regia:
Cinzia Benetazzo

cameraman:
Maurizio Pasetti

fonico:
Mara Favero




Interviste Italia
  • Luigi Carron
  • Virginia Gattegno
  • Ivo Fantato
  • Vittoria Dornig
  • Emilio Ingaramo
  • Walter Stefani
  • Vincenzo Piovan
  • Rosanna Gasperi e Angelo Simonini
  • Marson Angelo
  • Domenico Bisatti
  • Padre Giulio Cittadini
  • Pompeo Meneghin

  • Può cominciare a dirci qualcosa che ha vissuto da poco prima, qualcosa che l’ha emozionata... qualche esperienza che....

    Angelo. L’esperienza mia diciamo, la provenienza mia è una famiglia di operai, con le conseguenze che c’erano e così via in fatto di lavoro, di mangiare, le tessere, tutte le conseguenze che c’erano per il fatto che, ad esempio, noi ragazzi essendo piccoli, ci mandavano in fila la mattina, davanti al fornaio alle 5 del mattino, con i bollini per prendere il pane e alle 8 aprivano il forno; senonché questo fornaio era un gran fascista, questo personaggio non voleva della confusione davanti al suo forno, le parole che diceva "Se volete del pane andate in Germania", allora: perché ci andavano i bimbi a prendere il pane con i bollini? Perché se ci andavano delle persone grandi, o uomo o donna, che dicevano qualche parola in più, venivano denunciati e mandati ai confini, e allora è per quello che noi bimbi eravamo sempre in prima linea nel senso non perché fossimo obbligati... eravamo obbligati per salvare i nostri genitori diciamo...

    Mi chiamo Angelo Simonini, abito a San Cesario di Modena, le mie esperienze in tempo di guerra, sono nato al tempo del fascismo, nel ’31... e appunto parlavamo del comportamento insomma... o Dio o Dio... ah!, del fornaio, perché mandavano i bimbi a... in fila davanti ai forni oppure alle drogherie, macellerie, così, per il fatto che essendo ragazzi se si prendeva anche uno "scapaccione" o meno da questi personaggi che erano dei fascisti praticamente, anche se dicevamo qualcosa non c’era niente da dire, ma se era una persona abbastanza grande, poteva fare un’imprecazione o meno, e andava a finire che con la denuncia si andava a finire al confine. Come fece mio zio poveretto purtroppo che è morto a 46 anni per ragioni politiche e così via. Venne a casa dall’Africa e non aveva da lavorare e la sera mentre con gli amici erano lì che parlavano del più e del meno in mezzo al gruppo ce n’era uno che si vantava di aver da lavorare e questo... solo questo qui era poi un portavoce dei fascisti, e lui lavorava senz’altro, aveva la tessere del fascio in tasca. Mio zio non l'aveva per ragioni sue, era un antifascista; e allora in parole povere gli scappò... una pernacchia, e allora lui disse "Metà a te e metà allo zio", lo zio era inteso il Duce, in 24 ore poveretto era in Sant’Eufemia a Modena, e quella fu la sua fine, perché tutte le mattine gli facevano vedere la cassa da morto davanti alla porta: aprivano la porta della cella e dicevano "Domani vai lì dentro", questo ragazzo dopo si è ammalato, lo scarcerarono, venne fuori, fece non so quanto tempo, ma si ammalò e poi dopo a 46 anni morì. Perché lui aveva preso una paura talmente grossa che... sì, fece quella fine lì purtroppo. Ma ne successero tante altre cose, in riguardo... gente che aveva a che fare con i partigiani, gente che si sapeva, ma la gente non faceva la spia, qui c’erano molti antifascisti, gente che era ai confini, gente che... Ci son tanti nomi del... Non me li ricordo tutti, che son stati perseguitati, per non... come devo dire... per il lavoro, al tempo di allora bisognava avere la tessera del fascio, loro assolutamente la tessera del fascio non la prendevano ma a lavorare non ci andavano, e si arrabattavano come potevano, avevano famiglia come tutti gli altri, avevano i loro impegni, però, gente che aveva il proprio carattere, vecchi socialisti e purtroppo hanno fatto una fine che è quella che hanno fatto poveretti, però la loro idea se la sono tenuta, gente che non ha venduto il suo... come si dice, orgoglio personale per queste cose.

    Poi venne la guerra, rimanemmo sotto i bombardamenti, in campagna i contadini quando ci vedevano, che facevano il pane tra l’altro, noi ragazzi passavamo di là, sentivamo l’odore, e allora la resdor, la capo famiglia diciamo, poveretta spezzava questo pane ce ne dava un pezzo per uno, però non lo mangiavamo mica, andavamo a casa col pezzo di pane, perché mangiarlo era una cosa logica, con la fame che c’era, era una soddisfazione portarlo a casa, farlo vedere alla madre, o a suo... o a mio padre, e poi ce lo dividevamo.

    Poi dopo, quando cominciarono a fare i bombardamenti sul serio e mitragliamenti, andammo sfollati in campagna dai contadini, dormivamo dentro nelle stalle, nei fienili e così via; allora la capo famiglia sempre di questi contadini la mattina, con un secchio mungeva una mucca o due, e poi ci dava il latte... a tutti questi ragazzi, solo che la gente di una certa età veniva nascosta, perché se li vedevano li rastrellavano, li portavano via e così via. Ma c’erano sempre solo vecchi, dei bimbi e delle donne anziane, del resto gioventù non se ne vedeva mai in giro. Però di notte io mi ricordo che, dentro in questi casolari, si sentiva girare per campagna e compagnia bella e allora noi al bovaro dicevamo: "Ma come mai si sente girare per campagna, ma c’è qualcuno?" E si diceva "Ah, è il cavallo che è scappato, adesso lo vado a prendere, oppure lo prendo domattina." Erano i partigiani che passavano per la campagna, che sapevano che in questi posti potevano passare senza essere disturbati, poi andavano a fare quello che dovevano fare o sabotaggi o non so che cosa.

    Ma in campagna noi ci siamo stati circa un anno, un anno e mezzo, in campagna. E solo a pensare questi contadini, a sopportare tutta questa gente, il bene che ci volevano, perché era un bene che ci volevano; ché noi praticamente non eravamo mica parenti, e loro alla bellemeglio ci davano da mangiare, ci davano qualche cosa. E di notte mi ricordo che mio padre a questi contadini... andavano a mietere il grano, perché di giorno era pericoloso perché venivano giù gli aeroplani e mitragliavano mentre alla notte, con l'accetta... come si chiamava la... la falce, andavano a mietere il grano per il contadino, così a sua volta il contadino dava qualcosa, sempre per aiutare. Perché poi, gli americani, buttando giù delle piastrine, mi ricordo, infiammabili, le buttavano in mezzo al frumento e il frumento bruciava tutto eh! Loro facevano i sabotaggi in quel modo lì. E c’erano poi quelle famose penne stilografiche esplosive, c’erano tante cose che i bimbi... le bambole che erano pericolosissime, e ai bimbi era proibito... dicevano sempre "Non toccate niente, non tirate su niente, non andate a tirare su la roba che vedete" ed era... come si dice... curioso un bimbo vedere queste cose, fra l’altro un mio amico ha perso un braccio, un altro una mano, e si trovavano questi giocattoli, queste cose ed era... sì, sempre per fare del sabotaggio oppure per fare... per me più che sabotaggio è un po’ vandalismo, fa niente, tanto sapevano che erano i bimbi che andavano a prender su questa roba, non ci andavano i grandi. Poi ci sono tante pecche che starle ad elencare non...

    Ah, i bombardamenti. Un giorno... prima avevo incominciato, che ero davanti a casa con mia madre e i miei fratelli, suona l’allarme, scappammo, e bombardarono il Forte Urbano, che è in Castelfranco, che c’erano dentro un sacco di politici, gente antifascista e mentre veniv... ritornavano indietro bombardavano e scaricavano e venivano indietro, la contraerea colpì una fortezza volante. Noi scappando andammo a finire sotto questa fortezza volante, ci ha sfiorato quasi, e per riuscire ad oltrepassare il confine per andare sopra la Linea Gotica, scaricarono tutte le bombe, tutte addosso a noi, in poco spazio, nell’affare di mezz’ora i buchi che avevano provocato le bombe, erano già pieni d’acqua, erano i fondi... erano fonde queste buche, e noi ci salvammo tutti, eravamo in 12, i Righi e così via. Nel ritornare indietro c’erano i filari delle vigne, no? Ai tempi dove c’erano gli olmi che tenevano su le vigne. C’erano degli olmi grossi 30-40 centimetri, erano tagliati a mezzo metro da terra come se fossero stati tagliati con la sega, erano le schegge delle bombe che tagliav... hanno tagliato questi alberi, sì proprio, tagliati completamente. Dunque noi eravamo dentro nei fossi, che se uno era lì in piedi ne avanzava ben poco!

    Poi un’altra volta, succede che siamo in mezzo al paese, un branco di ragazzi, viene giù un aereoplano dalle parti di Piumazzo, chissà credendo lui che fosse non so della truppa o un raggruppamento di gente... cominciò a dare delle cannonate e sganciare degli spezzoni, e io e un mio amico ci salvammo perché andammo dietro un pozzo artesiano che era alto un metro e mezzo da terra, ci nascondemmo di dietro, però la lamiera di sopra che copriva il pozzo artesiano... c’erano dei buchi grandi così. Per dirvene una. Un’esperienza... quella è un’esperienza molto tragica che mi è rimasta, che me lo sogno tutt’ora, spesso e volentieri, che il nostro campo di giochi era il Panaro, quando volevamo fare "vitupé", quando volevamo fare qualcosa di... vandalismo diciamo noi, o delle grandure o delle robe da ragazzi, andavamo al Panaro e il Panaro era gelato e con i sassi li buttavamo sopra il ghiaccio per vedere scivolare e così via; mentre siamo là che abbiamo giocato e fatto tutto questo, perché fra l’altro le nostre scarpe erano poi gli zoccoli di legno, non avevamo scarpe noi, noi avevamo gli zoccoli di legno, in casa, estate, inverno, a scuola, in chiesa, tutti che quando passavamo sembravamo un branco di... di... "tic tac tic tac tic tac" fa niente, quando venimmo fuori dal Panaro io trovai un basco e me lo misi in testa; il mio amico di dietro mi disse "Guarda che hai un buco nel cappello, nel basco che hai preso su". "Ma non è mica mio". Me lo son levato dalla testa e dentro c’era un pezzo di cervello umano e lo buttai via. Allora il mio amico disse "Se c’è quell’affare lì, qui c’è qualcosa." Andammo oltre il muro... un terrapieno dalla parte di là, scoprimmo quei nove... undici erano... undici, che c’era poi anche la famosa medaglia d’oro degli esposti, poveretta che era incinta, le avevano tagliati i seni, l’avevano accecata e tutte quelle cose... erano fuori con le mani dalla neve, il ciuffo dei capelli e le punte delle scarpe. E quella lì è una cosa che non posso dimenticare, e non riesco a dimenticare, perché essendo ragazzo, vedere una cosa del genere è un trauma non indifferente per conto mio... per me. E poi ce ne sono tanti altri, il mio amico Severino che l’hanno ucciso, alla Canova, quello che chiamavamo ‘Brontolo’ poveretto, e Girotti che è stato ucciso alla Graziosa, tutti ragazzi che andavamo a scuola assieme.

    Adesso signora, se vuole presentarsi anche lei e dirci quello che ci diceva prima sui bombardamenti...

    Rosanna. Sì, io mi chiamo Gasperi Rosanna, e nata a Concordia, vivo a San Cesario con mio marito. Le mie memorie sono ben poche perché io ero una bambina, quindi non ero molto grande, comunque quel po’ che mi ricordo... mi ricordo quando sentii... abitavamo a Soliera, annunciare la guerra da Mussolini... Proprio la voce me la ricordo benissimo, era quella di Benito Mussolini; che c’era il dopo lavoro: io uscivo dalla chiesa per di là, di fianco alla chiesa c’era questo dopo lavoro lo chiamavano, e c’era una radio, una scatoletta era grande così fuori, e c’erano... si vede che lo... qualcuno lo sapeva, c’era pieno lì davanti, non tutti i giorni era pieno. Erano tutti fermi, chi con la gamba sulla bicicletta... così perché macchine allora non c’erano, e qui c’era un sacco di gente e sentivo il Duce parlare e dire "Volete la guerra?" E sentivo proprio là dalla radio "Siii!", sentivo dire e fuori... Poi ha fatto un discorso che io non potevo capire a 7 anni, 7-8 anni avevo allora. Finito il discorso così, tutta questa gente, con la testa in mano a brontolare, le persone, queste persone adulte si sono sparse e sono andate via. Io sono corsa a casa per annunciare ai miei una cosa... secondo me non era brutta, avevo sentito il Duce parlare, aveva parlato, perché noi a casa nostra la radio non l’avevamo, per me era una cosa... sentire la radio. Arrivo in casa, mio ricordo come se fosse adesso, c’era uno dei miei zii, fratello di mio padre che si stava facendo la barba, c’erano... erano lì fuori insomma, ho annunciato "Oh, lo sapete ho sentito il Duce che ha detto volete la guerra, hanno detto sì, e allora c’è la guerra", ho spiegato a casa, e loro hanno fatto gli stessi gesti che ho visto fare là in piazza. "Adesso eh!..." Io non potevo capire che non era una cosa bella la guerra. Per me io ero contenta perché avevo sentito parlare il Duce, di questo ne parlavamo anche a scuola, quindi per me era una cosa...

    Dopo sono cresciuta, andammo a vedere... cambiammo casa così. Dopo venne veramente... capii anch’io cosa voleva dire la guerra, perché finché la guerra era lontana non si capiva, ma dopo, man mano che veniva avanti, che fra l’altro poi di quei miei zii lì, avevano ragione a essere malinconici e a brontolare e a dire qualcosa perché io non potevo capire, ma loro sì, infatti partirono in quattro per la guerra: uno in Grecia, Leandro... uno in Grecia, uno andò in Africa, l’altro è morto poi lì a Napoli, Leardo dov’era?... Insomma, insomma quattro fratelli... quattro nella prima guerra mia nonna ha avuto, e quattro nella seconda guerra che fra l’altro poi uno è rimasto via... è morto via.

    Angelo: su otto uno solo.

    Rosanna. Sì. Poi dopo pian piano la guerra è venuta anche qui da noi; io come bombardamenti... ci son passati sopra così, proprio addosso bombardare no, perché eravamo in campagna... Più qua in paese, noi eravamo in campagna. Però noi avevamo i rastrellamenti, avevamo i repubblichini, li chiamavano allora, e c'erano i partigiani, c’era un po’ l’uno, un po’ l’altro, che ti girava... subito noi eravamo ingenui, non lo sapevamo, ma per dire, un caso per esempio, io ero in campagna a raccogliere dell’erba così, e sentivo sparare, eravamo già allenati noi bambini, perché allora si cresceva in fretta, non si.... perché le cose brutte le mettevano qua davanti. "Sta attento... non andare... non fare..." Allora ero in campagna, ad un certo punto "zum zum", queste mitragliate così, mi sono buttata per terra, è finito tutto, ho finito di raccogliere la mia erba e poi tornai a casa... come se niente fosse, eravamo un po’ abituati a sentire sparare. Poi anche di sera quando eravamo a letto, vedevi proprio il fuoco, che sparavano intorno... mitragliatrice non so... quindi eravamo un po’ abituati così.

    Da quel giorno lì... andai a casa, dopo un’ora o due arrivano 5-6 uomini. "Dài dài," con mio padre. "Andiamo, andiamo, scappiamo perché hanno ammazzato due tedeschi lì sulla strada e adesso capirai domattina... stanotte o domattina..." Ogni tedesco ucciso, ammazzavano, impiccavano quat... 10 italiani, quindi dovevano impiccare 20 italiani in pratica. Facevano i rastrellamenti, li chiamavamo noi, e allora via tutti, mio padre via, rimanemmo a casa solo noi donne e bambini. Mio padre scappò via e restò via due o tre giorni... Non so, adesso non ricordo neanche, ma so che è stato via un pezzo, dei giorni, così poi questo rastrellamento non veniva. Son tornati a casa e dice "Qui adesso quando lo sapremo..." Tornò a casa mio padre, tornò a casa e dopo due giorni che era a casa era inverno... C’era poi quella neve, molta neve, specifico la neve perché c’è un episodio poi da raccontare, c’era proprio la neve molto alta così e c’erano dei freddi, freddo freddo che noi bambini andavamo a scuola, non andavamo più per la strada... la campagna... proprio attraversavamo perché la neve ci teneva su, tanto era... era gelata.

    Allora ci arrivano i... abbiamo sentito sparare... vai fuori... erano già lì i repubblicani... i repubblichini li chiamavamo. Mio padre e uno zio vecchio, uno della prima guerra, vecchio così non han potuto andare via; guardiamo dietro casa, c’era un signore... perché una volta mettevamo... non so adesso come si chiamano... il gambo del granoturco, facevamo le fascine e poi le mettevamo attorno agli alberi; guardammo dietro casa, abbiamo sentito sparare, c’era un signore che non abbiamo capito perché, ecco noi ci siamo terrorizzati, noi bambini ma anche mio padre, quest’uomo stava lì a sedere con tutti questi fottisti... fascisti che cantavano le nostre labbra giurano, o vincere o morir, con questi scarponi, noi terrorizzati e questo qui stava a sedere là di fianco alla pianta con queste fascine. Terrorizzato mio padre dice: "Quello lì viene qui, ci brucia la casa e ci ammazzano tutti." Mentre parla così mio padre sentiamo dei piedi correre, correre, correre, ce n’erano altri tre, tre ragazzi che dovevano essere secondo loro della Repubblica di Salò perché erano di età di leva, ma poi si vede che erano partigiani, ci sono arrivati addosso con questo rastrellamento, senza chiedere niente a mio padre, a mia nonna, a nessuno, questi ragazzi. Noi avevamo un fienile, han preso 'sta scala e sono andati su nel fienile; poi si sono nascosti... il fieno è andato giù nella fessura intorno… senza chiedere niente, solo che li abbiamo visti, mio padre li ha visti, si era tanto spaventato mio padre che aveva paura della morte, non lo so insomma, è stato così male che è caduto per terra ed è svenuto e poi lo abbiamo portato a letto, mio padre. Mentre facevamo così, dalla finestra di mio padre si sentivano le mitragliate e le urla che facevano, perché per fortuna quel signore che era là vicino all’albero, invece di correre a casa nostra è corso nella casa accanto. Mio padre è svenuto lo stesso dal terrore. Quelli là tre su un fienile, mentre un altro invece di scappare da noi è scappato... ma noi sentivamo le urla, perché gli davan... gli son corsi dietro, gli davan delle botte... sentivamo da casa nostra le botte che davano a questo. "E quanti ne avete qui?" chiedevano al contadino, quello dice "No, è appena arrivato qui, lo avete preso è venuto nella stalla..." e così l’han preso.

    Vanno via da loro, vanno via da loro e vengono da noi, questi fascisti, ma dico erano 7-8. Tutti intorno a casa eravamo... perché mia nonna voleva correre per tirare via la scala, perché loro son corsi, questi tre ragazzi, nel fienile e poi c’era la scala lì e se adesso arrivano qui vanno su nel fienile anche loro, vanno a vedere, non ha fatto in tempo perché era già lì... tutti così... e allora mia nonna poveretta visto che il figlio, sarebbe mio padre, si era spaventato, era svenuto e lo abbiamo portato a letto è andata fuori lei e allora: "Cosa volete?", chiedendo come se fosse la loro mamma. "Cosa volete ragazzi?" "Signora, avete dei partigiani?" "Ma che partigiani, ho quattro figli in guerra io, e altri quattro..." e ha spiegato a questi ragazzi... "Va bene, va bene, tienimi questo": avevano dato a mia nonna una borsa piena di bombe, "Tienimi stretta questa e vieni con me". E sono andati là vicino al fienile, ma di fianco al fienile c’era il forno, il pollaio, e un’altra stanzina dove avevo dei conigli io. E dice... è proprio una fortuna: là non c’era la scala, la scala era lì dal forno, che avevamo messo della roba nel forno, hanno preso la scala dal forno e sono andati a vedere nel pollaio, nell’altra cosa e lì non c’era niente, lì dove c’era la scala, questi ragazzi sentivano tutti i discorsi che... mia nonna chiacchierava sempre: "Ma cosa volete ragazzi, che io..." così. "E quanti figli ha? Dove sono," dice. "Ne ho uno ma è a letto ammalato" "Come ammalato?" "Eh, signori, a vedere voi, lui..." così, ingenua, "a vedere lui, si è un po’ spaventato e allora lo abbiamo portato a letto" "Andiamo a vederlo". Allora va bene, lei ha parlato, così sono passati davanti al fienile e non è andato su; perché loro, ce l’hanno detto dopo questo, loro erano armati, hanno detto che se quel repubblichino lì fosse andato su, giù non tornava. Quindi c’era la scala, non ci è andato... e allora dopo tornano indietro, vengono in casa e hanno voluto vedere mio padre insomma questo suo figlio che era a letto e mentre è passato di lì, noi avevamo sempre i salami, si uccideva il maiale in casa, non so se lo fanno ancora insomma, e c’erano i salami, e lui, dice, che ha tirato giù due salami e poi glieli ha messi sopra le bombe, sopra alla borsa delle bombe, "Questi qua intanto me li prendo per me" e li ha presi.

    E dopo viene giù e comincia a dire "Cosa avete lì davanti?" a casa nostra ho detto in principio che avevamo quelle fascine... noi avevamo, noi ragazzi, noi bimbi, di quei coniglietti d'India, non so se... li chiamavamo così noi... coniglietti d’indiani... ecco li avevamo messi... davanti a casa c’era questa pianta tutta coperta con queste fascine e avevamo fatto un buco per metterli lì. Hanno cominciato a dire "Qui c’è un rifugio di partigiani, voi avete i partigiani". Allora hanno puntato una mitragliatrice, una mitraglia, perché io mi ricordo che ogni tanto restavamo chiusi nella stalla noi eh, non in casa, perché in casa non si accendeva la stufa, no! Bisognava stare nella stalla. Allora ogni tanto aprivo la porta e poi guardavo e c’era questa mitragliatrice puntata verso la casa e han chiamato mio zio, quello vecchio, "Lì è un rifugio di partigiani, è un rifugio di partigiani" "No, no, guarda io ho fatto la prima guerra vi dico..." Insomma non si... niente, han preso... gli hanno fatto prendere una vanga, e gli hanno fatto togliere le fascine, e a vangare, che era tutto gelato, non so come abbia fatto, a fare un bel buco, e quando hanno capito che erano solo dei coniglietti d'India così allora hanno smesso. Beh se fosse stato un rifugio, ha detto "Qui vi avremmo ammazzati tutti e dato fuoco alla casa". Noi siamo stati, dopo tutto, noi siamo stati fortunati, spaventati tutti perché, vi dico mio padre poveretto, ve n’è venuto a letto e dopo sono andati via, però noi bambini eravamo già adulti e partecipavamo già. Poi eravamo terrorizzati anche perché questi fascisti: "Vi uccidiamo tutti, diamo fuoco alla casa..." e noi bambini lo sapevamo, anche se facevamo finta di niente con gli adulti, che avevamo capito tutto. Che di sera, avendo via quattro fratelli, avevamo quattro... tre letti vuoti perché uno sposato era fuori casa, lì... e quindi dei partigiani del paese... no dei familiari sono venuti loro una sera a chiedere se per favore potevano venire lì a dormire nei letti dei nostri ragazzi che erano in guerra perché a casa loro non potevano stare. E noi bambini facevamo finta di niente ma sapevamo che mio padre la sera metteva la scala alla finestra e loro venivano dentro per la finestra, non per la porta. Ed è così che questi ragazzi, questi partigiani venivano a dormire. E allora sentir dire questi fasciti "Vi bruciamo la casa" immaginatevi un bambino di 8-9 anni era terrorizzato a vedere questa roba ecco. Comunque siamo cresciuti secondo me da adesso allora noi bambini sapevamo già le cose degli adulti, questa miseria, la paura così, siamo cresciuti in fretta.

    Angelo. Io volevo dire una cosa se possibile. Noi a dieci anni avevamo un’esperienza come uno di 30 anni. Perché sapevamo già che quando succedeva uno scoppio... il fosso: saltarci dentro... a pancia in su, oppure l’angolo della casa, se lo sentivamo da una parte... eravamo già talmente addestrati senza che nessuno ci insegnasse perché era evidente...

    Rosanna. No comunque lo insegnavano anche, anche a scuola, il maestro diceva...

    Angelo. Sì a scuola... ci insegnavano "A la la" e buona notte.

    Rosanna. Ma no, voglio dire, ci... avevano cose vere... cose frivole proprio non si pensava neanche.

    Angelo. Ah, di frivolezze ce n’erano poche.

    Rosanna. Non ce n’era, c’era solo da mangiare e basta. Io mi ricordo che andavo... eravamo lontani dal forno, eravamo lontani e la tessera, perché noi eravamo contadini, però eravamo rimasti senza... senza pane, senza farina, perché quando si mieteva il frumento veniva la macchina, come si chiama... la mietr... la trebbiatrice, veniva un fascista allora e poi ti contava, contava i quintali che tu... ti davano quei due etti, due etti e mezzo come uno qualsiasi, come uno di paese, nonostante l’avessimo fatto noi il frumento; no, no, veniva lui, poi lui te li contava e a volte a dire il vero, ha fatto così mio padre, ma avran fatto così in tanti, veniva un fascista mandato dai fascisti, non è che venisse uno... era un fascista quello che veniva lì, vestito in borghese, non in divisa, ma era un fascista. Allora di corromperlo e a volte non ci riuscivi, e a volte ci riuscivi. Allora per avere il mangiare tutto l’anno così, frumento non un gran mangiare perché per noi il pane era già tutto eh,... allora mio padre con gli operai che prendevano il frumento sulle spalle per portarlo su in solaio, si metteva d'accordo allora uno... perché il fascista lì, quello che controllava si metteva davanti alla scala per vedere chi andava su, e loro invece, d'accordo con mio padre che dopo "vi do qualcosa anche a voi" così, uno andava su, e qualcheduno scappava di là, lo metteva, lo nascondeva, per avere un po’ di frumento per tutto l’anno, ma purtroppo se un anno non trovavi le persone che riuscivi a far fuori un po’ di frumento... anche noi un anno siamo rimasti senza frumento allora io nonostante che eravamo agricoltori così siamo rimasti senza niente, abbiamo dovuto far domanda... quando Dio ha voluto ci han mandato queste tessere che anche noi... andavo io, mi ricordo, alla mattina presto, come diceva mio marito, dal fornaio, andavi in fila a prendere il pane, ti davano...

    Angelo. Un altro episodio molto importante. Mia madre quando riusciva ad avere un po’ di farina, sapete il perché? Il mugnaio che abitava a Piumazzo era un antifascista ed era stato in galera con mio zio, quando mia madre si presentava là con questa sommetta per macinare il grano e... lui poveretto andava con la mano sopra alle macine... tirava giù il fiore della farina, glielo metteva dentro un sacchetto e poi lo nascondeva sotto nella carriola metteva sopra della ghiaia, e poi sopra le metteva quel po’ di farina che lei era andata là a macinare. Avevamo quella possibilità lì perché questo signore... lui aiutava tutti poveretto come poteva e aveva fatto dentro non so 16 o 17 anni in galera, ed era un antifascista e capitò in galera con mio zio, e allora avevamo, qualche volta un pezzo di pane.

    Rosanna. Si ma cercavamo un po’ tutti Angelo perché anche noi avevamo uno che aveva un macinino come quello là vedi, quello là è antico, macinavano sale... il sale e il frumento... ecco con quello là mi ricordo con mio padre... macinavamo il frumento che avevamo tenuto di nascosto e poi da lì crusca... allora andava bene la crusca, mangiavamo tutto con la crusca, adesso la andiamo a comprare, il pane integrale, il pane integrale, e quindi allora si mangiava... ma ad averne e allora patate, ma quando ce... ma noi eravamo fortunati essendo contadini avevamo messo delle patate... mi ricordo che, non so poi il perché, facevamo un bel paiolo grande, che si... come... si cuocevano per i maiali perché bisognava avere i maiali dargli molte patate, noi andavamo a prender le patate, tiravamo via le migliori dei maiali e poi le mangiavamo noi... almeno lì ti levavi un po’ la fame.

    Angelo. Noi non avevamo neanche le patate.

    Rosanna. No dico bene, voi abitavate in paese, invece noi essendo in campagna mettevamo... ce la siamo... soprattutto in primavera, in estate così, fagioli... ma ci sono stati dei periodi che anche, nonostante eravamo contadini per dire, avevi il Du... il fascismo lì che ti controllava il frumento e ti dava la tessera... abbiamo dovuto rubare la nostra roba; ti davano i... ti controllavano... potevi portarti il frumento...perché...qualche volta anche i fascisti si... he he... si compravano... he he... che Fini dice che solo loro sono gli onesti, no, c’erano anche i fascisti che si sono fatti vendere, noi li abbiamo... ha ha ha... se vuole venire Fini glielo dico.

    Angelo. Adesso parlano di mucca pazza: ai tempi di allora al contadino gli morì una mucca, la seppellirono in campagna il giorno dopo non c’era più...hi hi hi... ciò vuol dire che l’han mangiata!

    Rosanna. Mangiavano anche i gatti allora.

    Angelo. Di gatti non ce n’erano più...

    Rosanna. ...Voglio dire sì... la guerra non è... così; e poi noi bambini ad esempio avevamo... ecco ecco perché dico prepar... noi bambini eravamo già adulti, come eravamo attenti; ad esempio avevamo una stalla dove c’erano le finestre lunghe... dodici finestre tutte le sere bisognava... abbiamo fatto sempre con l’erba del granoturco, con quei bastoni lì... li abbiamo legati tutti ad aiutare mio padre tutti uno vicino all’altro, poi con un bastone tutte le sere perché arrivava Pippo, Pippo dove vedeva un po’ di luce lui bombardava; allora noi bambine non ci dimenticavamo mica "Perché dopo se arriva Pippo a bombardare" bombardava intorno dappertutto; prima che arrivasse sera "Dai, via, fuori subito... andare a tirar su... ma eran pesanti eh... he he he... chiudevamo perché se ved... con la luna, se c’era la luna vedeva così sembrava una luce e bisognava chiudere...

    Angelo. Venivano imbiancate... imbiancati i vetri, che non riflettessero di notte con la luna che se lo vedeva...lui sparava o... era un ricognitore ecco. Incominciò questo ricognitore da quando ci venne la linea gotica qui sopra a Pistoia da quelle parti lì e lui poi vedeva il movimento... che han bombardato tanto anche qui... han bombardato...

    Rosanna. Sì, ormai conoscevamo già ad esempio...

    Angelo. Sapevamo già cosa dovevamo fare.

    Rosanna. ...Modena, Reggio... mi ricordo Reggio che bombardamento con una luce che sembrava... con questi bengala. Da Reggio a Modena, noi prima di Modena comunque eravamo distanti però c’era il fuoco ci si vedeva come di giorno. Ormai avevamo, nonostante bambini così, avevamo... già adulti dire "Beh adesso non tocca a noi, purtroppo ci sono loro" stavi lì a guardare "Poveretti loro" così... sapevi già misurare ecco a dire "Adesso sotto non ci siamo noi adesso ci sono loro". E poi avevamo anche il rifugio: quando erano vicini, oppure i rastrellamenti, ti andavi a nascondere, avevano fatto diciamo dei rifugi, poi un buco, metà di questa... metà di questa casa così... e poi faceva come le seggiole così, come come... nello st... nel campo da calcio... insomma proprio fatti con la terra, così e noi correvamo tutti là, dentro, detta così; e mio padre, pensate poveretto che paura aveva: aveva messo, roba da rimanerci, di morire dentro, una botte nel... nel letame delle mucche no... dietro la casa tutti i contadini fanno quella massa di letame; beh, c’era una botte non molto grossa, c’era una botte... perché per lui i rastrellamenti... andare in Germania... sapevamo che molti ragazzi scappati giù dal treno, questa è un’altra cosa, scappati dal campo di concentramento di Fossoli, allora mio padre era terrorizzato, aveva paura di... "Io ho paura di... io non ho fatto la guerra, adesso mi mandano in Germania" non voleva morire, si era messo questa botte dentro... dentro al letame e poi c’era un quadrettino così, appena... per poterci entrare e dopo ogni tanto, ogni tanto andavamo a vedere, poveretto lo vedevo, magro era mio padre, poi lo vedete anche qui, magro ma sudava, sudava, del letame... è un calore, nessuno avrà mai provato, adesso credo che lo facciano per la pelle ho visto una volta per televisione, chi lo ha provato sul serio, avevamo sempre la paura di trovarlo morto là dentro, allora lui stava là delle mezze giornate, "C’è un rastrellamento in giro" diceva mio padre, "Perché scappo lontano? Ci sono solo donne e bambini... vado dentro qui alla botte"... ma ci poteva... lo trovavamo in condizioni che secondo me ci poteva anche rimanere, guardi aveva una paura...

    Angelo. Noi, noi ragazzi dagli spaventi che abbiamo preso siamo rimasti... per lo meno io sono ancora scioccato da allora, proprio, come devo dire, si scappava, eravamo in 10-12-15 e... quando ritornavamo indietro, non è che uno si preoccupasse a dire "Adesso guardo dove è andato a finire quello là..." No! Uno diceva "Sono a posto, non ho niente" e poi tac, via, tagliare la corda. Il giorno dopo "Oh, il tale è rimasto là, l’altro è rimasto qui", solo che o gli mancava la testa o tagliata una gamba e morivano poi istantaneamente.

    Rosanna. C’era una cosa bella... c’era una cosa bella era di noi, fra il popolo, insomma fra di noi così, che ci volevamo molto bene, perché se avevi qualcosina, andavi dal vicino di casa e te la dava, ti aiutava ad esempio mio padre ha preso nella nostra casa, ma fitti, fitti eravamo, fitti, ha preso due suoi fratelli con moglie e figli, qui in una casa normale, uno nel... nella stalla dove c’è il cavallo, quell’altro così... e poi addirittura, un giorno venne uno che conosceva mio zio, ma non ha detto niente, questo qui era un uomo che aveva la moglie incinta che stava per avere un bambino e un bambino piccolo, prendemmo anche lui e non c’era posto più da nessuna parte, le mie cugine venivano a letto con me e mia sorella, una con la nonna, insomma proprio pieni pieni, nei nostri letti i nostri parenti. Quello lì appena si entrava in casa nostra c’era un portone, dentro c’era la cantina, abbiamo messo della paglia, con un telone, così, lo abbiam messo lì, anche lui lo abbiamo messo lì con noi... "Con questa moglie incinta... e se sto lì in paese, dopo bombardano e dove la porto?..." così, prendemmo... voglio dire, ci volevamo bene perché abbiamo pres... "Tu chi sei?", non sapevamo neanche chi fosse. Va beh quelli erano i frat... gli altri erano i fratelli con le famiglie, è un conto, ma quello aveva bisogno... "Hai bisogno? E allora vieni... ti metto qui", alla "bella e meglio" eh, non avevano pretese e non c’era neanche niente, neanche i materassi, avevamo messo della paglia sotto, poi con un telo che si mettono... che si chiudono i camion quei teli lì insomma... sopra, poi dopo lei... le lenzuola, così senza pretese, però, piuttosto che morire in paese... così... poi dopo, fral’altro... scusa un attimo... alla fine mio padre ci rimase un po’ male, perché alla fine questo qui era un fascista. E allora ci rimase male perché lui non ha detto...probabilmente mio padre... era tanto buono che... ha aiutato tanta gente, poteva prenderlo lo stesso, però l’ha ingannato. E va via ed era un fascista, è stato lì perché aveva la moglie incinta, così... poi è nato il bambino tutto... quello che vuoi però invece noi si è parlato in altro modo... poi capitavano anche dei vicini di casa che erano partigiani, abitavamo molto in campagna allora si sentivano sicuri, questi sfollati... mai più pensava che lui fosse un fascista. Dopo, facendo un ragionamento serio, parlando anche dopo la guerra, però lui non ha fatto del male, non è andato a denunciare, perché c’erano dei vicini di casa che purtroppo erano capi di partigiani, proprio dirigenti, e non potevano mai stare a casa loro e allora quando erano lì a casa, stavano a casa due minuti e venivano sempre a casa nostra però lui non ha fatto la spia, ecco quello lì. L’unica cosa bella che abbiamo pensato dopo "Beh, è stato un fascista, noi... mio padre più che noi, gli ha fatto il piacere che lo ha preso lì come tutti gli altri, come i suoi fratelli, perché con altri due fratelli e lui fa tre, lo abbiamo preso in casa senza chiedere niente convinti che forse ne aveva bisogno con questo bambino, sembrava "la madama... el putel"... incinta, insomma vieni anche tu, poi dopo venivano anche i partigiani perché mio padre non era niente, perché mio padre non era niente, ma avevamo i partigiani in casa, perché noi non lo capivamo, ma lui che era fascista certamente capiva che quella gente che veniva e stava lì nella stalla con noi erano partigiani, lui senz'altro lo capiva, però non è andato a far la spia, ecco l’unica cosa che non ci ha fatto bruciare la casa, fatto morire... perché venivano i partigiani... ci fucilavano tutti, ci mettevano contro il muro come hanno fatto lì... qui sopra a Bologna, insomma l’han fatto. E allora... allora, voglio dire, dopo tutto era un fascista, noi, mio padre ha fatto del bene a lui ché lui ha salvato la sua famiglia perché è venuto lì, e lui non ci ha fatto del male verso la fine della guerra dire "Adesso me ne vado via, faccio la spia prima che finisca la guerra, li vanno ad ammazzare tutti", perché lui la verità la sapeva, era lì ecco. Dopotutto ha avuto anche questo lui... noi gli abbiamo fatto del bene e lui non ci ha fatto uccidere tutti ecco perché...

    Angelo. E la cosa tragica anche è questa: che Piumazzo, San Cesario, Castelfranco, tutti questi posti, i tedeschi avevano cominciato a fare la seconda linea per far fronte alla Gotica e allora avevano forato dei camminamenti, fatte delle gallerie, postazioni per cannoni e compagnia bella. E allora c’era uno che era abbastanza svelto alla no... perché alle sei di sera tutto chiuso eh, finestre... non si poteva girare, c’era il coprifuoco; lui, quando chiudevano veniva fuori, girava per i campi, sapeva fare i suoi giri, al momento che venne la ritirata, che i tedeschi dovevano fermarsi, cosa fece lui: andò a tirar via le saracinesche nel canale, che c’era l’acqua e inon... fece un’inondazione tutto il paese, in campagna, riempì tutti i... diciamo le gallerie, le postazioni piene d’acqua, quando i tedeschi arrivarono non c’era più possibilità di ripararsi, loro cominciarono ad andar giù verso il Po, Verma questa persona è stata una persona insomma, come devo dire, coraggiosa e cosciente di quello che faceva, tanto lui sapeva "Se mi prendono mi ammazzano", però lui quella notte la fece, fu capace di farla, insomma gente che... al giorno d’oggi insomma è gente comune, che le vede per la strada ma senza che loro si diano delle arie di aver fatto... sono gente che... sono ancora antifascisti se vogliamo, quello che hanno fatto loro... non parlano...

    Rosanna. Adesso non conta più niente, nessuno vuol più ricordare... Mi ricordo un’altra cosa a proposito, la figlia di quel signore che veniva più spesso a casa nostra, non quei ragazzi di notte, io non li vedevo neanche, vedevamo i letti al mattino quando ci alzavamo per andare a scuola, erano da fare ma non li vedevamo; c’era una ragazza carina, aveva mi ricordo 18 anni, ma era alta così... un caramellino così... era una partigiana, ma lo diceva, veniva lì, sembravamo due della stessa età, lei lo diceva... l'incoscienza della gioventù, aveva sempre delle gonnelline strettine, così... beh quella ragazza lì veniva... "Sapete cosa..." veniva lì da noi, perché sapeva che veniva suo padre lì... "Sepete cosa mi è capitato oggi?" mancava un po’ nel... parlava un po’... simpaticissima, bella morettina.

    Angelo. Era francese.

    Rosanna. "Ero sulla strada lì", come vi dico, da Modena a Carpi, "Ero lì che ci av..." aveva una carriola piena di... dietro attaccato alla bicicletta, di bombe, dice "Vedo due camion, uno tedesco, uno pieno di repubblicani che cantavano" ha detto "Oh, povera me, se mi dicono qualcosa" ma pensa te, dice andando in bicicletta così per forza le sottane vanno anche un po’ su e poi lei un po’ meno era così carina, "Mi hanno detto tutti qualcosa e io ho risposto loro e abbiamo riso tutti, mi sono passati davanti e non mi hanno detto niente, se avessero capito che dietro...". E’ venuta a casa a raccontarlo con un'incoscienza, adesso dico perché allora ero tanto più piccina di lei e così... a fare una cosa piena di bombe in bicicletta ma fare da Carpi venire fino a Ganaceto, da ragazza abitavo a Ganaceto, è un bel po’ di strada eh, sulla strada nocina così, piena di bombe così, ma che coraggio avevano? Eravamo proprio maturi devo dire, noi per il nostro tempo, lei a 18 anni faceva già delle cose...

    Angelo. C’era un signore che era cieco di un occhio e spingeva una carrozzina che c’era un paralitico sopra; allora cosa facevano? Sotto avevano un piccolo vano e trasportavano delle armi. Ma questo qui sarebbe bello raccontarlo in dialetto...

    Rosanna. No, non capiscono.

    Angelo. Dopo lo dico in italiano. Al dis "Gigè" al dis "Cusalghè" al dis "A ghi i tedasc" al dis "alor" al dis "Si om va un muscen in tai och" al dis "Sam rovinet" al dis "Gigetto! Ci sono i tedeschi" dice "se mi va un moscerino in un occhio" dice "Siamo rovinati" li perquisiscono, "Se mi va un moscerino nell’occhio buono", dice "Io non vedo più un tubo", dice "Dove andiamo a finire, dove andiamo a finire?". E facevano sempre la stessa cosa, tutti i giorni, far finta di... ci vedeva anche poco, perché non aveva un occhio, ma quell’altro era paralizzato e trasportavano il materiale bellico in quella modo lì... erano due personaggi che... erano fra l’altro anche buffi, perché facevano tutte delle mosse apposta, faceva dei... insomma faceva delle mossettine per far vedere che non era neanche a posto con la testa e così li lasciav... i tedeschi non si voltavano neanche a guardarli, mentre loro facevano il loro lavoro, trasportavano le armi... quello cieco a sedere, lui cieco in un occhio, lo facevano tutti i giorni... tutti i giorni: quando potevano, quando riuscivano ad avere certe cose da poter portare ai partigiani ecco e così via.

    Rosanna. Comunque la vita si... ad esempio un’altra cosa che si faceva in tempo di guerra, io adesso... senza precisare l’età, ma dagli 8-10 anni, non c’era combustibile, come si dice, per far andare i motori, per arare le campagne... petrolio? E’ petrolio che usano? Non c’era petrolio e allora qui come si fa? La campagna va coltivata. Allora mio padre prendeva due mucche, un cavallo e un somaro, che era poi di mio zio che aveva preso lì, e qui... dunque, piccola com’ero, bisognava lavorare: dalle quattro e mezza, quattro, quattro e mezza che ci preparavamo alle cinque, partivamo ed andavamo in campagna e io andavo a tenere o il cavallo, il cavallo che mi tirava, era alto io ero piccolina, ogni tanto quando faceva così mi tirava su, oppure le due mucche, perché col somaro c’era sempre mio cugino che era più piccolo, lui era più furbo di me, lui teneva... insomma il fatto è che con queste due mucche, quando dovevo farle voltare, che eravamo alla fine della "biolca", del terreno, non mi davano retta, si vede che non mi vedevano neanche, mio padre a sgridarmi "Ma non sai mica", dovevo essere adulta, grande, da saperle far girare bene, mi ero fatta anche una frusta, i miei hobby, una frusta di salice, metà col salice, metà pelata, i miei divertimenti quelli... con la frusta picchiavo io queste mucche, ma non mi davano mica retta e quando mio padre, bontà sua mi dava il cavallo, allora io ero molto più contenta perché Stella, così si chiamava, aveva una stella qui davanti, la chiamavamo sempre Stella, lei mi ubbidiva "Stella andiamo" allora lei... allora ero contenta, ma quando mio padre mi dava le mucche... Un bel mattino questa Stella poverina, senza volerlo eh l’ha fatto... mi ha dato una pedata... da metà gamba, la destra, mi ha pelato tutta la gamba fino a giù, perché lei era grande, pesante come cavalla, poi lei era brava, tirava molto. Ho visto tutta la carne andare giù via, mi sono trovata la carne rossa, tutta pelata, dico "Oddio, papà, guarda!" ho cominciato a piangere, tutta pelata così, adesso andrebbero al pronto soccorso, ospedale, mio padre tutto calmo, calmo mi fa "Guarda lì che c’è un fosso con dell’acqua, va dentro nel fosso valla a lavare", io andai nel fosso, era gelato di mattino presto, l’acqua d’estate era fredda anche se... niente, mi son lavata tutta la gamba così, torno su, torno a prendere il mio cavallo, ma la terra, dopo tolto il grano... il frumento, c’è quella sabbia su che fa presto a venir su, poi avevo due ciabattine, chissà come... mi è andata tutta la terra sopra lì e si fermava lì perché c’era il sangue che veniva via, fuori, si fermava... ma in vita mia credo che un male più grosso non l’ho mai sofferto, è stato lì, ma poveretto come poteva... non poteva più arare se andavo a casa io, non mi ha neanche mandato a casa, sono stata lì fino verso... dalle cinque fino alle dieci, dopo era troppo caldo per la mucca, che la mucca non avrebbe fatto il latte per la sera, allora bisognava rientrare, allora dalle cinque, dunque bisognava far conto della mucca ma non del figlia, perché la figlia doveva restar lì e tenere... le cose come sono... e non è che mio padre non mi volesse bene, intendiamoci bene, mi voleva un bene da morire, ma la necessità... allora io sono stata lì poi sono andata a casa a curarmi la gamba, non so dopo come mi sono curata così... quando hanno finito che la mucca... le mucche bisognava portarle dentro perché rendessero, dessero il latte per la sera, hai capito? Ecco i capricci di noi ragazzi di allora.

    Diteci come vi siete incontrati...

    Rosanna. Noi due ci siamo sposati nel ‘59, ci siamo incontrati a Modena alla fiera, vero? Ricordo anche questo io, che ero indecisa, la prima domenica ci siamo incontrati era lui con un suo amico e io con mia sorella e poi quando ci siamo salutati io ho detto "Beh sì, ma questo qui io non lo vedo neanche più, perché io abitavo vicino a Carpi, a Ganaceto, e lui qui, e quindi allora c’erano le corriere, non è che c’erano le macchine, lui da San Cesario veniva a Modena, io da Ganaceto venivo a Modena, ci siamo incontrati alla fiera a Modena... e lui quando ci siamo salutati ha detto "Signorina...". Non è interessante, cosa sto dicendo?... mi ha colpito questa frase, beh allora lo rivedo ancora "Signorina, viene... ritorna a Modena domenica?", io volevo fare un po’ la difficile e ho detto "Mah, non lo so..." anche perché i genitori erano molto severi allora, non è che potevo dire "Vado", "Ma non lo so se i miei mi lasciano venire o no...", allora lui proprio deciso "No, no, guardi signorina se lei dice di venire, anch’io abito lontano, vengo a Modena perché vengo per lei, se lei mi dice che non viene a Modena, io non vengo a Modena e quindi non ci vediamo più basta" "Ma io penso di sì..." mi è piaciuto, perché era bello da giovane, mi è piaciuto e da quella volta lì non ci siamo mai più lasciati. Ci siamo poi sposati nel ‘59, sono 40... 41 anni, 42 che siamo sposati, va tutto bene, felici...

    Angelo. Non abbiamo avuto dei bimbi.

    Rosanna. Nati...nati da noi non sono nati figli da noi, ma li abbiamo adottati, quindi... una adottata legalmente e gli altri affido, altri due affido, quindi siamo felici e contenti lo stesso perché è la stessa cosa, quello che conta è voler del bene e fare del bene, non importa... perché chi li fa poi li abbandona, per il nostro parere poi...noi... per noi è come se li avessimo fatti noi, ecco noi vogliamo bene a questi ragazzi, una è già sposata, siamo già nonni.

    Angelo. Abbiamo avuto un bimbo di Cernobil e lo abbiamo curato, abbiamo... sì, quando ce ne capita...

    Va bene, insomma, tornando ai tempi passati...

    Rosanna. Tornando ai tempi passati a quand’ero bambina mi ricordo un episodio a proposito dei quattro fratelli che aveva mio padre in guerra, ce ne era uno che si chiamava Renzo, era andato in Grecia, mandato in Grecia a combattere e allora il Duce aveva fatto una legge, c’era una legge al tempo del Duce, che chi aveva quattro figli in guerra, uno poteva venire a casa per aiutare la famiglia per raccogliere il frumento. Con quella legge lì allora mio padre ha potuto fare la richiesta e allora abbiamo detto "Allora prendiamo a casa quello che è più lontano", cioè quello che era in Grecia, perché uno era a Napoli, uno a... Leando non mi ricordo la città dov’era, Lelio prima era a Modena poi è andato dopo in Africa, ad El Alamein, comunque erano tutti qui in Italia, tre, solo lui era in Grecia e allora lo abbiamo fatto venire a casa a raccogliere il frumento poi lo avevano lasciato a casa. Dopo un po’ lo rimandano a chiamare ancora in Grecia, e lui non voleva partire, e allora hanno detto "No, adesso ti fermi qui a Ferrara", ma un bel momento è arrivato un telegramma "Parto domani sera, mi mandano in Grecia". Allora mio padre partì subito il mattino dopo con la biancheria, mia nonna gli aveva dato la biancheria, roba da portargli a questo figlio, le maglie, da cambiarsi e mio padre, prima di arrivare là in caserma a Ferrara è andato, ha visto delle... un banco con delle fragole, della frutta e dice "Beh allora, almeno porto un po’ di frutta a mio fratello" poi hanno tanto parlato che lo ha visto tanto giù di morale sono andati vicino al treno e mio zio disse a mio padre "Mi vuoi fare un favore? Fammi un favore: tienimi stretto, io metto una gamba sotto il treno, c’è un treno là che arriva... perché io la prima volta sono tornato a casa dalla Grecia, che mi avete fatto tornare a casa, ma la seconda volta secondo me non ce la faccio, quindi piuttosto che morire là è meglio che io mi tagli una gamba qui, resto a casa...". Mio padre l’ha convinto "Guarda che dopo diventi un disertore, capiscono che l’hai fatto apposta" insomma è riuscito a convincerlo così, poi mentre salutava, partiva, mio padre prese queste fragole che aveva comprato e le regalò a suo fratello "Tieni ho preso un po’ di fragole, le mangerai nel viaggio", lui si voltò poi disse "No, per uno che va alla morte... ci va anche senza le fragole, prendi queste fragole e portale a casa ai tuoi bambini". Ecco per me è stata una cosa bellissima, per tutti noi quando è arrivato a casa mio padre la sera che ce l’ha raccontato, ecco quelle sono cose che restano qui e non le dimenticherai mai ecco. Noi che avevamo una miseria negra, proprio nera... ad esempio io non so se qualcuno di voi abbia visto "L'albero degli zoccoli", chi l’ha visto... noi avevamo una miseria anche un pochino di più, li ho visto che avevano le tende alla finestra, che io quando guardo quel film là piango sempre, perché mi sembra... io sono quella bimba là che è nel cortile con tanta "smalta", tanto fango, con gli zoccoli così; e avevano tende alle finestre e gli uomini avevano i pantaloni vecchi ma non con le toppe, invece i miei, mio padre avevano le toppe alle ginocchia e al sedere, proprio ... anch’io avevo le ta... anch’io nei miei vestiti se c’era bisogno un buco, mettevano una toppa anche nei miei vestiti; ecco mi vedevo... quindi per me, quel film lì io... ho vissuto come quella bimba lì, in quel film lì; è una cosa che...

    Angelo. Era una di quelle miserie che i topi venivano fuori dalla credenza con le lacrime agli occhi.

    Rosanna. Dicevamo poi noi, la nostra casa, tutti in generale poi, non solo noi, noi eravamo contadini, eravamo sotto padrone, ma qualcosina in più c’era, "la casa dei quattro F": perché c’era il camino che faceva... non avevi legna, il padrone veniva a cantrollare la legna, dovevi dare al padrone, tante cose che non sto qui a raccontare, e faceva fumo, allora dicevamo noi, adesso ve lo dico in dialetto: "fam, fret" perché faceva fumo e stavamo senza fuoco "fret" fumo perché faceva fumo e "fastidì" facev... he..."la casa delle quattro F": fame freddo fumo e "fastidì", e vomito ecco in italiano; quindi se mangi qualcosa ti fa male è perché le robe erano quelle ecco... Ed in inverno una cosa che facevamo noi, non so se eravamo pieni di questo, quando nevicava in inverno, mangiavamo, venivamo fuori dalla stalla a prendere la neve, non so se lo fate adesso, non era mica inquinata la neve allora, ma delle tazze di neve con il vin cotto, facevano una volta, non so se lo fanno ancora adesso, e lo mettevamo con due, tre cucchiai di vin cotto dolce, il vin cotto diventa dolce. E così, quello che mettono adesso nell’aceto balsamico...

    Angelo. Si fanno anche le crostate, quella marmellata lì ecco.

    Rosanna. Il vino cotto è un po’ più liquido; ecco con un cucchiaio o due di quelli lì i nostri genitori ci lasciavano fare, ma era tutto un freddo freddo freddo che c’era e quel freddo freddo... con gli zoccoli e calze di cotone perché i soldi per prendere la lana non c’erano, di cotone... e poi a proposito un’altra cosa, a proposito di lavorare, mi viene in mente adesso, quindi proprio in tempo di guerra, sa cosa facevamo noi bambine? C’era chi aveva la lana che poteva, alla mia età avevo il filarino a forza di lavorare siamo riusciti a pagarlo, filavamo la lana per i forestieri, dunque andavi a scuola, andavi a lavorare in campagna poi filavi la lana per chi ce la aveva, la lana con cui facevano poi i golfini, le maglie, così. Ecco a loro...

    Angelo. In quei tempi di allora si ammalò la sorella.

    Rosanna. No dopo, si è ammalata dopo, una pleurite, non c’erano i soldi... non c’era la mutua, a noi contadini non la pagavano... sono miserie, come vi dico chi ha visto "L’albero degli zoccoli", io ho vissuto quello lì ecco; e oggi siamo messi diversamente grazie a Dio e sono contenta ecco voglio dire, però avendo passato quello che ho passato sono sempre più contenta. Ad esempio io e lui viaggiamo, così, siamo andati in crociere così, ci sono piaciute. Quando eravamo nella stanza della nave in crociera "Angelo, siamo noi due?" perché...he he... tra l’altro noi andavamo sempre... a recitare, facevamo le commedie, allora c’era una farsa che c’erano due che poveretti... insomma abbiamo fatto una farsa, che loro due... questa farsa che facevo io, si sono trovati in un bel posto, in un albergo si sono guardati "Siamo noi due?" dicevano e avevano un orologio allora io ho fatto altrettanto quando eravamo in Egitto nel... nella cabina a dormire "Simonini, cosa dici, siamo noi due che siamo qui...?" Perché dall’albero degli zoccoli ad andare in crociera che poi... grazie a Dio siamo stati fortunati ce la facciamo non mi sento... e questo lo dico sempre, non mi sembra di essere io, non avrei mai pensato di dire... io ero consapevole della miseria che avevamo di arrivare un giorno... mi sento normale come tutti gli altri, che io ero un po’ complessata, vi dirò, sì, io dalla miseria che avevo ero rimasta complessata

    Angelo. C’era anche l’orchestra nel suo complesso!

    Rosanna. He he he, se c’era l’orchestra non lo so ma io sono rimasta complessata, pian piano con gli anni e poi con il negozio sotto qui adesso abbiamo una banca ma prima avevamo un negozio noi, trent’anni di negozio... ho voluto sì... fare... la passione di fare la commessa, dopo sposati "Dai voglio così..."

    Angelo. Trentasette anni e otto mesi di cartiera e trent’anni di negozio, che è stata la tortura.

    Rosanna. Lui non era portato, no, no, no...

    Angelo. Io sono stato il più bel bottegaio di tutta l’Italia

    Rosanna. Questi sono particolari che...

    Angelo. Giusto... lo tagliano lo tagliano...

    Rosanna. No, no, questi sono particolari che non... non dire quegli episodi, no.

    Le volevo chiedere qual’era un po’ il rapporto durante la guerra, secondo lei, tra la campagna e la città. Come si viveva durante la guerra in campagna e come si viveva invece in città? E se c’era qualcuno della città che arrivava...

    Rosanna. In città peggio... si si si si, io quei famosi conigli che ho detto che che davo da mangiare così... però... i soldi, non li conoscevo neanche quasi i soldi era la mamma che teneva, ma molti sfollati proprio anche i ricchi ricchi di Modena che aveva tutte... erano tutti sfollati a casa dei contadini, e venivano lì da noi a comprare i conigli; noi li avevamo, ma ne mangiavamo pochi di conigli, li davamo a quelli lì che pagavano, dopo mia madre mi comprava il cappotto se vuole, comprava o li metteva in casa, capito; davamo da mangiare a questi conigli però addirittura mio padre è stato costretto a vendere anche un prosciutto, ché non avevamo niente ma avevamo bisogno; allora... 17000 £, mi ricordo ancora eh! Perché per noi, allora, 17000 £ non so dove li abbia messi, cosa ne abbia fatto, 17000 £ un prosciutto, però noi lo abbiamo guardato quando è andato via, mi ricordo era un uomo ben messo, mi ricordo persino la persona, sedere lì con mio padre a contrattare, c’è gente che dice "Ma uno può prendere anche di più" ma non si tentava mio padre a chiedere di più, quello che ha chiesto quello lì glieli ha dati, si vede che era uno che stava bene, per avere un prosciutto allora e mio padre doverlo vendere quando i suoi figli ne hanno bisogno, abbiamo guardato questo prosciutto perché fin l’anno dopo non vedevamo più niente... così, "la signora miseria" dicevamo noi allora. Almeno noi ce la cavavamo un po’ perché l’uva, innanzi tutto, al tempo dell’uva mangiavi con dell’uva, al tempo delle patate mangiavamo... d’inverno c’era poco la neve con la sagoma, qualcosina te lo mettevi in bocca voglio dire noi contadini, e quelli della città, quelli che avevano soldi, perché quello lì che è venuto quel fascista lì, a parte noi che i nostri zii, i fratelli di mio padre, che sono venuti lì, mi ricordo che noi facevamo il pane, una cesta così, era la nella camera col coperchio, là andavano a mangiare tutti, non c’era mica più distinzione da noi e loro che li abbiamo presi lì, ha capito? Invece... quello lì era povero anche lui poveretto ma i signori sì ven... e che quei poveri, penso io, che abitavano in città, che non avevano niente, niente, niente, noi almeno dei radicchi andavamo in campagna a prendere dei radicchi, male che vada delle patate cotte sotto le braci, quante e che son buone sa? Ah le patate cotte... no no son buone, cotte sotto la cenere poi le braci sopra, prima scaldi il fuoco, bello bollente con la legna così, poi ci metti le patate, poi la cenere e poi le braci sopra... ma sono buonissime eh! A te lo dico. Almeno così mangiavi un po’ insomma, voglio dire, il latte... ecco una cosa che non ci è mai mancata, il latte; poi in inverno quando non andavo dal casaro, faceva le forme prima il burro, prendevi via... e poi ... anche lì il burro: vennero dei partigiani una sera, poveretto mio padre, ci era rimasto l’ultimo tegame id quelli di terracotta, scuro fuori e dentro... così vennero i partigiani "Noi abbiamo bisogno di mangiare dovete darci così..." e dopo mio padre li ha conosciuti dalla voce chi erano quelli lì, cosa fa mio padre? Insomma ne prende via un po’, dà tutta la teglia a questi partigiani, così noi siam... dopo qualche giorno siamo rimasti senza burro; non ci ... perché una volta il casaro non lo faceva mica, allora lo prendevi a casa prima te lo scaldavi, lo mettevi in questa teglia così, allora la nostra riserva per l’inverno è andata ai partigiani così noi senza. E per mangiare si andava in campagna a prendere dei radicchi, lo fanno anche adesso... anzi adesso quando li trovo... mi piacciono e li pago anche un bel po’ alla Coop, li li li... perché a me piacciono, andavi a raccogliere... eravamo in dodici in famiglia... così sapete cosa faceva mia nonna per condire? Con una fetta di pancetta lunga così, alta così, la tagliava così e poi la friggeva con un tegamino con le braci così, poi quando era quasi cotta bella rossa questo pochettino... adesso è un pochettino... di pancetta così, ci vuotava dentro l’aceto... via dentro ai radicchi, ma diventava freddo subito, rimaneva un po’ lì ma... conditi tutti per forza, con un pochino solo di pancetta così, con l’aceto dentro, giravano un po’ così che diventava freddo, gelata diventava, si seccava subito, non rimaneva calda in mezzo ai radicchi, si mangiava così, si immagini in città, non avevano neanche quello, in città. No non c’era il colesterolo allora, he he he, no non c’era... ecco noi qualcosina... la gente in campagna. E poi c’erano quelli... poi ad esempio, c’è differenza anche dalla città ai "camarata"... gli inquilini... come si chiamano? Gli inquilini dei paesi vicino a noi... per lo meno...

    Angelo. Delle case popolari diciamo...

    Rosanna. ...Venivano a prendere la roba in campagna da noi, ad esempio al tempo dell’uva, noi non potevamo sempre esserci in campagna, e loro cosa facevano? Non quando era sera perché c’erano i partigiani che non si poteva, poi di giorno, quando poteva, qualcuno veniva a fare un giro per andare in campagna, ti rubava l’uva, ti rubava i fagiolini che avevi messo per terra; quelli che sono in campagna... ma in città... il più brutto... sono stati quelli in città, là non avevano proprio niente.

    Angelo. Un altro episodio di fame è questo. Quando venne la ritirata dalla Francia, che i nostri italiani presero la batosta poi dopo i tedeschi andavano per la... per il Belgio di dietro poi conquistarono la Francia e molti soldati scapparono, fra i quali uno che è tuttora vivente, Barel, allora ci trovò tutti questi ragazzini in mezzo al paese e dice "Dove andate bimbi?" Avevamo il sacco sotto il braccio "Andiamo a spigolare le mele"; disse "So un posto io dove ci sono le mele". Con questa persona, a noi sembrava una persona anziana al confronto di noi, era uno che aveva fatto la guerra, andò dentro da un contadino di sera c’erano tutte le casse delle mele là ammucchiate, fece due fischi "Eh contadino, siamo venuti a prendere due mele" quelli dentro non son venuti fuori perché di notte... allora noi, noi ragazzi... disse "Prendete ora le mele" "Ma come" dico " prendere le mele ma..." "Prendete le mele. Allora abbiamo riempito il sacco con le mele e poi siamo venuti a casa. "Una vita da boia", non vedevo l’ora di arrivare a casa per farlo vedere a mia madre, che aveva portato a casa queste mele, si e allora mele cotte o crude, insomma... oppure le tagliavamo e le seccavamo al sole, "sciap a fem" e poi dopo venivano bollite d’inverno, si faceva tutti questi sciroppi queste cose per poter bere qualcosa, mangiare qualcosa perché non è che ci fossero delle grandi cose; perché nelle botteghe non c’era mica niente dentro oppure c’era la roba per la tessera... che quando uno andava con i bollini... aveva consumato i bollini dopo per quei tanti giorni non aveva più la possibilità di andarne a reperire un’altra volta.

    Rosanna. Voi come partigiano avete avuto anche il dottor Zanarini, che veniva dalla tua camera... da casa tua, un bravo dottore che era perseguitato dai...

    Angelo. No perseguitato, era segnalato, ma non perseguitato; io ho un documento che ho trovato, te lo faccio poi vedere, non so se l’hai visto, dei perseguitati... del nostro paes... non perseguitati... no, non erano perseguitati segnalati, erano segnalati...

    Rosanna. Avevano una taglia... più di un milione...

    Angelo. Sì, ma ai tempi dopo, sono segnalati; dicevano "Questo tizio è da tener d'occhio, quest’altro tizio è da tener d’occhio". E allora c’era questo dottore che dalla mia finestra lo vedevo venire giù dalla villa, che veniva a prendere il caffè di fianco a casa mia che c’era L’Opera Nazionale Dopolavoro, che era un signore con la sua borsetta, faceva sempre le sue stesse cose, non rivolgeva mai la parola a nessuno, però aveva i suoi affezionati ai quali spiegava poi quello che lui voleva che apprendessero e compagnia bella e poi un bel giorno dovette fuggire perché era stato scoperto e così via, scappò poi a Calzavecchia Bologna che poi... tutta una storia che...

    Rosanna. Sì aveva... avendo quella taglia lì che aveva, una volta a Bologna sotto il portico... più di un milione di taglia, eran soldi allora, uno poteva... se lo prendeva faceva la spia prendeva un bel po’ di soldi; un giorno era sotto il portico a Bologna e ha trovato tre fascisti, proprio vestiti con la camicia nera e il berretto così, e uno di quelli lì erano proprio qui di San Cesario.

     

    Angelo. Tre della brigata nera... c’è differenza

    Rosanna. I repubblichini... fascisti è un conto, perché i repubblichini erano proprio quelli... che erano solo loro che andavano in guerra e allora disse "La..." era di San Cesario, era il suo medico, l’ha riconosciuto, c’era questa taglia, allora ci aveva raccontato che, lui il dottore qui.

    Angelo. Non fare il nome, non fare il nome.

    Rosanna. No, non c’è bisogno, insomma uno di San Cesario e quando ha visto... "Oh, dottore, ma guarda chi è qui" allora lui dice "Accipicchia qui son fritto... c’è la taglia, mi ha riconosciuto..." così, allora quando gli dice... disse il medico "Quando ho visto così ho cominciato a chiedergli come sta tua madre, che erano i miei pazienti, come sta tua madre, come sta tua sorella" così allora lui ha visto che ha cominciato a parlare, viene così allora lui disse "Beh allora ragazzi, se volete andare io vado col dottore qui, sotto il portico del Pavaion", credo, a Bologna, c’è un caffè, gli ha offerto un caffè dentro; e allora quando sono stati dentro ha parlato con lui, così disse "Allora dottore guardi facciamo una cosa, domattina si presenti lei in caserma" "Tu bravo finisci il caffè io domattina mi presento in caserma, io fuori da una parte, lui fuori dall’altra, non mi ha arrestato; è stato... non è poi stato un fascista convin... un repubblichino, un repubblichino convinto, perché altrimenti avrebbe detto "Io prendo la taglia..." oppure un vigliacco da dire "Adesso lo..."; allora un milione era molto. Poi dopo quel dottore lì ha continuato la sua vita da partigiano, un dirigente, che poi quello che ha salvato Ferrari, che poi ha scritto anche il libro, è quello che ha salvato Ferrari, che probabilmente se lui... sì non c’era, può darsi che dopo non avremmo più avuto Ferrari, ecco. E ha rischiato molto la vita, tante volte poveretto, mi raccontava degli episodi lui, quando pioveva aveva i repubblichini davanti alla porta, lì, e allora lui con una bicicletta lui scappò e andò, che c’era la ferrovia Bazano, piovendo... è scappato via; aveva la sua, la sua... come si dice, la sua staffetta, che era una zitella che abitava lì di fianco al comune.

    Angelo. Era la proprietaria della casa dove lui abitava.

    Rosanna. Lui era alloggiato lì, e questa zitella...

    Angelo. ...lo teneva sempre in contatto.

    Rosanna. La staffetta faceva... però anche il coso... la guardia comunale lo sapeva eh.

    Angelo. Era poi il fratello di questa signorina.

    Rosanna. Ah ecco.

    Angelo. È stato lui che l’ha avvisato dice "Dottore devo dare un cablo da Modena che deve arrivare un ispettorato per..." e lui gli ha detto "Stia attento che questa notte lo vengono a prelevare" di fatti lui andò su e poi scappò via.

    Rosanna. Poi lui è andato così in alto che sì, che è stato poi premiato, quel medico lì, è stato premiato con le medaglie... che medaglie sono, ma ne ha tante, gliele ha date la regina d’Inghilterra, americane, ad alti livelli era, quello lì che dopo la guerra è stato premiato dagli inglesi, dagli americani che noi abbiamo visto, abbiamo anche le foto, perché siamo rimasti amici con quel medico lì, anzi, prima di morire è venuto qua un mese due all’ospedale a Castelfranco, l’ho seguito io, io e mio marito, quindi siamo rimasti in buoni rapporti andavamo a casa sua così e abbiamo visto, ci ha fatto vedere anche le medaglie che ha avuto. Penso che la regina d’Inghilterra e gli americani... non gliele avrebbero date se non le meritava.

    Angelo. Faceva parte dell’Intelligent Service lui.

    Volevo chiedere al signore se poteva dirci qualcosa sul fatto che c’era Rommel qui nei paraggi.

    Angelo. No, la faccenda di Rommel, che dissero che venne alla villa Varana, che si chiamava villa Bosi, dopo, ci fu un gran trambusto, nella settimana perché c’erano due boschi qui nel nostro paese, c’era questo e quello della villa Varana, dove ci sono tutte quelle case lì, un bosco enorme e lì c’era nascosto la Verma, c’era e le SS erano dentro nel Palazzo Boschetti e loro aspettavano un grande commandantur, un grande personaggio, e arrivò questo signore, tutto vestito... con queste macchine blindate, andò dentro, che lui poi veniva dall’Africa; nel nostro paese c’era un signore che faceva il postino ed aveva lavorato molti anni in Germania, a levar le patate, sapeva il tedesco "a mena dito" (molto bene) ed era interprete, ed era, e allora lui non lo disse subito, dopo un certo periodo disse che c’era questo grande personaggio e che era Rommel e l’hanno sempre detto che Rommel si era fermato qui, che fece una tappa dall’Africa e dopo andò in Germania e poi successe poi la faccenda dell’attentato e poi dopo lui si suicidò.

    - Rosanna. Che poi era in Africa ad El Alamein con mio zio, fratello di mio padre, che poi quello lì è l’ultimo che ci è rimasto. Adesso che lui dice che faceva il discorso... lui c’era proprio, lui ha parlato a Rommel, ha detto sopra qualcosa e loro erano lì, lui lo ha sempre ammirato Rommel, anche dopo la guerra, subito "Per me..." un tedesco era così, lui se ti doveva ammazzare ti ammazzava con una fucilata, ma era un uomo così in gamba e che era sbagliato ammazzarlo, lui era proprio, mio zio, ad El Alamein, era proprio lì con Rommel, dopo è tornato in Grecia

    Angelo. Perché diceva "C’era una boccata d’acqua da bere ogni soldato, lui beveva una boccata d’acqua e basta, non ne beveva mica due perché era generale..."

    Rosanna. ...Rommel... più di una volta lo ha incontrato là, c’era... voglio dire non era indietro, Rommel era proprio in prima linea, perché mio zio era in prima linea che dopo è rimasto prigioniero; dice che mentre è saltato giù di notte così in un buco, c’era un negro... mio zio dice "Io non ho mai ucciso nessuno che io sapessi di giorno ma quello lì di notte, mentre ho sentito così... lui era ubriaco, perché gli americani avevano più possibilità, e noi invece niente, vestiti d’inverno in Africa... allora quando ho sentito che lui ha fatto così per prendermi, ma tutto nero, scuro così di notte, son saltato su poi ho dato due colpi di fucile dentro poi sono andato via; non lo so se... spero di no, comunque la cosa grossa che ha fatto insomma uno dei miei zii che è stato in guerra, che è stato in Africa, dopo è stato fatto prigioniero, è stato in India, poi finita la guerra è tornato a casa ecco.

    Angelo. Ecco, quello che ha detto la signorina prima, tra la città e il paese, si era creato questo famoso mercato nero, quella era una grossa piaga, una grossa brutta piaga, nel senso che, c’era il contadino che aveva un po’ di galline, e le teneva nascoste, il maialino sotto la paglia e così via, a sua volta per bisogni familiari così, ma c’erano poi i famosi personaggi che giravano dai contadini dicevano "Se tu mi dai quei salami ti do 10000 £, 10000 £ allora, sa, il contadino, bene o male ne aveva più di uno allora gliene dava uno, ma quel salame lì prima di arrivare in città...

    Rosanna. Come ad esempio quel prosciutto di mio padre, che non ha osato chiedere di più, dicevano che anche...

    Angelo. ... ecco c’erano questi personaggi che tra la farina, gli insaccati, i formaggi e così via, quel po’ che riuscivano a... facevano il mercato nero; che prendevano per la gola la gente, che li rovinavano... roba d’oro, anelli...

    Rosanna. Sì, ma più che roba d’oro era il mangiare che cercavano...

    Angelo. No, dico li facevano fuori nel senso che prendevano oro...

    Rosanna. Ad esempio a 25000 £ quel prosciutto che mio padre non ha osato chiedere, se quello lì l’ha preso a 17000 £ poi è andato a venderlo a 27... per dire allora 10000 £... lui ha detto che ne aveva bisogno lui, mio papà gliel’ha dato, ci ha creduto, gliel’ha dato a quel prezzo lì... però probabilmente può darsi che lui fosse uno che... dopo chissà se l’ha venduto a di più o meno...

    Angelo. Il mercato nero c’era... ed era una brutta piaga quella lì.

    Rosanna. Il mercato nero c’era allora ed era una cosa... ecco perché dicevo io un milione... d’Italia... quel repubblichino, quel ragazzo di leva che lui non si è sentito di andare con i partigiani, è andato nei repubblichini, che ha trovato il dottor Zanarini che non... non ha voluto incassare il milione però è stato onesto ecco, sono cose da tenere in mente; perché i cattivi... quel ragazzo lì se fosse stato cattivo avrebbe detto "Adesso io questo qui lo denuncio, siamo in tre, lo arresto e poi dopo me ne infischio, mi godo il mio milione"; invece no, lui ha fatto così, non l’ha... l’ha lasciato venire via, l’ha lasciato venire a casa ecco, è stata una brava persona ecco e cosa... che dopo, quel famoso partigiano lì, premiato così, Stefano Ferrari ha scritto un libro ed è un libro vero quello che ha scritto, e con delle cose vere e chi non ci crede vada ad approfondire vedrà che le cose che ha scritto sono cose vere... perché ha salvato Ferrari, che dopo sappiamo chi è Ferrari ecco.

    Secondo lei perché alcuni decidevano di diventare partigiani e altri invece diventavano repubblichini?

    Rosanna. Beh, la maggioranza non era fascista, qui da noi, la maggioranza non era fascista; e quindi chi per paura, ad esempio, perché io ho sentito, ne parlavano più che altro i miei genitori, chi è andato nei repubblichini anche dalla paura "Dopo fanno del male ai miei", è andato nei repubblichini soprattutto dalla paura che facessero del male alla famiglia; ma la maggioranza ha detto "Io con i fascisti non ci vado, io con i tedeschi non ci vado"; proprio un ideale, perché lì non erano mica obbligati ad andare con i partigiani, potevano stare a casa come ha fatto mio padre, come hanno fatto tanti... no, andavano proprio dai partigiani, quindi ci andavano loro, quelli lì non erano obbligati, ecco. E’ come adesso sento poi certa gente dire "Ah, erano uguali", no! Per me c’è molta differenza dai partigiani... a parte le idee politiche di adesso... ma tra i partigiani e i fascisti c’era molta differenza; io non ho mai visto i partigiani andare casa per casa ad ammazzare la gente, impiccare... perché ne hanno impiccati 5 o 6, eh, al mio paese, quando hanno ammazzato quei due che io prendevo l’erba in campagna, dopo poi hanno fatto il rastrellamento che mio padre era l’unico uomo lì che era a letto, ma ne hanno ... il padre, il figlio, il nipote ed in più altri due, li hanno ammazz... impiccati lì, in piazza, voglio dire, ma i partigiani non hanno mai fatto... avranno ammazzato qualcuno, non so, che ha fatto del male, qualche fascista, ma c’è una bella differenza da dire che è la stessa cosa l’essere stato partigiano, difendere la sua terra ed essere un fascista... no, non è... secondo il mio punto di vista non è vero che sia la stessa cosa; lì, per un ideale, io non ci vado... per quello che facevano... poi da noi passavano sempre passavano sempre dei ragazzi che, col treno li portavano nel campo di concentramento, si buttavano giù dal treno... i guidatori del treno andavano piano perché c’era una curva, allora loro da lì potevano saltar giù e anche dei ragazzi nel campo di concentramento di Fossoli... ma quanti ne son scappati, "Dopo da lì ci caricano, non c’è da mangiare, li torturavano"... ma scherziamo? Sapevamo tutti cos’erano i fascisti con i tedeschi, ma per qual motivo la gente normale, gente cosciente doveva andare con i fascisti a fare quelle cose lì? A me ha fatto ridere anche Delia Scala una volta l’ho sentita per televisione dire, regionale, dire "E’ la stessa cosa", ma è la stessa cosa? No gente... ma i sette fratelli... ma a parte che sono sette fratelli Cervi, poveretti voglio dire si difendevano, i partigiani si difendevano, non sono mica andati in Germania a massacrare, no, avranno ammazzato qualcuno anche i partigiani io... è successo anche a dei miei parenti... ma certe disgrazie, voglio dire, certe cose ma non facevano come i fascisti, ammazzare così... ma scherziamo? Per me c’è una gran differenza e ho piacere che la storia vada avanti, che si sappia qualcosa, ma non per un partito o per l’altro, ma... il partigiano... il partigianato in se stesso proprio, non andava ad ammazzare a casa la gente come facevano i partigia... come facevano i fascisti, ma scherziamo? C’è una bella differenza, da difendere la sua propria terra...

    Angelo. No, la faccenda è questa: dovete sapere che qui noi viviamo in una zona che quando ero piccolo io, sentivo parlare di anarchici, dicevo "Chissà cosa sono gli anarchici, cosa sono?" me ne sono reso conto dopo, nel diventare grande, poi ho cominciato a leggere vari libri, ho letto la vita di Bresci e compagnia bella, erano poi quei sovversivi che da Umberto primo in poi anta... ma qui da noi c’era il 90%... erano tutti socialisti, tutta gente che veniva dalle cooperative, dalle società di mutuo soccorso, venivano da queste organizzazioni, che dopo sono state decimate e disfatte dal fascismo nel ‘21, quando sono andati su al potere. E allora tutta questa gente... i loro figli, non è che avessero altre idee, molti avevano le idee dei loro genitori, allora quando è successo il "patatrak", han detto che andassero con i fascisti o meno...

    Rosanna. Io mi ricordo un episodio mi diceva sempre mia nonna, al tempo del fascismo, quando è andato su il fascismo, che aveva tanti figli, si raccomandava sempre "Fate a modo..." ma non... così e dice un bel giorno dice che "I miei figli non me lo avevano detto..." erano socialisti insomma... mio nonno... una volta vado al mercato, mia nonna, c’è una signora anziana mi prende per un braccio e dice "Ao! Adesso mi devi pagare una cesta così..." una volta si lavavano i piatti fuori, non si lavavano nel lavandino, si andava fuori, nel cortile, vicino al pozzo con un po’ di acqua calda, un po’ di cenere, bollito così e si... i piatti venivano puliti bene lo stesso e si lavavano i piatti... "I tuoi figli" ha detto con mia nonna "I tuoi figli scappando via mi hanno rotto..." siccome i due miei zii avevano i fascisti dietro perché non sono andati in sfilata a San Posidonio giù là, allora li picchiavano ed erano i fratelli più piccoli, non erano quelli più grandi Fiorente, quello che poi è morto in guerra... allora ha detto "Mi hanno rotto:..." ha fatto la lista di tutti i piatti che aveva! Sicché scappavano dai fascisti e allora scappando via non sono mica stati lì a badare che c’era la cesta... una donna che lavava i piatti, così le hanno rotto tutto e mia nonna ha detto "Guarda un po’ qui ho dovuto... vi dico sempre di non mettervi nei guai" "Non ci siamo messi nei guai, non siamo andati alla sfilata... dopo i fascisti facevano, non ci siamo andati...

    Angelo. Il sabato fascista.

    Rosanna. Allora loro ci hanno insultato poi hanno iniziato a correrci dietro e noi siamo scappati" e hanno rotto... voglio dire: quella gente lì se non era in guerra non poteva andare con i fascisti, voglio dire... per forza sarebbero andati nei partigiani erano tutti in guerra, erano rimasti... altri... quelli della prima guerra erano vecchi, erano rimasti... mio padre... quindi secondo me... anzi mio zio, il professore... quello lì che c’è ancora adesso, lui ha sempre detto "Io sarei andato... si anch’io sarei..." probabilmente come professore, come ufficiale, lì in zona, lì a Ganaceto non c’era nessuno, c’era solo lui, probabilmente sarebbe stato lui... dice "Se fossi stato a casa sarei stato io il dirigente qui, perché essendo già tenente..."

    Angelo. Era un superstite di El Alamein.

    Rosanna. Era era no... sì era ... voglio dire ufficiale allora quando è andato in Africa, quindi senz’altro "Se stavo a casa non andavo con i fascisti, sarei scappato via e sarei diventato capo io qui in zona"; voglio dire avremmo avuto i partigiani in casa anche noi ecco. Quindi qui da noi la zona penso proprio che tutti siano antifascisti... qualcuno, chi per paura... per ideali pochi... quel ragazzo lì che il dottor Zanarini l’ha lascito andare... se fosse stato il suo ideale "Adesso l’ho preso, mi prendo anche i soldi, e no adesso tu non scappi... siamo in tre..." vero lo ha lasciato andare; quello lì non era fascista, di idea fascista, ci è andato per la paura... "Se vado nei partigiani dopo se mi prendono mi impiccano" perché impiccavano davvero; lì vicino a casa nostra, quel mio zio delle fragole, quello lì aveva due amici che mi ricordo bene perché venivano a trovare i miei zii, io ero sempre piccolina, aveva sempre i pantaloni bianchi d’estate con la cintura, così, mi ricordo due ragazzi, bei ragazzi, beh uno è andato nei partigiani, l’altro nei fascisti, li hanno ammazzati tutti e due. La mamma... il partigiano ha dovuto tenerselo due giorni impiccato davanti alla porta che quando usciva doveva far così per andar fuori ed il figlio impiccato lì eh! Scuro, suo fratello, si chiamava Scuro mi ricordo, veniva sempre... aveva i capelli ricci, un bel ragazzo, con dei pantaloni bianchi d’estate... due figli... c’era il rastrellamento dei soliti... si vede che era morto qualcuno, insomma hanno fatto un rastrellamento e dissero "Scuro, non andare mica a casa, perché fanno il rastrellamento, dicono che ammaz... che è morto qualcuno, ti ammazzano!" "Ma no" dice "Io ho mio fratello nei fasci neri... nei repubblichini, vedrai che non mi ammazzano, c’è mia madre a casa da sola, dato che io sono il fratello di quello là vedrai". Va a casa "E’ proprio lei che cercavamo". L’han preso, impiccato di fronte a sua madre e la madre là tutta ferma lì un repubblichino e per due giorni non ha potuto tirarlo giù, impiccato lì. E allora dopo i partigiani che casa hanno fatto? Hanno cercato il fratello, non so se era giusto o no, ecco a volte certe cose... i partigiani hanno cercato il fratello, poi lo hanno ucciso... dopo hanno ucciso il fratello. Quelle lì sono cose che purtroppo succedono con la guerra, ecco, lui convinto di andare a casa... lui era un partigiano dice la mamma da sola così, è andato a casa "Volevamo proprio te" e lo hanno impiccato proprio lì proprio davanti alla mamma.

    Angelo. Io... io... ecco perché sono anche traumatizzato ed è vero, ogni tanto mi viene in mente: il linciaggio, ma voi avete mai visto linciare delle persone?

    Rosanna. Loro no, penso proprio di no... sono troppo giovani.

    Angelo. Nei film li avete visti, io li ho visti sul serio. Prendere due... ed erano due che, bene o male, avevano fatto quello che avevano fatto, erano dei fascisti, avevano fatto impiccare dei ragazzi di vent’anni. C’era un signore che era un birracciaio, aveva due spalle che sembrava un armadio, gli piantava dei pugni in faccia...dico la mandibola qui gliel'ha spaccata tutta e poi tutte le botte che gli hanno dato, io, perlomeno per me, dagli una rivolverata e poi basta, ma linciare della gente è una brutta cosa... si vede... si vede... insomma due persone le vede in piedi, dopo poco in un raggio di 4-5 metri c’è del sangue dappertutto, come fa una persona umana ad avere tanto sangue da spargere per terra? E a forza di pugni e calci... è una cosa... c’era della gente in mezzo che purtroppo aveva voluto quello che aveva voluto.

    Rosanna. Lo diciamo anche noi, cosa diciamo noi "Se ammazzano mio figlio io vado là e lo ammazzo", quei signori lì avevano ricevuto delle offese grosse e si sono vendicati, vendette personali.

    Angelo. E per fortuna che quelli che li tenevano, non volevano che li lanc... linciassero, perché li volevano portare via ma avevano paura che "Chi va a finir che le ciapem anc noetr (Qui va a finire che le prendiamo anche noi)" se ci fosse stato qualcuno... insomma dopo sono riusciti a portarli via, ma avevano paura loro che poi saltasse fuori qualcuno con la pistola, perché la pistola la avevano tutti eh, ce ne erano per terra dappertutto, bastava dargli due colpi di pistola, roba da ridere, ma si sono salvati... ma erano una cosa... una cosa... roba da film, un film... un film era...

    Rosanna. Chi ha visto... avere visto... mi ricordo quando sono arrivati gli americani, mi ricordo che noi si ... questi aerei due giorni, tre giorni, sempre sopra che addirittura, c’erano proprio le colonne americane... tedesche che andavano via, addirittura vennero tre o quattro tedeschi, noi abitavamo proprio in mezzo perché la strada faceva così, noi... la strada faceva così, noi eravamo qui proprio, son venuti proprio... sono venuti tre, quattro tedeschi, sono entrati in casa poi hanno messo il fucile dietro la porta... a casa nostra poi hanno preso in braccio la bimba di mio zio, quello che è morto via, e così mia nonna "Ho quattro figli via..." sempre la stessa cosa così... "Viene a casa..." si son fatti capire "Tuo papà viene a casa presto, tuo papà..." loro volevano essere fatti prigionieri, erano della Verma, non delle SS, volevano essere fatti prigionieri, ma mio padre in quel momento lì, i partigiani si vede che erano dall’altra parte, mio padre non era niente, lui... aveva solo paura quando vedeva loro lì... paura, loro, tanti tedeschi capivano, si vede capivano che ormai non c’era più niente da fare, e infatti dopo sono riusciti... che... la strada... noi eravamo qui... dopo c’è la strada... c’era un casaro lì e allora si son fermati lì, e sono arrivati gli americani e davanti alla colonna americana c’era una moto, due in moto, uno di quelli lì, senz’altro di quelli che il giorno prima era lì da noi, erano lì anche loro, penso non lo abbiano fatto loro, uno del gruppo che era lì nel cortile del casaro, questi tedeschi fermi lì, hanno preso un fucile e hanno sparato ad uno della moto lì, e quello lì è morto eh, e dopo sono scesi, siamo corsi tutti là perché gli americani ci buttavano le caramelle, ci davano come si vede per televisione i film, è vero perché le hanno date anche a me, i chewing-gum... tutto così, beh, ho visto lì... che dopo sono scesi gli americani, hanno preso questo tedesco, si vede che gli altri hanno detto è stato quello lì, perché io l’ho visto già morto eh, però lo hanno preso in mano, lì... se il tedesco fosse stato fermo non succedeva mica niente, andare ad ammazzare un americano, se lì c’è una colonna dei carri armati dietro, loro erano davanti con questa moto; beh, hanno preso questo tedesco, l’hanno ammazzato e poi chi lo buttava da una parte chi dall’altra, fa un brutto effetto vedere... vedere... uno che è già morto, io non sapevo neanche cosa aveva fatto, l’ho saputo poi dopo, però vedere questo tedesco... io l’americano non l’ho visto morto, si vede che lo hanno preso subito, a vedere quello lì, morto così, però era un tedesco, tutto quello che vuoi, però, insultarlo così da morto, prendi, lo butti, tiri, così... venissero là tutti i partigiani... i vecchietti che sono rimasti a casa, per un bambino della nostra età, probabilmente da adulto adesso ti farebbe meno effetto, ma allora ti restano impresse, ha ragione mio marito, poi lo hanno sepolto così, non è che abbiano aspettato tanto, hanno fatto una buca lì e lo hanno buttato dentro proprio così, io sono sincera, io certi incubi non mi sono rimasti...

    Angelo. Io sì, io sono rimasto traumatizzato.

    Rosanna. ...però non li ho dimenticati, voglio dire, io se ci penso ne ho degli episodi che saltano fuori, così ecco ma per un bambino piccolo quelle cose restano.

    Angelo. Quando di notte si sente quell’areoplano che è il postale, che è un aeroplano ad elica, che passa, è un postale se lo sento mi sveglio e non dormo più... io non dormo più, perché ha lo stesso rumore di quando gli aeroplani venivano a bombardare. Erano aeroplani color grigio, avevano quattro motori, erano super fortezze volanti, e gli altri ne avevano due, sì... sì, due ne avevano, e quelli ne avevano quattro. Quando quelli lì cominciavano a sganciare i cosi... i... come si chiamavano... erano lunghi così... gli spezzoni si chiamavano, sì, gli spezzoni, c’erano gli incendiari, i dirompenti e quelli a tempo, si piantano per terra e poi fumo, e uno incuriosito dopo un certo periodo va là a vedere nel bel mezzo di... tutta la gente si riunisce lì... ‘pam’ scoppia, sono quelli a tempo, c’è l’incendiario che brucia tutto, sono al fosforo, e quegli altri sono gli esplosivi insomma i dirompenti all'istantanea, ma è una cosa tremenda vedere quando questo aeroplano così piccolo per aria che vomita tutta questa roba che viene giù che si vede luccicare in mezzo e uno c’è sotto dove corre? Uno corre di qua, uno corre di là e poi dopo? Una bella volta... come quella volta che ci siamo andati a finire sotto, ce n’erano tante di bombe che ne avevano buttate un sacco, una "sporta"...

    Rosanna. Ecco, chi aveva il permesso, mi viene in mente, l’altro fratello di mio padre, quello vecchio, lui lavorava nella manifattura tabacchi di Modena. Allora lui aveva 5-6 figli, comunque lui era... manifattura tabacchi... allora ai repubblichini... a loro interessava, allora lui aveva il permesso di andare a lavorare tutte le mattine a Modena in bicicletta; tante volte ha visto la gente morta per strada, lui vedeva sempre tutti, veniva a casa poveretto stressato, veniva a casa, allora "Ho visto a ... Lesignana quel morto "Io sono" con un biglietto così grande davanti "Io sono un partigiano" morto lì, li ammazzavano anche, e poi li mettevano per strada, quelli impiccati nel paese... man mano che lui li vedeva e lui via con la sua bicicletta così; una volta sola lo hanno arrestato anche lui "Com’è che..." così, lo hanno tenuto lì, poi dopo la figlia più grande mi ricordo che in ciabatte, sono venuti a dirci "A Ganaceto hanno fermato tuo padre" "Ma come mio padre deve essere ancora a lavorare, ha il permesso", lui così, dopo è corsa là... poi dopo lo hanno lasciato, lui era dentro in manifattura lo hanno lasciato andare via. Certuni avevano certi permessi per certi lavori; lui che era in manifattura, era venuto, era sfollato lì da noi ma lui tutte le mattine, lui come uomo aveva il permesso... andava a Modena a... e lui vedeva di tutto, diceva sempre "State meglio voi qui, state qui, mangiamo qui perché io a Modena vedo di tutto" e poi quando c’erano i bombardamenti non scappava mica via eh! Lui era là sotto, alla manifattura tabacchi non ci hanno preso perché hanno bombardata anche lei, hanno cercato... e dopo dopo i bombardamenti lui... sì... questo lavoro, dice "State meglio voi qui, è meglio che ci vado solo io" e sì, il permesso ce lo avevano quelli che collaboravano con i tedeschi e i fascisti oppure... oppure loro lì. Oppure, ad esempio, adesso mi viene in mente una cosa se... se... posso due minuti, perché è già ora. Mi viene in mente che eravamo spiati; ecco una cosa che non capivamo noi bambini, perché da noi venivano i partigiani a casa, però avevamo mio cugino, un ragazzo che aveva 15 anni allora, era molto alto di statura, e avevamo sempre un ragazzo che noi non capivamo cos’era, dopo un bel momento dice "A... volete dei documenti? Ditemi, datemi i dati a me." Lui con i documenti andava... con i nomi, lui ci faceva tutti i documenti che volevamo. E quindi anche ci avevano rubato, preso una bicicletta, ci ha pensato lui perché la bicicletta poi... era di un ragazzo che andava militare, andava via poverino e avevano in famiglia solo quella bicicletta lì, l’ha lasciata a casa nostra perché non gliela rubassero e allora lui ci ha fatto dare indietro la bicicletta, lui si vede che era un fascista, qualcosa insomma. Eravamo controllati di sera, anche di sera ci arriva in casa questo ragazzo qui, quindi il terrore, adesso forse neanche per me, ma per i miei genitori che erano più grandi, avere i partigiani che ti venivano in casa per nascondersi dai fascisti, i repubblichini che ti hanno mandato a casa uno per controllarti, per veder se mio padre era un partigiano cosa aveva, insomma era una vita tremenda.

    Angelo. Era poi di quei famosi personaggi che facevano la spia ai fascisti che per un ebreo prendevano cinque chili di sale, per un... per un partigiano prendevano cinquemila lire e per... insomma avevano le loro tariffe, avevano quest... loro campavano su queste cose e facevano la spia, erano persone insignificanti, vivevano in giro così, sembravano come mendicanti che chiedessero... e allora loro... fra l’altro noi avevamo una famiglia nascosta qui da noi, alla quale mia madre portava spesso da mangiare quando ne aveva, di notte e compagnia bella, un bel giorno sono arrivati, li hanno arrestati tutti e chi ha fatto la spia? Uno che... Demetrio... hanno fatto la spia e della famiglia si è salvata solo la ragazza che vedemmo dopo la guerra che ci venne a ringraziare, ma erano poi quelli che andavano a cercare...

    Rosanna. Erano poi fascisti, hanno fatto la spia a quella famiglia là di ebrei perché loro erano fascisti insomma ecco.

    Grazie.




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