regia:
Michele Banzato

cameraman:
Maurizio Pasetti

fonico:
Mara Favero





Interviste Italia
  • Luigi Carron
  • Virginia Gattegno
  • Ivo Fantato
  • Vittoria Dornig
  • Emilio Ingaramo
  • Walter Stefani
  • Vincenzo Piovan
  • Rosanna Gasperi e Angelo Simonini
  • Marson Angelo
  • Domenico Bisatti
  • Padre Giulio Cittadini
  • Pompeo Meneghin

  • ...allora c’era paura anche che venissero a prenderci per le case, perché, vero, gli elenchi di quelli che erano giovani che dovevano tornare sotto la Repubblica... senonché, cosa facevamo? Con una coperta alla notte, la sera, col buio, si andava a dormire dove c’erano famiglie... famiglie che non avevano ragazzi coscritti, eravamo più sicuri; in più, in più, sulla zona, dopo il 25 luglio, erano cominciati ad essere liberati gli antifascisti che erano all’estero in prigione o in confine e là, subito più esperti, preparati in politica, di quello che era il loro avvenire, cominciavano a contattare noi giovani, che ci si riuniva sulle stalle tra noi e durante il periodo, i militari scappavano, abbiamo recuperato qualche moschetto, qualche pistola ed avevamo cominciato a fare un tipo di gruppo ma non avevamo ancora motivo di muoverci con le armi, ma intanto ci stavamo organizzando; ci si è organizzati sui comitati di liberazione, che rappresentavano tutti i partiti che si dicevano antifascisti; le direttive del governo... nessuna, col comitato Alta Italia abbiamo iniziato ad organizzarci e allora in un primo momento... il più preparato era quando si andava su in gruppo in montagna e in 8-10 giorni ci si preparava a quello che era il vero utilizzo delle armi e a quello che era il problema sulla zona da sviluppare. In un primo momento poi abbiamo cominciato "perché dobbiamo nasconderci e scappare quando arrivano i fascisti e i tedeschi? No!" Quando arrivavano, facevamo anche noi di attaccarli sulle strade, sulle caserme e dappertutto dov’erano e si attaccava sempre abbastanza bene, rispetto... sulla zona... direttive, per quello che era il comportamento, il modo di vivere, noi non avevamo caserme, casermaggio, mezzi e organizzazioni: noi eravamo al bosco. Su in montagna era più facile ma in pianura, dove ero io tra la Biduna, la Livenza e il Piave e il Tagliamento e la pianura che arrivava fino al mare a Bibione andavamo bene perché la popolazione non aveva paura ed era dalla nostra parte, ti dava... sacrificava il mangiare, ti dava le coperte perché non patissi il freddo e rischiava di farsi bruciare ed uccidere pur di darti assistenza... a noi... sulla zona questo era il periodo, principio più... come si dice metteva giù le basi di quello che era il movimento partigiano. Fatti i primi gruppi la zona ha istituito i comandi regionali, provinciali, di zona, e abbiamo cominciato a formare prima i distaccamenti delle squadre, poi i battaglioni, brigate, divisioni e zone... periodi... zone più larghe cioè come tutto il Veneto; avevamo il comitato veneto, avevamo il Friuli ed ogni zona praticava quel tipo... ma poi abbiamo cominciato a spezzare le formazioni, i gruppi, tipo un distaccamento, spostarsi sempre sul limite di 20-30 Km da zona e zona, tutte le notti non stavi fermo su un posto, la notte lasciare la "cuccia calda", non potevi pericolo, sempre su e giù; in principio avevamo cominciato con le biciclette; sulla zona del Friuli con le motociclette, ma non andava bene, bisognava andare a piedi in linea, 20 m uno dall’altro e camminare sempre in mezzo ai solchi della campagna, verso gli argini, sulle strade a volte di campagna e mai fuori... abbiamo cominciato a lavorare sulle strade ecco perché vi spiego: strada principale erano la Triestina, la Pontebana, due traffici di strada che andavano dalla Jugoslavia all’Austria, con traffico militare e trasporti pesanti; poi c’era la ferrovia, Mestre, Trieste, Jugoslavia, Austria e la Mestre Treviso, Udine e Tarvisio. Là si picchiava forte, basta dire che da Venezia il compartimento delle ferrovie ci telefona attraverso il posto adatto che c’erano i tedeschi che portavano via tutto il campo di aviazione dall’Alitalia, con motori, con tutto, apparecchi e materiale; li abbiamo fermati sulle due linee che c’erano a Portogruaro, è servito il Tagliamento, li abbiamo bloccati e dato fuoco ma c’erano anche 8-10 vagoni che... di benzolo a fusti e il fuoco ha sciolto anche le rotaie da tanto calore...; dopo un altro treno, fatto camminare su un altro... tutti e due assieme a tutta velocità portarli via...; un’altra volta invece ci telefonano da Trieste e allora assieme ad altre formazioni, che non era la mia sola, blocchiamo, data la lontananza, sarà stato 50 vagoni di tutte munizioni che andavano al fronte, munizioni...! erano fino al 381 calibro... bombe, lanci, sul cannone e tutte le... voi non lo potete sapere... quelle fascine di balistite in plastica, bacchette erano quelle che... polvere a raggio per mandare... cosa facciamo? dove le buttiamo? 50 vagoni di roba... niente abbiamo preso un pagliaio, abbiamo sciolto tutta la paglia per il raggio di 3 Km, la balistite qui... e abbiamo dato fuoco: fino alle 8 della sera scoppiava tutto, tutto è partito... la gente suonava le campane, erano convinti che erano sbarcati gli americani a Caorle, questo per dirvi...; sulla zona poi le squadre hanno iniziato a battere sulle strade, attacchi, perché alla mattina si andava a prendersi il posto più adatto perché abbiamo imparato uno sbaglio che è successo non a noi ma ad un’altra formazione; attaccavamo la strada: se c’era la colonna facevano finta di scappare, invece si allargavano per cercare di girarti attorno e bloccarti; allora attaccato ci tiravamo indietro di un Km in modo che loro chiudevano, ma chiudevano il vuoto perché noi eravamo dietro; in una zona... non è che noi abbiamo esagerato, come decantano il movimento partigiano. Prima di tutto c’era una disciplina per il rapporto con la popolazione, con le persone, con l'approfittare perché avevi le armi magari e non avevi esperienza, l’ora di politica che si faceva tutti i giorni era importata... cioè, improntata sulla spiegazione dell’attività, del problema del domani, di quello che poteva venir fuori dopo la fine della guerra questo... dopo... ci spostavamo, non avevamo telefoni, niente, noi avevamo le staffette, le staffette... poteva essere un ragazzo, una donna o un vecchio, chiunque sia, che ogni sera, ogni giorno, entro le 24 ore mandavamo il biglietto del resoconto della giornata al comando; prima non era brigata, ma sempre era brigata, e in più dopo gli altri ai comandi superiori e si andava avanti così che ... la difficoltà per noi era in pianura, e infatti abbiamo avuto, tra Motta di Livenza e vicino a Portogruaro 20000 persone che rastrellavano la nostra zona in pianura; infatti il comando in Iugoslavia ha domandato come siamo riusciti a sopravvivere in pianura su quella zona; perché la zona nostra sembrava... era più pericolosa perché il nazionalismo fascista era tutto spostato verso Trieste, tutta la zona... e là premevano gli uni ed anche gli sloveni di là i nazionalisti dalla parte di là, allora quando parlano di Gladio: non è nata dopo la guerra, durante la resistenza è nata come i fatti del Porzus... anche sulla mia zona i comandanti che la pensavano come me sono stati in buona fede presi da altri che si spacciavano da partigiani e li facevano fuori; cioè eliminavano gli elementi che pensavano alla sinistra, anche dalla resistenza, là era il periodo... allora come facevamo a sopravvivere solamente; sulle zone... noi avevamo progettato certe zone più alte dove l’acqua non veniva a... dei bunker come questa stanza, 3 metri fonda, tavole, lamiere, terra e sopra seminato, dietro un fosso, un arbusto, c’era la botola "che andavi dentro", andavi dentro e allora cosa succedeva? Uno doveva restar fuori, perché se il rastrellamento con i cani lupi... camminava... c’era... a quel tempo si faceva... fatica ad avere dell’ammoniaca, si spruzzava un po’ di ammoniaca... allora il cane... se provate, chi ha cani, buttarne un poca... sente... si irrita le narici e va via, non chiama, questo per quanto riguarda nascondersi; avevamo anche la possibilità nelle nostre zone tutte piene di canaletti, di fossi, di alghe, allora un pezzo di tubo di gomma sempre di scorta, caso mai, prima era difficile tenerlo, ma poi piano piano, imparato, se era pericolo andavi sotto acqua e ti mettevi sotto un palo di esca, i pali... e stavi sotto là; quel periodo... che poi questo è servito anche ai vietnamiti: quando i francesi e poi gli americani camminavano sulle strade... il prato era un lago di acqua con tutti rami di pioppi, ma non erano piantati; sotto l’acqua c’era mezzo metro, c’era il vietnamita con il tubo con la..., come si dice, la piantina di pioppo e allora... dopo c’era un problema: in pianura camminare per le campagne tutte le famiglie avevano i cani, allora passando "bubu bubu" e allora ti fermavi e non abbaiavano più neanche i cani e allora c’era il pericolo che ti individuassero e allora cosa facevi? Alle dieci della sera, con un volantino, erano pregate di tenere i cani chiusi fino alle quattro del mattino dopo e questo era un periodo; cioè su una zona si camminava, era importante perché alla sinistra Tagliamento c’era il pericolo, con qualche scontro, adesso si paga ancora la propaganda, ma noi sulla zona avevamo stabilito che nessuno poteva venire sulla zona, da noi c’era la formazione doveva avvisare, domandare il permesso, veniva alloggiato, acquartierato sulla zona, se c’era un problema da andare a controllare si andava assieme presenti, in maniera che nessuno potesse cioè approfittare di imporre la mentalità, la disciplina che aveva magari un’altra formazione, ognuno stava alle sue regole. Questo era il periodo.

    Mi può spiegare meglio la zona in cui vi rifugiavate...

    Allora in principio, il nucleo, il distaccamento poi il battaglione eravamo sotto l’Ippolito Nievo B, sarebbero due brigate della divisione Badotti, Pordenone, Piancavallo. Allora la... Ippolito Nievo A era in montagna, la B era in pianura; facevamo parte anche tutti noi, della zona mia, tra Arano Veretro, Pra Maggiore, Portogruaro, tutta quella fascia e da lassù fino al mare; poi dopo col comando è diventata la brigata Venezia e allora siamo passati sotto il comando del comitato della provincia di Venezia; ma la nostra operazione era tra Azzano X vicino a Pordenone, Motta di Livenza, ma anche là c’era una buona formazione, Portogruaro, Concordia, Sestino di Livenza e tutta la zona fino al mare.

    Che rapporto c’era tra le varie brigate, so che ce n’erano di vario tipo...

    Prima non erano brigate come i battaglioni liberati erano pellegrini di Sestino. Noi eravamo battaglione ma poi dato che è diventato il regolamento brigata doveva avere 200 tra patrioti e partigiani combattenti, lo stesso le altre formazioni e allora si sono portati ai nobili caduti, impiccati, 4 brigate su una zona eravamo lo stesso sia in collaborazione sia in principio per esempio ad Azzano X al primo raduno dell’AIBA cioè del raduno delle bestie, mucche, bestiame. Abbiamo bloccato tutto il paese, abbiamo preso i tedeschi, disarmati e mandati via e i contadini sono andati a portarsi a casa tutte le bestie che erano stati obbligati a portare in piazza perché li portavano via con i camion i tedeschi; poi però noi abbiamo messo una clausola: quando dovevano portare all’ammasso le bestie, le prendevamo noi, ma non noi nel senso... prendevamo l’autorità del paese, prendevamo un macellaio e in base alla popolazione dei nuclei familiari, uccidevano due animali, la popolazione... veniva distribuita la carne, il vino, la roba, in base alle persone della famiglia e venivano distribuite e pagate non da borsa nera come c’erano gli speculatori, ma a quello che era il prezzo del calmiere e si andava avanti così. Avevamo un rapporto completo con tutti, coi preti, coi medici, insomma, siamo andati abbastanza bene come attività... per esempio: dopo pranzo vicino a Portogruaro, Sanstino, c’è una squadra dell’IBE passa una colonna, saranno state 8-10 macchine, 2 motociclisti, e aprono il fuoco e una macchina colpisce l’autista e va a sbattere su un platano, erano tutti platani dietro, senonché pronto soccorso poi scacciamo il personale e arriva a Trieste. Il Piccolo, il giornale di Trieste, non sapendo niente di come era la trama, mette fuori l’articolo il giorno dopo e che cosa viene fuori? Che quello che è andato a sbattere sul platano era un capitano delle brigate nere, ma era anche comandante della brigata partigiana, intrufolato dentro, solo che il giornale parla, vedono la fotografia e dicono "questo qua è quello che già da mesi cercavano di saper come, dove, tutto"; parte il GAP, sarebbe il gruppo d’assalto di Monfalcone, va all’ospedale a Trieste, lo liquidano, poveretto ha dovuto subire anche il poliziotto e la mamma che era seduta al fianco sul letto, cosa stai là... arrivi dentro, apri, via... questo è successo tante volte. Comunque combattimenti, cose sono sempre... osate e cosa volevo dire? Arriviamo a Portogruaro, alla liberazione, non abbiamo fatto vendetta di nessuno, ancora oggi delle volte mi gridano addosso "colpa tua! sono ancora là i fascisti a Portogruaro!" e allora "scusate, dovevamo fare come facevano loro? Finita la guerra, non avevano armi, erano imprigionati, cosa vado ad ucciderli... li ho passati in mano... quelli dell’esercito andavano in Algeria prigionieri e quelli che avevano denunce, fatti, andavano alla magistratura. Dopo quella storia là, amnistia di Togliatti e tutti i magistrati fascisti, li hanno mollati tutti; questo è il problema, ma c’è un altro problema, che adesso mi veniva in mente e mi è scappato... e ma adesso mi viene... aspetta che bevo....Arrivato agli alleati, mi sembra di diventare solo sul trespolo del municipio, generali, colonnelli, tutti nascosti, chiamati quando avevo bisogno, mi hanno detto che loro erano capaci di fare la guerra di Libia, ma le imboscate, la guerriglia non la facevano, erano già pronti in divisa per andare a comandare le loro; ho chiamato i miei uomini gruppo Garibaldi, ho detto "portali giù, spogliali, e portali a casa, via a Portogruaro"; gli alleati e il primo governatore, bravo, la cerimonia e mi avevano proposto la medaglia d’oro; dopo vi spiego il fatto delle elezioni del ‘48, ma questa è una roba che è venuta dopo durante la campagna elettorale che non ha niente a che vedere con questa cosa; allora cosa andavo dicendo?... non mi ricordo più... sì di tanti fatti... guarda avevo un altro bel particolare... ah! Quando sono rimasto ferito nel 18 novembre del ‘44, un colpo di moschetto mi ha portato via tutto e la trachea, qui veniva fuori come quando ammazzi il maiale... c’era anche il comandante di zona che è venuto a trovarmi in ospedale e allora pronti per portarmi tra Iesolo e Caorle che qualche volta veniva su o la motocorvetta o il sommergibile, perché sulla zona quando cascava qualche apparecchio, qualche personaggio o documenti che servivano, con la barca i pescatori li trasportavano e andavano via e dovevo andare via anch’io; senonché per un contrattempo, di un bombardamento sul ponte, hanno rimandato di una giornata e alla mattina dopo alle 8, c’era anche mia moglie, l’ospedale... mi vedo circondato l’ospedale, bloccano l’ospedale, io intanto mi giudicano ferito, mi hanno preparato i documenti da ferroviere, dove è successo il fatto io ero di passaggio e mi sono trovato in mezzo alla sparatoria, l’hanno bevuta! Nel senso... perché a Bressaglia hanno impiccato 9 persone, e io... sapevano... ma non sapevano chi erano i responsabili della zona e del lavoro no... in ultima, in ultima che mi avevano portato vicino a Pordenone e allora mi hanno interrogato e fortuna vuole che quel distaccamento di tedeschi e italiani che erano assieme... c’era un tenente austriaco e quando mi hanno portato giù dove c’era la caldaia col carbone c’era un cancello di ferro mi hanno messo dentro là, parla in tedesco all’interprete e dice "ha detto il tenente se hai bisogno di una coperta" ... e di fatti... invece subito quello... si vede che prevedeva... e che anche era stato da altre parti aveva collaborato... era a contatto con i nostri sulla zona e difatti mi domandava anche adesso come mai non mi hanno impiccato, e allora perché non mi hanno impiccato perché il prete di Praves Domini, che era il responsabile del Comitato di Liberazione... a Natale i tedeschi erano soliti far festa grande e mi dovevano impiccare senonché diceva "scusate: facciamo festa, siamo in allegria, questo è ferito, mettetelo... aggiustatelo... guaritelo e dopo decidete se ha delle colpe" ed intanto è passato il tempo. Passato il tempo anche troppo perché con me c’era un altro, che era il figlio del sindaco, lo mettono là con me, alla mattina prima sento che trema, lo vedo tutto spaventato, sentiva le urla e dico "guarda che sono i cani che abbaiano" cosa volete che gli dicessi? Me lo portano giù dopo pranzo, spaccato... una polpetta... passano un po’ di giorni, si rimette un pochino, gli dico "sta attento, qua..." non era una caserma, sotto gli scantinati eravamo noi ma sopra era una scuola che era adibita a caserma per loro, quando avevamo bisogno di andare al gabinetto si bussava, venivano e mi accompagnavano al gabinetto. Io sempre tutti i giorni andavo sull’ultima porta, che la porta dentro al gabinetto c’era il balcone con la finestra che dava su... a tre metri, con i reticolati, sentinella da dietro, gli dico insomma "sai... possiamo farci portare al gabinetto, se vuoi blocchiamo ‘il crucco’...e se no...", si mette a piangere, a tremare, a dire "ma sei matto! ma non pensi che ci ammazzano!" "hai ragione" cosa vuoi che gli dica. Passano... altri 8 giorni, una mattina sento una macchina... un camion in moto, arriva un maresciallo friulano che era con loro e dice "vestiti che devi partire". Ma il giorno prima eravamo io, il ragazzo e un comandante di un battaglione sloveno; l’interprete era un veneziano, mezzo ubriaco sempre e dice "uno di questi giorni devono impiccare un capitano"; comandante di battaglione io, comandante di battaglione lui, chi sarà il capitano? Sto zitto, buono, conclusione... ho detto "mi fa accompagnare che vado a darmi una sciacquata al gabinetto?" Chiama il tedesco col tambu sulle spalle e io ai gabinetti... i gabinetti erano 5, 6, c’erano i lavabo di zinco: apri l’acqua fa rumore, ma io parto subito verso l’ultimo, dove c’era la finestra cosa sto a lavarmi cosa, apro la finestra, facevo fatica perché ero ancora tutto aperto qua, mi arrampico, mi butto giù, la sentinella sente il tonfo "chi va là!?" sparano un razzo, era come il sole. Conclusione riesco a buttarmi sotto i reticolati e vicino ai reticolati c’era un lavatoio comunale, alto di cemento, è arrivata la raffica ma io ero già dietro... scalzo, parto attraverso la strada e i campi, neve; sulla ferrovia, da un paese ad un altro avevano... come si dice... raccordato i telefoni, ma erano per terra dietro la ferrovia... cosa faccio? Tiro il cavo che era molle, un sasso sulla rotaia e glielo taglio convinto di fare prima di loro e invece caro mio arrivo attraverso un posto vicino al fiume Roncon... non ho ammoniaca, non ho niente però ogni tanto sul fiume da noi c’è il pass, una barca piatta, mi sono messo dentro, gongolato dall’acqua che andava piano sono andato avanti 2 Km, ho fatto in modo che affondasse a pelo, raso... intanto perdono tempo per trovare anche se hanno i cani, perdono un po’ le tracce no... e arrivo vicino tra mio zio ed altri della mia famiglia, c’è anche il buncher là ma non ho tempo di andare a prendere... parto e dopo due giorni torno su e mi metto in contatto subito con la formazione per preparare e vado sotto il buncher, bello tranquillo, sai che caldo di notte, sotto! non serviva riscaldamento! Mi alzavo alle due di notte, con due bei cani, il mio mitra e bombe e ogni tanto due tre ore di aria a respirare e dopo andavo sotto. Di giorno cosa facevo? Era lontano per portarmi i fili della luce ed anche pericoloso e allora mi ero fatto portare delle candele, sotto ho fatto un tassello grande e sul tassello mettevo la candela, la accendevo e leggevo; senonché la candela batteva sotto le radici di un alberello, sarà il caldo mio, sarà la candela, la gente a 300 metri passava e si chiamava perché gli alberi erano tutti ancora senza foglie e quello le aveva tutte... tutto fiorito... Dopo dovevo scontrarmi con gli inglesi, un’altra volta con gli slavi e dopo in ultima con i carabinieri... sempre in guerra...

    Il paese in cui era stato ricoverato quando era ferito... dove poi è andato a nascondersi.

    A Motta di Livenza l’ospedale e dopo mi sono nascosto sempre nel Comune di Pra Maggiore.

    Se la sente di raccontarci un po’ l’episodio in cui lei si è ferito, cioè, come è avvenuto...

    Sulla zona... è stato anche un imprevisto, sulla zona tra... la ferrovia... tra Portogruaro e Motta di Livenza. Era quasi buio, cioè la sparatoria non si poteva intravedere... io mi sono spostato invece gli altri si sono spostati in un’altra maniera e là il fuoco al buio... mi son trovato, mi hanno portato con un carretto con la paglia all’ospedale e subito mi hanno operato e dopo... dopo il medico dei tedeschi mi ha medicato, curato, ma alla sua maniera perché poteva salvarmi e quando sono scappato avevo ancora le ferite con le garze la roba è andata avanti mesi quella situazione là che era così, adesso…

    Si ricorda che data era, che periodo era?

    Tra l’ultimo... sono scappato il 26 febbraio del ‘45, mi hanno tenuto due mesi... così ... dal ministero mi hanno mandato il grado di capitano che mi spettava e quel fatto della campagna elettorale ho perso anche la medaglia d’oro. Sono invalido di guerra, pensionato...

    Come si immaginava in quegli anni in cui combatteva, come cercava, come si immaginava...

    Beh, sono del ‘22, avevo 22, 23 anni, 22, c’era un altro entusiasmo, un altro modo... anche convinto della vita, del modo in cui il mondo doveva cambiare. Invece dopo subito ci siamo visti organizzare il battaglione mobile della celere di Padova, quello dei carabinieri, e mi arriva il tenente dei carabinieri a Portogruaro che era un tenente della guardia repubblicana di Verona, insomma tutti i posti chiave di responsabilità erano tutti fascisti tutti loro, e allora non era della Gladio rossa che avevano paura, erano loro che pian pianino volevano portarti a quello a cui siamo arrivati adesso, capito? Ma come problema era già subito... ma anche il comandante della Pellegrini era di Gladio, il prete di ... il resto è Gladio, il tenente delle brigate nere figlio di quello del macello di Portogruaro avevano le armi nascoste dappertutto, erano gli ufficiali della Folgore che li rifornivano dappertutto e noi in principio... passavamo.... le novità ai carabinieri, non sequestravano le armi, le facevano spostare e allora noi le portavamo via, non le davamo a loro e di fatti, a Portogruaro, sotto lo scantinato del campo sportivo c’erano le armi della Gladio, del tenente delle brigate nere, dappertutto così.

    In che anni?

    Subito, subito... tutto fin dal ‘48, dal ‘46 con la repubblica monarchia erano già pronti... eh... perché io facevo parte del CAR, sarebbe stato il ramo militare del PC, e allora il compito: conoscere sul paese quali forze militari: finanza, carabinieri, polizia, esercito, che rapporti con i partiti politici, era nato il SAM, SAM sarebbe la squadra di Mussolini, chi finanziava il movimento che dopo è diventato MIS e allora, sulla zona tutto il movimento che spostava sempre verso Trieste era tutto buttato là ed era pericoloso, là lavoravi, eri sempre all’erta fuori, così... Ho dovuto stare quasi due mesi da latitante contro il governatore inglese, perché, a parte che era una scusa, è arrivato un reverendo e ha visto tutti i muri con falce e martello, chiama poliziotti, carabinieri e i pompieri e cancella tutto, arrivo a mezzogiorno e vedo tutto cancellato, falle più alte. E allora c’era una festa alla sera, caro mio, ha cominciato a rompere, ci siamo presi a pugni. Carabinieri come le SS che mi cercavano, e dopo con due ufficiali americani che hanno visto la scena, mia moglie che è andata a Venezia con una signora a spiegare al comando americano... ho detto "se entro 48 ore non mandate via il governatore, lo aspetto dietro la strada e ‘lo faccio’". E difatti è arrivato... faceva il governatore a San Donà, a Portogruaro e a Latisana, passava con la macchina, Venezia mi raccomandava, aveva i razzi russi in porto, tira su il carrello, data la sventagliata, è partito verso la sera, era già trasferito in Austria... il governatore, e così...

    Di preciso in che data?

    Subito nel ‘45, verso agosto, periodo delle angurie e.... dopo battaglie sindacali, braccianti agricoli... mezzadri... era una battaglia importante anche quella perché subito là son piombati i battaglioni di Momoli, era dura, e allora dovevano venire a patti i grossi proprietari, noi si cercava di sviluppare invece là c’era tutto bracciantato, non c’erano fabbriche, c’era solo due mesi tre mesi di lavoro poi eri allo sbando, anche perché... vero tra parentesi, la scia viscosa a Cervignano... a Cervignano i fascisti di Udine e quelli di Venezia erano in guerra perché i grossi proprietari terrieri la scia viscosa doveva venire fuori dalle paludi di Sanstino senonché la preoccupazione di tutti i grossi proprietari era anche che dopo non avevano più braccianti agricoli da andar a zappar la bieta, il frumento... insomma a lavorare e allora l’hanno spostata verso Cervignano e hanno massacrato tutta la zona. Dopo hanno cominciato la legge in uso e dopo il noto De Gasperi e in conclusione prima hanno cercato alla buona e dopo hanno cominciato a dare disdette e a fare la guerra e la zona è rimasta in mano a loro, hanno accontentato con mezzo ettaro la casa vecchia ed è rimasto ai grossi proprietari il 90% del fondo come le fabbriche la Miralanza, la Mira, che da 5000 che erano sono pochi però fanno 10 volte la produzione che facevano una volta, il rapporto, come da Marzotto, 113 mezzadri la mezzadria adesso invece il 90% della terra è là che produce e non ha più la mezzadria cioè il capitale, il plus valore, è andato in mano e sempre più grosso a loro ecco il problema.

    C'è un episodio a cui lei ha fatto riferimento nel ‘48... Se la sente di parlare?

    Eh ma... sì. C’era prima... c’era un clima da noi e allora...quando si parla di Gladio... non è nata nel ‘48, ‘49, ‘50... è nato durante la resistenza; io tutti i giorni venivo a casa da Portogruaro e avevo un amico e anche di famiglia amico, professore democristiano ma insomma non era... "Angelo, aspettami che andiamo a casa assieme" senonché mi dice, mi spiega di stare attento "se vieni via da una parte quando torni cerca di andare dove non ti individuano" senonché... senonché...

    Signor Angelo volevo chiederle: nel ‘48 c’è stato un episodio che ha un po’ segnato la sua vita...

    Si, allora: torniamo indietro nel tempo. Subito finita la guerra in tutta Italia, chi aveva miliardi, cercava di accapparrarti posti di lavoro e capita anche a me. Un signore che per me, io ero un ragazzetto, era come un papà, pieno di soldi, un affarista però mi ha sempre dato una mano. Senonché un giorno mi dice "Angelo domenica ho bisogno di portarti in un posto, che ci sono delle persone che vogliono conoscerti", ecco... senonché alla domenica mi portano in un posto: là c’è il vescovo, il capitano dei carabinieri, tutta la schiuma del Veneto, a pranzo, colonnello, Tizio, Caio "qua abbiamo un giovane che ha fatto per noi quello che noi non abbiamo potuto fare e non voluto fare uno di noi; e dovremmo capire di aiutarlo di metterlo in condizioni di cambiar vita". Prima c’era... volevano darmi una valle in gestione, perché scadeva l’affitto di un conte, l’altro voleva propormi di mandarmi in Svizzera a rappresentare una casa... della lana... ascolto, ringrazio e gli dico "state attenti, io vi ringrazio, se vi fa piacere aiutare chi ha bisogno, non perché io non abbia bisogno, però io sono di questa maniera; durante... che ero ragazzetto che camminavo, facevo l’ambulante, andavo sulle famiglie e i contadini mi chiamavano anche se era ora di pranzo, mi portavano dentro e mi sedevano a capo tavola e mi davano un piatto di fagioli o una fetta di polenta; voi le ville con i cani lupi, non potevo neanche avvicinarmi, oppure non potevo neanche passare per le proprietà vostre perché avevate messo le sbarre e i guardiani mi bloccavano ché non potevano farmi andare dove avevo bisogno... vi ringrazio... e durante la resistenza...

    Durante la resistenza... durante la resistenza... nelle vostre ville avevate i tedeschi e le brigate nere, mentre i contadini rischiavano la vita, di farsi bruciare le case, mi davano una coperta e da mangiare col pericolo che venivano distrutti anche loro, perciò io vi ringrazio", quasi finito che un personaggio mi dice "vai di là che il tizio ti deve parlare" vado di là c’era un tavolo con un cofanetto di mogano erano le prime 5-10 mila lire a pacchetti, incomincia a voler intascarmene... di darmi soldi "no grazie"; quello che mi aveva portato là, quando andiamo via per la strada si ferma, io avevo il porto d’armi dice "quanto ti ha dato?" "che cosa mi ha dato?" "ma sei matto? si da un morso alla mano... ma butti via l’avvenire tuo", potevo essere miliardario io là, "metti in moto senò ti butto giù subito" e sono andato via. Allora quel professore amico che venivamo a casa assieme, che doveva parlarmi, mi aveva accennato al pericolo di quello che c’era in giro, che si stava organizzando sulla zona; insomma durante la campagna elettorale con quelli di Venezia con un furgone con le macchine del CIDUA per far campagna elettorale sui paesi che erano più bisognosi e mi dice "alle tre ci troviamo"; senonché a mezzogiorno io ero andato in caserma dei carabinieri perché alla casa del popolo avevamo la licenza per lo spaccio di bibite e roba... non mi dice niente nessuno, non è arrivata la licenza, "se c’è ti chiamo" mi dice uno dei carabinieri; alle tre meno cinque viene un carabiniere bianco come un morto tutto tremante dice "guarda che ti vuole un signore" mi giro vedo che viene avanti uno dalla porta e dice "chi è quello che tanto insiste a non venire?" "ma scusi chi è lei?" "dopo te lo dico io chi sono"; il carabiniere... questo... "dove andiamo in caserma?" vado fuori e mi indirizzo verso la caserma dei carabinieri, però a 50 metri c’è la casa del popolo, e a altri 50 metri c’è la caserma; mi dice "no, di qua" mi vuole far andare da un’altra parte... io mi ricordo "la mezza sonada" del personaggio "come, non andiamo in caserma?" se c’é motivo, qui e là, mi portano dentro se devo pagare qualcosa, pago e se no niente, invece hanno giocato sull’equivoco, era un maresciallo del SIM di Udine mandato apposta; cammino e faccio 100 e passa metri, quando sono vicino alla stretta li batto tutti e due assieme e parto. Mi corrono dietro con la pistola, c’è una donna al banco della frutta urlare e vede questi due con la pistola, ma io la avevo ancora qua, mi giro, quando mi giro mi colpiscono, qua, fuori di qua, mi esce il sangue, mi piego un pochino, e distribuisco tutti i colpi della pistola. Cascano tutti e due per terra, riesco a sganciarmi, vado in Iugoslavia, subito "il bandito Ten". Testimonianze che dopo non sono neanche regolari; in quel tempo là la magistratura... era già fatta la condanna prima che io andassi a scontrarmi con i carabinieri; perché se accettavo di andare con i padroni allora andava bene, ero ben visto "foraggiato" ed andava bene così, invece io... nelle campagne della zona la gente mi vuole bene, sarà qualche fascista, ma anche quelli, non sono stati tanto contrari, perché non hanno pianto il 25 aprile, noi sì abbiamo pianto ma loro no. Conclusione, c’è il periodo di Tito col copriform in Iugoslavia, mi arrestano, avevo un cugino comandante di un battaglione in Iugoslavia e io ero... lavoravo in un cantiere navale; volete sapere del copriform? Perché là avevano cominciato ad organizzarsi a trovare una betolina affondata, i foglietti della propaganda sono dove battono l’orario del lavoro, insomma mi prendono: uno, quando sono entrato in Iugoslavia alla sera si facevano le assemblee, e mi ha detto "come mai? Adesso in Italia siete tutti comunisti?" ho detto "Ma tu di dove sei?" "Io sono di Pola" "E eri marinaio con me a Rovigo, sotto lo Stato Italiano Fascista". E dopo in Iugoslavia erano tutti comunisti? I cetnici, i belavardisti e i mussulmani, chi erano? Erano là che lavoravano, Micaiovic, non era partigiano e dopo è andato con i tedeschi? Tutti... e tu adesso vai con la macchina americana, invece di ricordarti che abbiamo lavorato tutti assieme per questa situazione". Niente! Mi prendono, mi portano in carcere, vogliono sapere del copriform da me. Io non sono iscritto a nessun movimento, sono ospite politico, e di fatti avevamo paura per il reato, altrimenti ti portavano al confine, ti davano due colpi e dicevano questo è un fuggiasco che è scappato e vai e invece ho travato un capi... maresc... un maggiore slovenoo che sapeva chi ero e allora... ma mi sono dovuto buttare fuori dal balcone dalla villa e scappare e arrivare il Italia che dopo... dopo... quasi un mese e mezzo mi hanno bloccato come uno sciocco. Allora vengono i giudici "lei è imputato di duplice omicidio, porto d’armi..." "no! ho il permesso, il porto d’armi" " e di tentata rapina" cioè la rapina di 3500 lire loro... invece hanno giocato sul gioco "ma scusate, io sono stato minacciato", se quello diceva quello che mi aveva detto, mi salvavo...lui ha detto che non ha mai parlato con me; però... però i giudici... dico "ma scusatemi perché ha voluto portarmi in giro per Portogruaro quando avevo 100 metri per andare in caserma?", e il giudice mi ha detto "perché lei doveva passare davanti alla casa del popolo ed era pericolo che lo facessero portare in caserma" "ma come? Se avevate l’allarme di quello che era successo secondo voi, perché non mandavate fuori tre quattro carabinieri... avete messo fuori la mitraglia... dopo non potevate venire in due tre... alzavo le mani, mi portavate dentro: se ero responsabile pagavo e se no... avete tentato di farmi fare due chilometri tutto attorno al paese: là c’era il pericolo e di fatti è venuto fuori che avete giocato sull’equivoco, mi avete sparato addosso", e dopo anche alla ferita com’era, non ero io che avevo sparato per primo e loro a terra, perché da terra la ferita era dal basso all’alto invece io ce l’ho orizzontale, cioè ti puoi immaginare a quel periodo là i giudici e tutto quanto... capito...

    Ma in Iugoslavia come c’è arrivato?

    Allora mi hanno preparato il documento, mi hanno portato sopra a Gorizia e là una staffetta mi ha portato oltre il confine e sono arrivato a Verpollie, vicino a Vipacco, e là mi hanno tenuto una quarantina di giorni e dopo mi hanno destinato a Bazzia in albergo bello tranquillo e al cantiere navale a lavorare.

    Quindi l’hanno aiutata i suoi compagni partigiani di... a rifugiarsi...

    Il partito a quel tempo e dopo di là mi hanno assistito subito, ma sapevano già chi ero, perché quel maggiore che ho detto prima era quello che mi aveva domandato "come hai fatto tu e la tua brigata a sopravvivere in pianura?", ma no in quanto per la pianura quanto per quello che si era creato su una zona del nazionalismo fascista e anche quello sloveno hai capito?

    In Italia dalla Iugoslavia quando e come...

    Dopo un anno, dopo che mi avevano arrestato no... volevano sapere del copriform sono scappato anche là.

    E chi l’ha arrestata?

    La polizia losnam, loscnam era la polizia di quel tempo...

    Che periodo, cioè...

    Dal ‘48, dal marzo del ‘49

    Dall’Italia alla Iugoslavia e poi è tornato quando?

    E qua la mattina che... perché era 8 giorni che ero su un posto un po’ disturbato perché da Latisana venivano due inglesi mi passavano dall’Austria in Cecoslovacchia e invece ho rimandato per il lunedì e invece alla mattina sono arrivati in due... in quattro carabinieri e io potevo stare sopra a dove ero e invece io pensavo venissero per me, venivano per il figlio che era la staffetta mia che era emigrato in Argentina. Se io stavo fermo... niente.

    Quindi questo suo ritorno in Italia cosa le ha comportato?

    Niente sono tornato con la mia famiglia, con mia moglie e dopo mi hanno fatto fare 22 anni, non uno... ho beneficiato di 8 anni di condoni, sono tornato libero, mi hanno messo a lavorare in Comune e ho fatto sempre attività politica nell’AMPI sempre così...

    In Iugoslavia come sono arrivati a prenderla? Quindi è stato lo Stato Italiano che ha...

    No no no, mi hanno preso gli slavi per sapere del Copriform, perché secondo loro siccome il marito di mia cugina e l’altro mio cugino comandante di un battaglione erano segnalati che erano contro Tito no... cioè dopo il fatto del Copriform, tutto là... e dopo aveva ragione Tito perché metti allo sbaraglio il mondo e dopo vai a domandargli scusa e dire che aveva ragione... in parte aveva ragione, e infatti ha insegnato a tutti come muoversi, come comportarsi... e là gli sbagli si pagano, e io crudo, come esperienze di cosaa a vent’anni?, 22, 23... e dopo a quel tempo eravamo pompati, cosa... Là in montagna con uno di Genova che dice "ma compagni ma voi scherzate, pensate che Stalin come Napoleone col cappotto...; va via... e ci chiediamo "ma è un infiltrato questo?" guarda che mentalità... e lui invece, vecchio combattente antifascista aveva visto lontano c’era il periodo che dopo viene fuori anche il libro quando Stalin era in collegio che faceva le rapine con i quattro cavalli e... la carrozza. Niente ciò...

    Quindi lei vuole sottolineare il fatto che eravate comunisti ma era difficile non avere, come dire, una visione... una visione poco elastica...

    Si... no... anche perché eravamo all’inizio noi, come grosso movimento, avevamo i Togliatti i Paietta e tutti però erano pochi rispetto quello che era... e dopo anche loro erano legati a quella attività che non era solo in Europa, era in tutto il mondo e quando Lenin diceva... aveva ragione... invece hanno sfasciato tutto capisce... cosa vuoi... e l’abbiamo pagata... ma scusa è semplice: come si è sciolto il comunismo senza una rivoluzione, senza una guerra civile? C’era ... perché dopo il problema... non è stato Woityla o gli americani. Gli americani con la guerra fredda hanno fatto il patto atlantico, gli altri hanno fatto il patto di Varsavia, e allora invece che far case o da mangiare cominciano a fare missili, cannoni ed andare sulla luna... a tiro lungo, a tiro lungo la si paga... si paga, la NATO è ancora qua come potenza e gli altri pian piano... ma come: hanno fermato la battaglia in Vietnam e dopo tu vai in Afganistan... e dopo c’è una ragione, ma non era quella la maniera... e dopo ‘56 ... tutto il movimento... ma sai che i giorni che avevano in mano la popolazione hanno impiccato 20000 comunisti, sugli alberi di Budapest? E allora tutta la crema delle SS, del nazismo... perché sono ancora in giro e prima di finire la guerra hanno fatto il patto... sono in giro secondo loro sognano ancora, lavorano... perché quello era il periodo di sganciarsi e di avere la possibilità di pian piano ... e di fatti quelle frange in Italia in Germania in Inghilterra ed anche in America dappertutto... hanno ancora i soldi sai... E noi siamo andati in cerca della brigata nera sai delle volte poveretti, prendo uno della San Marco, della marina San Marco, e gli dico "di dove sei?" "Sono di San Donà" Era nel fiume... come si chiama... Piavon sulla baracchetta, quelli erano tutti... quelli ... gli davano un moschetto e una divisa, 18 franchi al giorno per sopravvivere, e gli altri sono diventati prefetti, generali, giudici... tutta la ciurma... si paga adesso...

    Senta, le chiedo una cosa un po’ delicata: negli anni che lei ha trascorso in prigione cosa ha maturato come convinzione politica?

    Sempre partito comunista però ecco: a parte Venezia ma a Porto Azzurro, là la prima volta mi hanno portato 40 metri sotto il mare per un mese per prova e dopo sono venuto su, e allora venivano a trovarmi deputati, la famiglia, avevo un rapporto continuo e allora mi davano i libri, mi arrivava il giornale, potevo comprarlo e allora venivano a controllarmi di notte o quando ero all’aria se avevo roba e non la davo agli altri detenuti e allora pian piano quando mi davano il libro, vado là, col pane si faceva la colla, si tirava via il titolo al libro, si portava un libro qualsiasi, quando avevo finito i tot libri dicevo "adesso se mi permettete io li porto di là e li metto nel magazzino" nel magazzino andavano i fasulli e quelli buoni restavano e dopo passavano per le celle e si faceva sempre un capannone dove si studiava e si leggeva sempre; dopo mi sono messo a lavorare in biblioteca e in farmacia... cineforum...

    Il carcere qual era?

    Il primo a Porto azzurro e dopo a Saluzzo, Saluzzo era bello: non c’erano celle senza gabinetto, lì c’erano materassi, letti a molle, gabinetti ed acqua corrente, campo sportivo, ispirava la vita solo mi mancava la libertà e la famiglia, arrivo e Rosina veniva sempre a trovarmi con la bambina...

    Ha un pensiero per... per i giovani per qualcuno che in qualche modo potrebbe sentire questa sua testimonianza? Qualcosa che vorrebbe lasciare?

    L’ho sempre fatto, per le scuole, per tutto... per le scuole sia medie a Dolo qua tutte le elementari, abbiamo fatto borse di studio, abbiamo fatto rappresentanza di raccontare la resistenza tutte le cose dappertutto... mostre, videocassette che dopo... la video cassetta ve la preparo e anche altre cose... ma dopo bisogna che me la restituiate io ho... adesso vi mostro la mostra vi preparo la roba, vi copiate quello che volete, la video cassetta potete riprodurla e anche i fratelli Cervi e dopo fate voi... aspetta... abbiamo finito?

    Tornando al periodo in cui lei era partigiano, come mai si chiamava Ten?

    Allora un giorno sulla zona avevamo una missione alleata, era inglese, era più carogna dei fascisti, perché alle brigate Garibaldi armi non si buttavano, volevano buttarle ma ci diceva "dopo mi devi render conto delle armi", "ma dai i numeri? In un combattimento in un rastrellamento può succedere di tutto, cosa devo rispondere delle armi che mi dai? Me le vado a conquistare io le armi, non aver paura..." ma a parte questo, l’interprete che c’è l’inglese, dice la parola ‘ten’ e dico "ma cosa vuol dire?" "dieci", e allora per stravaganza "mettimi nome Ten, perché io valgo per dieci." Era una battuta...

    Grazie.

    Niente.




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