lì a sentire: "Cosa facciamo? Dove andiamo?" C’era chi scappava... c’era chi... e rimaniamo lì una decina di giorni, perché stavano trattando su Roma come città aperta. Fintanto che io mi ricordo quella mattina, io ho tutto il diario sa, quello che... quei miei pensieri li ho tutti scritti, perché avevo detto a mia mamma "tutte le lettere che ti mando, conservamele" e infatti io le ho tutte; e allora questi miei abbandoni di, diciamo... di giovane fascista tradito in un certo senso, così... noi avevamo la percezione che avevamo perduto la guerra, e anche malamente, ma vedevamo anche certi comportamenti che non si giustificavano. E mi ricordo il 15-16 di settembre, ci radunano nel cortile, chi era rimasto perché molti erano già scappati, chi andava via... e il colonnello piangendo ci dà il congedo illimitato, ci danno anche i soldi, mi ricordo ancora 500 e tante lire, e poi dice "quelli che andranno al sud ritorneranno certamente a casa, io auguro a quelli che risaliranno il nord di arrivarci", lui sapeva che c’erano tutti questi, diciamo... questi rastrellamenti dei tedeschi. E allora noi ci mettiamo, facciamo il fagotto e usciamo. Io mi ricordo ero ancora con la tuta, diciamo, la tuta di volo e tutti levano e buttano via l’insegna lì, le stellette. Io, anch'io li seguo; e poi fatto tre passi dico "ma perché devo buttar via le stellette?", sono ritornato e me le sono messe e con un viaggio diciamo... inimmaginabile arriviamo a Vicenza, arriviamo a Vicenza. Là siamo allora... al contatto veramente di cosa era avvenuto, noi non si sapeva niente né delle deportazioni, rastrellamenti, niente. Noi si credeva avendo questo congedo di essere a posto. Allora io abitavo, diciamo così, vicino a Piazza dei Signori, io dunque avevo da far 200 metri; arriviamo vicino al ponte San Michele, che diciamo è a mezza... quasi a tre quarti di strada, e io l'ho sempre benedetto; sento rumore di autocarri che girano per Cinema Verique e vanno verso il Campo Marzo, verso la stazione da dove venivo io, e due motociclisti che erano due carabinieri, ci fanno un segno tipo "via, via!" Troviamo un portone, andiamo dentro, eravamo in tre amici che abitavamo tutti lì vicino: uno in Piazza Matteotti, vicino al museo, io vicino alla Piazza e un altro poco distante. E lì passa una colonna zeppa... di autocarri di... di deportati, diciamo, di militari arrestati e per port... per essere confinati cioè portati ai campi di concentramento. Ecco dico quella è stata... se c’è un miracolo quello è stato un miracolo perché, arrivare a 100 metri da casa, da Roma, e riuscire per poco a non essere, diciamo, arrestato, per me quello è stato un miracolo.

    Poi, una volta a casa, solo allora comincio a sentire cosa è avvenuto a Vicenza, le fughe de... ma la gran parte dei militari era... voleva... non la voleva più la guerra, avevano... si erano sfasciati proprio tutti, solo "torniamo a casa", senza pensare che eravamo invece occupati, perché ci siamo accorti il giorno dopo che i tedeschi avevano occupata la nazione insomma, in totale, ecco. Perché noi avevamo ancora... se fossimo stati comandati, avevamo ancora le forze per potere un momentino reagire, e invece lì c’è stato il famoso discorso del "tutti a casa"; ma il brutto esempio lo ha dato il Re, l’ha dato il Principe, la Casa Reale e soprattutto i generali che hanno fatto a botte là a... dove si sono imbarcati sulla Vedetta Baionetta là, a Pescara, con le casse, con i loro effetti personali eccetera, lasciando 2 milioni di soldati in giro per i vari fronti senza nessun ordine... non si vuole parlare ed è quella la tragedia, perché dovevano rimanere là, perché anche noi si aspettava sempre un ordine, un qualche cosa, non veniva, non è venuto ecco.

    Allora, rispetto per esempio alla Guerra di Resistenza, lei come l'ha vissuta?

    Sì, allora una volta a casa con i miei amici, eravamo in cinque, da Vicenza che eravamo andati a... con l’aviazione a Roma, mentre 85 erano andati a Bolzano. Noi eravamo specialisti, dovevamo diventare piloti, poi là, siccome purtroppo i nostri radiotelegrafisti di bordo erano in una posizione che ci rimettevano sempre la pelle, c’era stato... c’era stato questo bisogno di radiotelegrafisti e allora ci hanno dirottato a fare questo corso. Dunque allora quando veniamo a casa noi abbiamo il nostro bel... bel congedo illimitato, sicuri di essere a posto, e allora andiamo a Padova; a Padova c’era il nostro comando di zona aerea territoriale, il secondo; e allora... noi siamo tranquilli insomma, perché c’erano i bandi di Gambara, di Graziani, la pena di morte... "Noi siamo a posto vero?" "Sì, siete a posto..." "Allora fateci un documento..." "No non possiamo, ma vi consigliamo di andare volontari..." "No! No! Se mi richiamano... questo per il momento è il governo che governa e io non vado, se non mi richiamano io non vado", ecco, e ci siamo barcamenati. All’ufficio non si poteva rientrare, perché eravamo classi di leva... Viene fuori allora che io in gioventù avevo imparato a fare l’orologiaio, ecco, imparato un mestiere, e allora ho cominciato a lavorare in casa per le varie ditte cittadine e allora io ero indipendente; potevo mantenermi, insomma. Ma non ci davano nessun documento, ci dicevano "Sì, sì, voi siete a posto..."; tant’è vero che allora si sapeva... qualcuno era andato in montagna, qualche altro, perché io ho avuto amici di vari... sui due fronti, qualcuno è andato col Borghese, con la X Mas, altri volontari, la gran parte erano riusciti a entrare in qualche industria militarizzata, ad andare a fare la polizia, diciamo, in aiuto ausiliaria e così via. Tanto è vero che per impegnare la gente cosa scovano? Trovano la scusa di fare ‘il Vallo’, una specie di fossa anticarro, che doveva partire e fermare... si può immaginare se si poteva fermare quella marea di carri armati, ma il motivo probabilmente era quello di tenerli impegnati.

    E allora ci richiamano, anch’io, potevo anche non andare, perché io dovrei essere stato militare, ma dico per non creare cose alla famiglia, diciamo, disturbi, vado anch’io. E ci mandano a Montebello a fare le buche a questa fossa; non le dico poi le... vicissitudini, perché uno alla volta poi riuscivano a scappare, nel senso buono, cioè a farsi congedare e anch’io riesco insomma a rientrare, pur sapendo che eri sempre soggetto a qualche rastrellamento perché in città, ogni tanto, i tedeschi andavano nei vari caffè, dove c’era diversa gioventù che giocava a carte, e li portavano via; io non correvo quei rischi perché lavoravo in casa e perciò non ero così... nulla facente come tutti questi giovanotti che aspettavano che arrivasse qualcuno o da una parte o dall'altra. La scelta purtroppo è stata difficile, perché non è che ci fosse stato il tempo materiale per pensarci, lì uno... il destino... può essere anche scelto, o uno può fare anche una scelta, ma non c’era il tempo: o di qua o di là. D'altronde, cosa avrei fatto io? Io non mi sentivo certamente di fare il partigiano, primo perché non avevo alcun motivo ideale, secondo perché avevo una famiglia, lavorando potevo mantenermi e dico la verità, nessuno mi ha mai fermato. C’era il coprifuoco, doveva essere rispettato, ma se lei pensa che, quando si parla di movimento partigiano o anche della Repubblica Sociale, noi dobbiamo pensare che su 40, 45 milioni, 42 che eravamo, 500, 600 mila sono stati, diciamo, convogliati e irregimentati dalla Repubblica Sociale di Salò, la Repubblica Sociale Italiana, come si diceva, oggi detta la Repubblichetta... la Repubblichina. E 300 mila, detto dai vari libri, sono andati in montagna o hanno fatto la Resistenza; cioè in totale un milione su 42 milioni! Ma la gente non pensa mica... la gente era là che aspettava che finisse questa baraonda! È quella la verità. Ci sono stati eroismi da una parte e dall’altra, brutta gente da una parte e dall’altra ovviamente, ma la gran massa era là che soffriva e non si decideva né per una parte, né per un’altra, aspettava solamente di... che fosse finita questa carneficina, questa guerra civile, a un dato momento siamo arrivati a una guerra come purtroppo è successo.

    Naturalmente, venendo in alta Italia, anche a Vicenza i vari ministeri si sono portati dietro questa caterva di gentaglia, di funzionari, di gente corrotta, di... di... di... approfittatori, i quali naturalmente sapevano manovrare, e sapevano anche come sbarcare bene il lunario, la povera gente invece soffriva. Io direi che siamo stati fortunati noi a Vicenza, avendo la campagna circostante, perché noi in sostanza, o la borsa nera o le amicizie o qualche cosa siamo riusciti sempre a mangiare, in sostanza, a trovare qualche cosa. Quelli che hanno veramente sofferto, quelli sono stati nelle grandi città, Milano, Torino, Genova, là qualcuno si è rovinato, ha dato tutto, gli orecchini, gli anelli eccetera, per far cambio magari con un etto di farina o un chilo di zucchero. Mentre noi sotto quel profilo siamo stati abbastanza fortunati, perché "de rife o de rafe", in un modo o nell’altro, qualche cosa si trovava sempre, ecco. E in sostanza quello che dico è che noi, se non ci fosse stato un minimo di governo, io parlo molto schiettamente, di governo, sia pure fantasma, il governo Mussolini eccetera, allora saremmo stati proprio... avremmo fatto la fine della Polonia, c’è poco da fare, questa è la verità. Perché almeno c’era un minimo di ordine, un minimo di garanzia, un minimo di approvvigionamento, pur fatto in quelle condizioni, in quelle terribili condizioni. E anche il Governo di Salò è sempre riuscito a mantenere gli impegni perché non so quanti miliardi dovesse pagare alla Germania per la truppa di occupazione, ed è riuscito sempre a farci fronte. Ora non si tratta di dare la colpa né a destra, né a sinistra, dico solamente che la grande massa di italiani è rimasta alla finestra a vedere che fosse finita la rissa per poi scendere e riempire piazze e contrade con i tricolori, naturalmente come succede sempre in ogni guerra. Ho visto personalmente il giorno della Liberazione salire sugli autocarri degli americani, sì, della gente che sapevi brava gente, partigiana, oppure che non la pensava col fascio, ma ho visto anche tanta gente, soprattutto tanta gente compromessa, se si vuol dire una parola grossa, col fascio, salire anche loro e passare dalla parte dei vincitori, vero... c’è un detto che dice, non so... "la sconfitta è sempre... è sempre", come si dice... non ha... non ha paternità, ecco, "è figlia di nessuno", insomma la sconfitta, mentre chi vince... ci sono sempre quelli che montano sul carro del vincitore, ecco.

    Un’altra cosa che le volevo chiedere: lei ha detto che per motivi ideali non se la sentiva personalmente di fare la Resistenza. Ecco, questa idealità, considerando nel suo complesso il fascismo... Ci sono delle cose per cui lei si è sentito veramente... in cui lei si sentiva rappresentato, o altre cose in cui non era d'accordo? Sto pensando per esempio alle leggi razziali, oppure l’entrata in guerra, oppure, non so, i campi di concentramento nazisti, vorrei una sua articolazione su questo argomento.

    Sì sì, adesso le dico. Ecco allora io non ero, diciamo, fav... non favorevole... non sarei andato in montagna perché primo ero stato allevato, diciamo così, nel periodo fascista, avevamo vissuto quel momento; avevamo anche gioito perché nella nostra, forse, ignoranza, noi non si sapeva; le leggi razziali c’erano state, ma da noi erano state applicate un po’, così come succede sempre, all’italiana, non come in Germania; ma io idealmente... ero convinto e sono ancora oggi convinto che per il momento quello era il Governo, pur quello della Repubblica Sociale Italiana, che era succeduto a una monarchia che era scappata. Mentre quell’altro, pur pieno di idealisti, di brava gente eccetera... ma la gente della città li vedeva anche di malo modo perché dicevano "ma perché vanno a fare... a guastare le linee? Ma perché fanno questi atti di sabotaggio? Poi tutto si ritorce su noi, perché loro naturalmente scappano e noi dobbiamo soffrire." Perciò io... la concezione che avevo era quella dalla parte della legalità, perciò come ho detto, se mi avessero richiamato, io sar... pur malvolentieri, ma sarei andato, perché quello era il Governo che ci... che governava in quel momento. Mentre tutte quelle altre belle, diciamo... compagnie di ventura, fatte di brava gente, di gente istruita, di povera gente, di gente che si era anche salvata, non so, dalla deportazione eccetera, ma quella noi non la vivevamo, noi parlo di città, non abbiamo mai visto i partigiani noi in città, li abbiamo visti il giorno della Liberazione, dopo gli americani, salire sui camion. Sapevamo, sentivamo dei vari, come si dice, dei vari incidenti che andavano provocando alle vie di comunicazione, ai treni, ai binari, tutte queste compagnie eccetera, ma noi di città non sapevamo niente, sapevamo solamente che mio fratello collaborava, per esempio, perché addirittura ha rubato una jeep ai tedeschi, e l’ha portata in montagna a questi partigiani ma... quasi quasi a noi sembrava una bravata così da giovani, più che un discorso, diciamo, ideale. Tanto è vero che è stato arrestato ed è stato portato a Verona per essere fucilato, e anche là c’è da raccontare una cosa.

    Si dice degli italiani che sono corruttibili, bene, anche i tedeschi sono corruttibili, perché mio padre che era gioielliere è riuscito allora a farsi presentare dall’interprete tedesco il Maresciallo della Gestapo. Allora braccialetti d’oro, l’anello, eccetera… Io mi ricordo: ho visto il primo abete proprio alla caserma là delle SS, che ci hanno invitati la vigilia di Natale. Fintanto che dopo 40 giorni io arrivo a casa e vedo una camionetta delle SS là con due armigeri, e dico "adesso sono venuti ad arrestare mio papà", che sentiva radio Londra, e invece, piano piano vado su e sento... avevano fatto la riconsegna del giovane alla famiglia, facendo una paternale. Perciò dico: io ci ho rimesso tutti i libri di D'Annunzio, avevo una raccolta e l’interprete ha detto "che belli, me li porto via" e non li ho più visti, va bene. Insomma anche i tedeschi con oro e gioielli si sono lasciati corrompere, ecco.

    C’è qualche... o un episodio... lei è stato militare fondamentalmente...

    Sì beh, ho fatto anche poco... sì, io sono andato nell’arma aeronautica e sono stato... come si dice... a Roma finché ci hanno congedato in aviazione.

    Nella base?

    No, ero... ero... alla... alla scuola... alla scuola di Monteverde Nuovo e poi trasferiti a Montesacro per ritornare a Monteverde. E allora quando dicono che l’Italia non aveva i radar io posso dire che a Monteverde c’erano; perché avevano una ventina di camion attrezzati che noi li sentivamo, di avvistamento eccetera. E a Mon... a Monteverde mi ricordo che ogni mattina veniva a cavallo, su un cavallo bianco, il Maresciallo De Bono, famoso ‘quadrughero’, quadrumviro, della marcia su Roma, e il primo che è andato poi con la guerra in Etiopia, sostituito da Badoglio. E allora io ho fatto questa scuola e mi ricordo un particolare. Arrivavano a fare un corso così di recupero delle, dei... della gente, dei... come si dice... radiotecn... no radiotecnici, orcocane... ma guarda, come si chiamano porcocane, orcocan, mamma mia... radiotelegrafisti, ecco. arrivavano con un petto di medaglie sa, spaventoso, cioè erano i famosi radiotelegrafisti di Buscaglia, di Mancini, i famosi siluratori, gente che aveva un petto di medaglie da far paura; ebbene anche loro erano talmente presi oramai da questi combattimenti... senza uscita, che ci dicevano "ragazzi, non fate... non fate gli esami, perché altrimenti vi mandano in Egeo e là è una carneficina, non si salva nessuno". Lei pensi che avevamo i famosi Canzeta 1.700 bis che erano ancora fatti di legno e tela, come si può fare, insomma; loro stessi facevano vedere che avevano bisogno di un periodo di recupero o di riposo e venivano alla nostra scuola e mi ricordo di questi discorsi che ci dicevano mentre, allora era appena... erano appena sbarcati in Sicilia e i siciliani avevano subito fatto gli esami per essere mandati immediatamente, così, a combattere, ma poi tutto è finito con l’8 settembre che è stato appunto...

    Ho assistito anche alla difesa, diciamo così, di Roma da parte dei granatieri. Ma quando quella mattina io, andando a portare tutti i miei libri eccetera da mia zia, per alleggerirmi, perché io, non fumando, continuavo a leggere, a comperare libri, ho visto come erano sistemati a Porta San Polo quella povera gente, con delle mitragliette, fucili mitragliatori, per terra due sacchi di... sabbia, contro venivano avanti panzer... insomma... Al pomeriggio ho assistito dalla mia scuola, dalla terrazza, al cannoneggiamento; qualche bomba è arrivata vicino anche, è durata una ventina di minuti con questi tiri e poi è finito tutto, ecco, allora è cominciata anche la paura, la paura di essere arrestato, di... essere deportato. E io mi ricordo che invece questa colonna di carri armati ha fatto il giro della scuola, è andato su per il Gianicolo, eravamo lì vicino al Gianicolo, prendendo posizione. Ma noi non abbiamo avuto nessun disturbo, finché ci hanno congedati. Da noi arrivava gente di tutte le armi: marinai, avieri, bersaglieri, perché erano sbandati, sapevano che lì c’era da mangiare; perché qui bisognerebbe... ecco, le medaglie, a volte bisognerebbe proprio darle... in questo caso sarebbe stato giusto dare una medaglia a quel maresciallo e a quel colonnello, gli unici rimasti della scuola, che avevano accatastato tante vivande, tanti viveri, che siamo andati avanti una decina di giorni insomma, ecco, e davano da mangiare a tutti. Poi io sono ritornato, 5-6 anni fa, a vedere quel posto là. Vado sempre a Roma, ma questa volta mi sono dedicato... non la trovavo più, infatti è stata abbattuta questa scuola, e là sono sorti grandi fabbricati, facendo la via Olimpica e compagnia bella. Però qualche strada l’ho ancora vista, ecco, con tanta nostalgia.

    Ma però questo nostro, diciamo, venire lì a Roma così, in quel periodo là, era... era sembrato un qualche cosa di inconcepibile perché Roma era piena di ufficiali, di generali eccetera, ma là c’era anche il Caffè Concerto, il passeggio, il Pincio, via Veneto e... anche se eravamo in guerra da due tre anni, era come non fosse niente. Non era ancora stata bombardata e io mi sono subìto anche i due unici bombardamenti di Roma; che io ho sempre detto da allora "il secondo bombardamento ha provocato l’armistizio", perché infatti pochi giorni dopo ha provocato l’armistizio. E mi ricordo proprio questi... noi guardavamo, allora eravamo, sì, a Monteverde Nuovo, questi 500 aerei luminosi, una giornata meravigliosa di sole e... ho saputo dopo che c’era anche il famoso attore, Clark Gable, tra quelli che ci bombardavano, ecco, che hanno bombardato lì verso la stazione e poi la Salaria ecco.

    C’è qualche episodio che magari, ultimo, si sente di raccontare e che può essere emblematico, indicativo? In questo progetto, tra l’altro, queste testimonianze servono anche ai giovani, perché, soprattutto quelli molto giovani, non sanno molto; e dunque quello che ci interesserebbe è anche che all’interno della testimonianza ci fosse qualche cosa che vorrebbe, in qualche modo, potesse essere ricordata da parte loro, come se questi… nonni interpellati dessero un...

    Sì sì. Il ricordo di quegli anni, come avevo detto all’inizio, è dato anche da questo tentativo, così, fatto dal fascismo, allora c’era il fascismo, di far vedere all’estero che noi eravamo i migliori della classe... Noi eravamo primi, mi ricordo, all’Arco di Trionfo con i trottatori, e mi ricordo, come dicevo, Carnera, campione mondiale di pesi massimi di boxe, e poi vincere le olimpiadi di Berlino con una squadra di giovani, non erano neanche, diciamo così, professionisti, calciatori e tante altre cose... I record continui che facevano questi nostri apparecchi nelle varie specialità, altitudine, velocità, eccetera. E noi... queste opere sociali anche fatte dal fascismo, la Maremma bonificata, le case, gli orari ecco, i treni in orario, insomma tutte queste cose ci sembrava a noi giovani, ovviamente, giovani ragazzi, che fosse veramente una nazione che cammina con i tempi; ma non avevamo purtroppo anche il riscontro del... delle altre nazioni estere. Possiamo dire che eravamo un povero popolo di poveracci che però cercavano di darsi da fare. E questo ci teneva anche in una certa atmosfera di... di euforia forse, di... anche di... avventura; perché intanto c’era l’amor di patria... La storia magari anche un po’... era un po’ messa a mano anche la storia, ma le cose più belle ce le facevano vedere, ecco, non ci mostravano purtroppo anche le cose brutte.

    I giovani d’oggi invece, forse, oggi sono anche troppo trastullati, hanno troppo, probabilmente, non perché io voglia prendere qualche cosa, ma... ma forse hanno troppo. Io dico che noi, soffrendo, oggi possiamo dire che abbiamo sofferto, ma allora non c’era... diciamo, disturbo, quello di dormire per terra, di attendarci, di fare anche questa attività diciamo tipo militare, premilitare eccetera; non era... non ci pesava molto; ci pesava sì forse questa ostinazione, continua, di questi rapporti cosiddetti, di questi "a noi", di questi "duce", sì questo anche noi... Si rideva però, ecco. Ma in sostanza noi avevamo l’esempio, ci sembrava di averlo per lo meno, di ordine e disciplina, quello che oggi purtroppo non c’è più; non perché io oggi voglia che ritorni il fascismo, per carità, ci mancherebbe altro, oggi poi non potrebbe neanche più ritornare, la gente oggi è più sviluppata, i giovani adesso sono già ben più preparati di noi; ma ecco avevamo qualche ideale da perseguire, cioè "che la nostra nazione primeggi, che riesca..." Quando c’erano questi patti, "hai visto, hai visto, il Duce, essì! È riuscito, lui, a far la pace a Monaco", eccetera, che poi aveva fatto rinviare di un anno la catastrofe, ma in ogni caso c’era questo... questa voglia di, diciamo così, di avventura, di andare avanti, di cercare di migliorare la sorte, perché c’era anche tanta povertà... Oggi c’è tanta ricchezza e forse ce n’è anche troppa, cioè bisognerebbe che i giovani soffrissero forse un po’, non per farli soffrire, ma un po’ perché... io mi ricordo anche quando si andava a cena, c’era un anziano che diceva "Ragazzi! Ricordate che più dura è la meta più fulgida è la vittoria!". Si intendeva dire che è meglio pazientare, mettere via i soldi finché arriviamo a fare questa cena tra amici; oggi uno è già stanco al mattino, quando si alza non sa più cosa... cosa volere perché ha tutto, eppure sono tutti avviliti, tutti seri, io guardo queste belle ragazze sempre, anche le "mannequin", sono sempre con queste facce di marmo così, non sorridono mai, mamma mia, mamma mia... La gioventù dovrebbe essere gioia, invece hanno tutto, vestiti firmati, magari di stracci ma firmati, però sono sempre, sempre arrabbiati con tutti, vogliono tutto e subito, ecco. Diceva un signore che la gran parte ha la paga da caporale e vuole vivere da generale e forse non ha anche tutti i torti. Noi ci accontentavamo, avevamo respirato quest'aria di famiglia ovviamente in tutte la case, metti da parte il soldino, oggi basta, domani mangeremo il resto e così via. Adesso bisogna proprio distruggere tutto, tutto subito e tutto in meglio, noi... è inutile... perché anche ai miei tempi c’erano le belle macchine, non ovviamente come oggi, le belle motociclette eccetera, ma noi che non potevamo permetterci queste cose, non è che fossimo invidiosi, oggi invece, purtroppo, tu guardi qualche macchina e dici "eh, ma quello là ha l’ultimo tipo, è più bella della mia, la vorrei anch’io...", eccetera, così. Comunque bisogna accontentarsi ecco, quello è il segreto, vivere... ognuno dovrebbe fare l’esame di coscienza e vivere come può vivere, e allora è felice; bisogna essere felici sempre anche delle piccole cose, ecco; se uno è felice con le piccole cose, lui troverà sempre giovamento e non... e sarà sempre contento, non si arrabbierà mai e invece purtroppo oggi non è così.

    Avete qualche domanda?

    Sì: volevo chiederle, se ha voglia, di... se voleva illustrare il rapporto che c’era con suo fratello. Perché, se non ho capito male, avevate attività diverse, quando lei è tornato stava in casa...

     

    Ah certo...sì, mio fratello ha tre... ha tre anni in meno del sottoscritto e, quando io torno da militare, lui era già... anche lui a imparare, niente voglia di studiare, allora imparare il mestiere di... diciamo, cineoperatore, di... operatore cinematografico, ecco per dirla giusta, e arriverà invece a essere proprietario e direttore di cinematografi. Ma lui era stato sempre un tipo... non aveva fatto la "carriera", diciamo così, mia dell’Opera Balilla. Essendo più giovane forse è arrivato a "figlio della lupa", chi lo sa. Ma non è... lui è sempre andato con questa passione per il cinema e pertanto lui, vivendo il cinema... Lì vivevano molti operatori che erano, diciamo così, invisi anche al fascio, erano, più che invisi, erano indipendenti, non interessava più di tanto ecco; ed essendo anche loro, diciamo così di... verso la parte dei partigiani, mio fratello ha respirato quest’aria, quest’aria un po’ garibaldina; infatti lui ha avuto la croce cos’è... di Alexander, eccetera eccetera. Ma malgrado questo lui andava là come ragazzo, cioè la staffetta portaordini così, perché gli piaceva questo... questo... questo movimento, diciamo così, nascosto; conosceva e frequentava la casa di un grosso capo partigiano e sapeva anche tanti, diciamo, misteri, tanto è vero che quando è stato arrestato, che ci sono stati degli scontri in questura eccetera, per fortuna una signora che era moglie di un capo partigiano, nonostante le torture ha detto "non lo conosco", perché se diceva solo "lo conosco", sarebbe stato fritto ecco. Però è... anche lui... è vissuto sempre, finché è finita la guerra, con la Liberazione basta, ha continuato la sua attività, non ha beneficiato, poteva benissimo anche lui trovare subito qualche beneficio perché era stato collaboratore, invece no, ha continuato il suo lavoro e "buona notte al secchio".

    Ma le dico di più, io avevo uno zio tenore, era stato alla Marcia su Roma, legionario fiumano, amico di Mussolini e di D’Annunzio, era... aveva portato ordini tra Mussolini e D’Annunzio, tant’è che aveva una stella eccetera, sempre stato fascista, però era stato prima medaglia d’argento, due di bronzo alla Prima Guerra Mondiale. Un uomo, diciamo, di grande valore e di grande coraggio, ma malgrado questo lui avrebbe potuto benissimo aspirare a un posto tra i fascisti; niente, lui ha continuato a cantare, ha girato il mondo... ha girato il mondo cantando e senza avere nessun beneficio. Cosa avviene? Aveva un unico figlio, avuto con una bella donna di Fiume, della mia classe. Allora questo, al tempo della Repubblica di Salò, sta facendo l’allievo alpino, allievo ufficiali degli alpini, era al silurificio di Fiume ma lui poteva anche rimanere fuori, ha voluto continuare nella sua, diciamo così, carriera, era allievo ufficiali a Tortona. Lì la caserma viene assaltata da... della gente, diciamo dei partigiani, poi non si sa chi... e vengono uccisi tutti; cosa fa mio zio che era un vecchio fascista eccetera, ma che girava il mondo per cantare? Scrive a Mussolini, io ho la lettera, l’ho anche pubblicata, dove dice "È ora di finirla con questa guerra civile, che si scannano da destra a sinistra, fascisti contro partigiani, Duce: mettiamo fine. E io ti chiedo, avevo un unico figlio, era la mia gioia, la mia consolazione, sarebbe stato il mio futuro, me l’hanno ucciso, io ti chiedo che nel nome suo e per onorare la sua morte tu dia la grazia a un partigiano". E il Duce ha accettato e ne ha fatte due grazie, che poi non l’abbiamo mai saputo chi fossero i graziati, ma lo abbiamo saputo 5-6 anni fa: erano due... i due più delinquenti di Vicenza, i quali avevano... avevano assaltato oreficerie eccetera, ed erano stati condannati a morte assieme ad altri dieci che invece avevano tradito, che erano stati della questura... della questura, diciamo, la polizia ausiliaria. Hanno trovato l’escamotage di salvarli perché loro non vestivano la divisa, gli altri vestivano la divisa, andavano a fare le rapine e davano la colpa ai partigiani, mentre erano quelli della polizia ausiliaria. E questi due invece erano i ricettatori probabilmente, però sono stati, diciamo... sono già morti, sono stati salvati. Ora dico ecco, questo bel gesto di mio zio, il tenore Emilio Rigon, me lo ricorderò finché vivo, io ho le lettere, perché non ha chiesto che questo, in una vita dedicata all’arte, perché lui del fascismo, pur di essere stato iscritto dalla prima ora eccetera, non ha mia goduto niente. Va bene.

    C’è tempo... ? Lei ha sentito dell’eccidio di Schio?

    Ah beh quello... no, no, io posso dire solo quello che noi abbiamo sentito, come gli altri, no...

    La mia era... velocissima: lei ama leggere, da quello che ho capito; durante il fascismo e dopo, ha letto solo libri italiani? O magari se arrivavano anche libri... non so stranieri, francesi...

    No, io ho letto sempre... eh eh, ho letto libri italiani, oppure se erano stati tradotti, ma io ho letto praticamente... praticamente ho letto tutti quei libri che sono venuti prima, durante e dopo il fascismo, diciamo, e i libri della Resistenza, tanti miei amici mi hanno dato libri, corposi anche, che sono stati comandanti partigiani bravi, brava gente proprio, e anche là ci sarebbe da raccontare molto perché quelli magari hanno sofferto e non hanno avuto quello che hanno avuto altri, che non erano partigiani ma si erano intrufolati. E a me, ancora adesso... sto leggendo sempre, ho letto l’ultimo libro di Sergio Romano lì... no anzi l’ultimo, l’ultimissimo, è quel bel condensato di Renzo De Felice dopo morto che è uscito, e che si legge molto bene e uno può capire anche il perché, direi che anche quello mi ha confortato. Ma ho letto tutti quei libri poi ancora da subito dopo la guerra dei... da Parri in poi, insomma; e anche là si può capire quanto fosse il distacco dagli idealisti agli approfittatori, ma questi ci sono sempre ecco. Direi che come idealisti ne hanno avuti sia da destra sia da sinistra e sono sicuro che tutte e due le forze se fossero state assieme avrebbero marciato assieme, magari in mezzo tra destra e sinistra perché c'era della brava gente da una parte e dall’altra.

    Grazie.

    Prego.




    indietro | home | email